Per il paesaggio, l'arte e la natura.
Per sempre, per tutti.

DELEGAZIONE DI GENOVA

Sede: Via Garibaldi 7 - 16124 Genova
tel. 010 2518680

Capo Delegazione: Sonia Cevasco Asaro
Vice Capo Delegazione: Patrizia Risso Bottaro
Delegazione: Fiorella Bagliano Odone, Ferdinando Bonora, Paola Danovaro, Gustavo Dufour, Matteo Fioravanti, Monica Fossa, Paolo Noceti, Giorgio Raggio

Per informazioni: [email protected]

Per contattare il Gruppo FAI Giovani Genova: [email protected]


Punti FAI

2M
Piazza Leonardo da Vinci, 9
16146 Genova
Telefono 010 315561
Fax 010 313462
e-mail [email protected]
(è possibile iscriversi al FAI o rinnovare, ma non prenotarsi agli eventi)

Peglinforma
Biglietteria Villa Pallavicini - Via I. Pallavicini 13 - Genova
tel. 010 4076473
(il Punto informazioni è aperto solo il sabato e la domenica fino a primavera 2014 a causa di lavori di ristrutturazione che interessano il parco di Villa Pallavicini )



Eventi 2016



Febbraio

CONFERENZA
mercoledì 17 febbraio
Tomba Moltini-Sciutto E. Baroni 1922.

Nel mese di ottobre del 2015 la Delegazione FAI Genova ha finanziato il restauro della tomba Moltini-Sciutto (1922 – Eugenio Baroni scultore – Cimitero Monumentale di Staglieno, Boschetto irregolare), che appartiene al “ciclo delle stele in memoria di giovani spose” incentrato sul tema della maternità.
Un gesto importante quanto inusuale per la Fondazione, con il quale si è voluto dare un segnale di presenza e di attenzione verso il territorio con l’auspicio di poter essere un traino per altri donatori. La scelta del Cimitero Monumentale di Staglieno non è casuale; è espressione della precisa volontà di “puntare i riflettori” su questo magnifico “museo a cielo aperto”, al fine di dare un concreto contributo all’opera di valorizzazione e tutela intrapresa negli ultimi anni. Il restauro è stato eseguito da Francesca Olcese, maestra artigiana, con la supervisione di Caterina Olcese Spingardi per la Soprintendenza.
Caterina Olcese Spingardi parlerà dell’artista e della scultura, Francesca Olcese racconterà il restauro e Samuele Wurtz proietterà un bellissimo video da lui ideato e prodotto, girato a Staglieno dal quale si potrà capire l’importanza di questo meraviglioso “museo a cielo aperto” e delle opere che vi sono all’interno, tra cui la tomba Moltini-Sciutto.
Informazioni e prenotazione in Segreteria.

GITA CULTURALE
sabato 20 febbraio
Torino

La giornata torinese, accompagnati dal dottor Luca Mana, curatore del Museo Accorsi, inizia con la visita della Cappella del Seminario, fondato il 4 giugno 1567 dal Cardinale Girolamo della Rovere. Dopo varie vicissitudini della storia, la svolta determinante ed uno dei periodi più gloriosi per il Seminario avvenne sotto il lungo rettorato (1704-1760) dell’abate Giovanni Pietro Costa. Nel 1874 nella sede del Seminario iniziò l’attività la prestigiosa Pontificia Facoltà Teologica.
Si proseguirà con la visita del Museo Accorsi. L’origine del palazzo è dovuta all’intraprendenza dei Padri Antoniani, che nel 1616 aprirono ai religiosi e ai malati un grande complesso, comprensivo di palazzo e chiesa dedicata a Sant’Antonio abate. Alla metà del ‘700 la chiesa fu sottoposta a rimodernamento per opera dell’architetto Bernardo Vittone. In seguito alla soppressione dell’Ordine degli Antoniani avvenuta nel 1776, il palazzo e la chiesa furono affidati all’Opera della Mendicità Istruita, per poi passare nell’800 all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nel 1956 l’intero palazzo fu acquistato da Pietro Accorsi che adibì il piano nobile a sua abitazione e galleria d’arte. Dopo la scomparsa del proprietario, il palazzo è diventato sede dell’omonimo museo che è stato allestito secondo il gusto del fondatore, Pietro Accorsi, che amava l’arte piemontese del Settecento (3000 oggetti tra cui cristalli di Baccarat, argenti, tabacchiere e porcellane, preziosi oggetti d’arredo, arazzi e dipinti del ‘700, si trovano mobili francesi, veneziani e piemontesi, tra cui spicca il “doppio corpo” firmato e datato 1738 da Pietro Piffetti).
Chiuderà la giornata la visita al rinnovato “Museo Egizio” che, come quello del Cairo, è dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura dell’Egitto antico; è costituito da un insieme di collezioni che si sono sovrapposte nel tempo, alle quali si devono aggiungere ritrovamenti effettuati a seguito degli scavi condotti in Egitto dalla missione archeologica italiana tra il 1900 e il 1935. Nel 2008 il raggruppamento Isolarchitetti vince la gara internazionale per scegliere i progettisti del nuovo museo con un progetto firmato insieme a Dante Ferretti, celebre scenografo. Nel 2013 il museo è stato inserito dal quotidiano britannico The Times nella classifica dei 50 migliori musei del mondo. Dopo lavori di ristrutturazione e ampliamento, il 1° aprile 2015, si è inaugurato il museo completamente ristrutturato con una superficie espositiva più che raddoppiata, una sala mostre, aree per la didattica, un’importante biblioteca, spazi di restauro e studio di mummie e papiri.
Pranzo libero.
Informazioni e prenotazione in Segreteria

