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"L'Italia da salvare", oggi come ieri

L'articolo di Giangiacomo Schiavi sulla mostra di Renato Bazzoni


Attività FAI Il giornalista Giangiacomo Schiavi dalle pagine del "Corriere della Sera" riflette sulle battaglie civili di Renato Bazzoni in occasione della mostra alla Villa Reale di Monza "Conoscere e amare l'Italia", aperta al pubblico fino al 1° maggio.

La mostra "Conoscere e amare l'Italia", a Villa Reale di Monza fino al 1° maggio, sta avendo un grande successo di pubblico. Il giornalista del Corriere della Sera Giangiacomo Schiavi, ha dedicato a questo appuntamento un appassionato articolo, pubblicato dal quotidiano milanese l'11 aprile 2017 con il titolo "Ecco l'Italia da salvare dal degrado". Riportiamo qui di seguito la versione originale del testo.

Ecco l'Italia da salvare dal degrado

Italia da salvare. Non è solo un titolo. Non è solo una mostra. È un moto perpetuo, un impegno mai finito contro gli orrori e le devastazioni del paesaggio. È la battaglia civile di Renato Bazzoni, architetto, urbanista, docente, ambientalista, fotoreporter, antesignano delle grandi campagne di Italia Nostra e del FAI in difesa del patrimonio di bellezza che fa ricco il Belpaese. Ma è anche un articolo di giornale, in questo caso del Corriere della Sera e di Indro Montanelli, una scarica adrenalinica di indignazione contro il degrado dei centri storici, il forsennato disboscamento, la dilapidazione del verde, il saccheggio dei siti archeologici.

Guardi le foto, alla Villa Reale di Monza, che documentano lo scempio tollerato dall'incultura politica e da un'opinione pubblica distratta e leggi il commento del giornalista, che chiama alle armi un popolo senza nome che alimenta con la sua indifferenza l'inerzia di Stato, poi ti domandi: ma è materia di cinquant'anni fa o è ancora tutto attuale, sovrapponibile alle denunce dei nostri Stella e Rizzo sulla frenesia speculativa dal Nord al Sud, con le coste sempre a rischio, gli antichi monasteri che cadono a pezzi, l'edilizia selvaggia che deturpa i paesaggi,  i siti archeologici maltenuti e Venezia, come sempre, che muore?

Le immagini di Bazzoni hanno la potenza suggestiva del documento che per la prima volta mette i cittadini davanti ai disastri del dissesto ambientale. Per tre anni con i suoi collaboratori ha setacciato l'Italia compilando l'inventario degli sfregi e degli stupri. Il 7 aprile 1967, a Milano, si inaugura una mostra che diventerà storica. Di trentamila foto, ne sono rimaste quattrocento. Ma bastano e avanzano, scrive Montanelli, «per farci arrossire davanti a noi stessi e al mondo intero».
È un bellissimo giro d'Italia della vergogna, con  Italia Nostra e Touring raccolgono adesioni e commenti tra i 50 mila visitatori che irrompono nel mondo ancora elitario degli ambientalisti. La mostra milanese è uno choc, l'anno zero dell'ambientalismo, una scossa pedagogica che Alberto Saibene  ricostruisce in un libretto e un filmato che documentano l'avventura di Bazzoni con la nascita del FAI.  «Venne da me un giorno, mentre lavoravo per realizzare un grande bosco nel Parco Sud a Milano - ricorda Giulia Maria Crespi, presidente onorario - Mi disse: lei deve fondare il National Trust Italiano. Io ero indecisa, perplessa. Mi sembrava troppo visionario. Insistette tanto che mi arresi. Se non ci fosse stato Renato Bazzoni non ci sarebbe il FAI». Bisogna essere utopisti, un po' folli e un po' temerari per fare qualcosa di grande. Il FAI adesso è questo, qualcosa di grande davvero, migliaia di soci, un esercito di giovani contagiati dal morbo Bazzoni: generosità, entusiasmo, umanità e umiltà.

La tappa monzese dell'Italia da salvare ha un titolo nuovo: "Conoscere e amare l'Italia".  Anche in Brianza ci sono tesori da salvare, non solo capannoni industriali. «Cerchiamo di dare spunti e riflessioni su un territorio che molti conoscono soltanto per luoghi comuni» spiega il capo delegazione di Monza, Elena Colombo. «Conoscere, dice Andrea Carandini, presidente del FAI, è un passaggio fondamentale per conservare una memoria. L'assalto al paesaggio puo essere contrastato soltanto da una visione globale, culturale ed economica». Ma bisogna anche denunciare, accusare, far sapere, prendere posizione, coinvolgere cittadini e istituzioni. La banda Bazzoni, come amichevolvente diceva Giulia Maria Crespi, non aveva dubbi: con Fabio Insolera, Antonio Cederna, Pier Fausto Bagatti Valsecchi  e poi Alfredo Todisco ha stimolato, seminato, costruito qualcosa che resta. «Perche noi itaiani siamo cosi poca cosa nel presente, saremo ancora meno nel futuro, se non ci rendiamo conto del molto che fummo nel passato e non lo salviamo da chi cerca di distruggerlo». Montanelli docet.

Giangiacomo Schiavi
Corriere della Sera, 11 aprile 2017

Si ringrazia Giangiacomo Schiavi per la cortese autorizzazione alla pubblicazione

"CONOSCERE E AMARE L'ITALIA"
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venerdì 14 aprile 2017



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