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SENSO 80: ciò che c'era e non c'è più

Il progetto espositivo di Flavio Favelli per l'Albergo Diurno Venezia a Milano


Attività FAI Un'installazione site specific che prende ispirazione dall'affascinante spazio Art Déco nel sottosuolo milanese e ne restituisce suggestioni e impressioni. Echi nostalgici dei decenni passati, insegne, arredi, forme e colori che hanno ispirato a Flavio Favelli il progetto espositivo SENSO 80.

«La cosa più interessante del Diurno sono le sue insegne e le sue scritte più recenti, sparse qua e là: un adesivo su un vetro, qualche plasticone di agenzie di viaggi, le Ferrovie dello Stato, prodotti di bellezza e Coca Cola, oltre al caffè Hag. Sono tracce forse poco nobili rispetto al progetto originale degli anni Venti, ma il contrasto è forte, sono segni di vita vissuta veloce e moderna verso il nuovo, il tempo libero e la società dei consumi». Così Flavio Favelli, artista bolognese già presente alla Biennale di Venezia e nei principali musei d'arte contemporanea italiani, racconta come gli spazi e gli arredi dell'Albergo Diurno Venezia abbiano suggerito le immagini e le suggestioni che hanno dato vita a SENSO 80.

Il progetto espositivo, visitabile fino al 14 maggio, intende suggerire una lettura originale degli spazi e della storia dell'Albergo Diurno Venezia, attuando la ricostruzione – apparentemente formale ma in realtà concettuale – di parte degli arredi per restituire un'eco dell'identità e della vocazione di questo luogo. Il titolo stesso del progetto è volutamente evocativo: rimandando “ai sensi” intesi come valori fisici, è chiaro il rimando alla natura dell'Albergo Diurno Venezia, luogo dedicato alla cura della persona, una sorta di microcosmo, dove benessere – materiale e spirituale – e modernità erano indissolubilmente intrecciati. Alla definizione della mostra concorrono echi ed impressioni dagli anni '80, epoca del benessere economico e borghese e teatro della giovinezza dell'artista: «Sono cresciuto fra gli slogan della pubblicità, sempre liquidati con sufficienza, scontri generazionali e autoritarismi novecenteschi, il tutto condito da musei, pinacoteche, neon ministeriali», anni molto importanti per la sue esperienza e anni ambigui e di edonismo, di contraddizioni e conflitti.

Ispirato dalle immagini fotografiche originali del Diurno del 1920/30 e colpito dalla forza di questo spazio sotterraneo, Favelli crea un'installazione site specific, un percorso in relazione all'architettura e all'ambiente partendo dagli elementi originali.
In particolare, l'artista rimane colpito dal gruppo di arredi collocati nella parte centrale del Salone, oggi dispersi: si trattava di quattro corpi, sorta di isole con divani a forma circolare e di alcuni tavoli con sedie e lampade, per leggere, scrivere e conversare.  «Ho sempre avuto come riferimento i mobili, armadi, comò, tavoli, ribaltine, oltre ai pavimenti e pianciti, che danno con la loro presenza un senso di autorevolezza e andamento, custodi di un immaginario che narra incessantemente. Mobili che contengono una sorta di principio della conoscenza, fatti di incastri e lavorazioni commoventi». Decide così di ricostruire le isole-divanetti e i volumi originali con quattro installazioni, sculture in forme di assemblaggio e collage di vari materiali come mattonelle di graniglia, parti di mobilio e specchi: una reinterpretazione che dà vita a un'atmosfera sospesa e metafisica, “fedele” e insieme artificiale, una rilettura dei confini i cui due ambiti finiscono quasi per compenetrarsi.

Anche la luce diventa un tema importante. Percorso il vasto spazio del salone centrale, la statua bronzea di Igea, dea della salute, realizzata nel 1924 dallo scultore Luigi Fabris, introduce alla sezione delle Terme e alla seconda parte dell'ambientazione di Favelli. Qui l'artista ha allestito una serie di insegne luminose, le cui immagini, i colori, le grafie mischiate e sovrapposte risultano difficilmente comprensibili ma si manifestano come emblemi della civiltà del consumo, di cui l'Albergo Diurno è stato per decenni il palcoscenico. Elementi ed epoche diverse eppure conviventi, che testimoniano l'unicità di questo spazio, nato dalla sintesi tra passato e modernità.
«Le insegne, le réclame, le scritte pubbliche e gli slogan sono l'apice della cultura moderna che divora tutto, ma solo dopo averci fatto vedere intensi bagliori di luce e di cristallina bellezza e libertà».

"SENSO 80"
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mercoledì 12 aprile 2017



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