Marzo

VISITA CULTURALE
giovedì 3 marzo
Museo Biblioteca dell’Attore.

Genova ha una tradizione teatrale antica e tuttora di rilievo nazionale. Nel 1966 tre protagonisti della vita teatrale, Ivo Chiesa, Sandro D’Amico e Luigi Squarzina, lanciarono l’iniziativa di fondare una istituzione destinata a conservare i ricordi e le memorie di teatro, cinema e spettacolo, che fu chiamata Museo Biblioteca dell’Attore. L’istituzione ha avuto diverse sedi, in Piazza Marsala e a Villetta Serra; dal 2013 trova collocazione su due piani all’interno del prestigioso edificio seicentesco dell’ex Seminario, che ospita già la Biblioteca Berio e altri importanti Enti culturali. Sarà possibile visitare questa sede, purtroppo non ancora aperta al pubblico, durante una visita guidata organizzata espressamente per il FAI. Il Museo Biblioteca dell’Attore è una fondazione che ha per scopo la diffusione della cultura dello spettacolo e lo studio storico e critico del teatro, dell’arte scenica e delle condizioni dell’attore italiano dall’inizio del sec. XVIII in poi. L’istituzione conserva oltre 41.000 volumi, 1.200 testate di riviste e 60 Fondi archivistici con materiali originali appartenuti ad attori, registi, scenografi e critici del teatro e del cinema italiano, compresa una collezione di costumi teatrali fra cui quello di Adelaide Ristori e quelli appartenuti ad attori come Ermete Zacconi, Lamberto Picasso, Sergio Tofano e Lilla Brignone.
Nel corso della visita si potranno ammirare, tra l’altro, alcuni bozzetti di Virgilio Marchi, esponente di spicco del Secondo Futurismo e uno dei maggiori scenografi italiani, preziose fotografie di grandi attori dell’ ‘800 e del ‘900, il costume del Signor Bonaventura indossato da Sergio Tofano, i fondali del teatrino di marionette Rissone dell’ ‘800, gli studi di Tommaso Salvini che, attore di fama mondiale, fu tra i protagonisti del teatro italiano della seconda metà del XIX secolo e patriota garibaldino e di Alessandro Fersen, drammaturgo, regista teatrale, attore, che lavorò a lungo con Lele Luzzati e per il Teatro Stabile di Genova.
Informazioni e prenotazione in Segreteria.

EVENTO NAZIONALE
Sabato 19 e domenica 20 marzo
Giornate FAI di Primavera

Maggiori informazioni su www.giornatefai.it

Maggio


VISITA CULTURALE
venerdì 6 maggio
La Chiesa di San Vittore e San Carlo e la zona di Pré.

La Chiesa di San Vittore e San Carlo, sita in via Balbi di fronte al Palazzo Reale ed accanto al palazzo dell’Università, fu progettata nel 1629 dall’architetto Bartolomeo Bianco e terminata nel 1635. All’anno 1743 risale la facciata a loggiato, costruita a spese di Eugenio Durazzo e decorata con marmi e stucchi. A seguito delle soppressioni di fine Settecento, nel 1799 la chiesa divenne sede parrocchiale e le fu aggiunto il titolo della vicina chiesa di San Vittore, sconsacrata e poi demolita negli anni trenta dell’Ottocento per l’apertura della carrettiera Carlo Alberto, oggi via Gramsci. Alla chiesa si accede tramite una scala a due rampe; l’interno, a una sola navata, ha pianta a croce latina, scandita da sei cappelle laterali e coronata dalla cupola all’incrocio tra la navata e il transetto; tutta la decorazione, escluse le settecentesche figure di Virtù dipinte da Domenico Parodi nei peducci della cupola, fu eseguita tra il 1890 e il 1898 sotto la direzione di Maurizio Dufour. L’imponente altare maggiore, opera dello scultore settecentesco G.B.Casella e proveniente dalla cappella Sauli della scomparsa chiesa di San Domenico, fu collocato nella chiesa nel 1867. La chiesa conserva un ricco corredo pittorico e numerose statue: quadri di Domenico Piola, Andrea Carlone, Lorenzo De Ferrari, Orazio De Ferrari, Mulinaretto, un’opera lignea di scuola del Maragliano, le statue del bolognese Alessandro Algardi, e una Madonna del Carmine di Filippo Parodi (1678). La statua più venerata è la seicentesca Madonna col Bambino, conosciuta popolarmente come Madonna della Fortuna, proveniente dalla scomparsa chiesa di San Vittore.
Al termine della visita, si proseguirà con una breve passeggiata nella zona di Pré per scoprire i resti di alcuni importanti edifici religiosi sorti nel medioevo, quando Pré era legato ai servizi forniti ai viaggiatori che transitavano per il porto di Genova diretti in Terra Santa e in oriente: crociati, pellegrini e mercanti. Questi edifici erano allora siti appena fuori dalle mura: Si potranno vedere i resti del complesso di Sant’Antonio Abate, la chiesa di Santa Fede (da poco restaurata), i resti della chiesa di Santa Sabina, oggi inglobata in un edificio occupato da una banca. Si visiterà infine la piccola chiesa di San Sisto che, secondo la tradizione, origina da una cappella dedicata al papa martire Sisto II costruita già nel III secolo. Il primo edificio di culto intitolato a Sisto II di cui si abbiano notizie documentate fu eretto tra il 1088 e il 1093; più volte ristrutturata, la chiesa fu completamente ricostruita verso la fine del XVI secolo e poi completamente demolita nel 1825 a seguito del tracciamento della nuova strada di comunicazione, la carrettiera Carlo Alberto. L’attuale edificio, ricostruito in stile neoclassico, fu terminato e aperto al culto nel 1828.
Informazioni e prenotazione in Segreteria.

GITA CULTURALE
sabato 14 maggio 2016
A spasso con il FAI in una Milano inedita.

La giornata inizia con la visita di un luogo che non ti aspetti, nascosto nel sottosuolo di Piazza Oberdan, a Milano, l’Albergo Diurno Venezia, un elegante e funzionale centro servizi per viaggiatori realizzato tra il 1923 e il 1925 su progetto di Piero Portaluppi, chiuso nel 2006 dopo decenni di abbandono. Sotto la polvere del tempo, bagni pubblici, terme, negozi di barbiere, manicure, agenzia di viaggi e fotografo, rivolti ad un magnifico salone a colonne, conservano il fascino dello splendore passato, negli arredi intatti, nei rivestimenti ricercati, nelle preziose e originali decorazioni in stile Déco, e perfino negli oggetti, ancora chiusi nelle vetrine. “Scendere all’Albergo Diurno Venezia per me è stato come scendere in una Pompei del Novecento. È bastato aspirare la polvere per riportare alla luce un momento rimasto fermo nel passato. Per me è stato uno shock”, racconta Andrea Carandini, presidente del FAI: “Siamo quindi felici di poter offrire questa straordinaria sorpresa a chi deciderà di partecipare alle aperture affidate alla nostra Delegazione di Milano. E visto che il Diurno è attribuito a Piero Portaluppi diventa anche parte di un percorso che coinvolge la zona di Porta Venezia e culmina con Villa Necchi Campiglio…”. E seguendo questa indicazione si prosegue con la visita di Villa Necchi Campiglio, donata al FAI nel 2001, realizzata da Piero Portaluppi tra il 1932 e il 1935 per il nucleo familiare composto da Angelo Campiglio, sua moglie Gigina Necchi e sua cognata Nedda. Il mondo dei Necchi Campiglio è quello dell’alta borghesia industriale lombarda, classe agiata, ma anche tenace lavoratrice e al passo coi tempi. A loro si deve l’invenzione della celebre macchina da cucire. A Portaluppi subentrerà Tomaso Buzzi che, nel secondo dopoguerra, conferirà alle sale un aspetto più classico e tradizionale. La villa ospita la collezione Alighiero ed Emilietta de’ Micheli e, al piano terra, la collezione Claudia Gian Ferrari di opere italiane del XX secolo. La distribuzione funzionale degli ambienti della villa rispecchia le scelte progettuali di proprietari e architetto. L’interesse per i valori di praticità e agiatezza era sempre stato accostato a un ricercato utilizzo di materiali di alta qualità e a una sapiente cura per l’apparato decorativo. Villa Necchi Campiglio rappresenta infatti una fase-chiave nel percorso stilistico di Portaluppi, segnandone il graduale passaggio da una già sperimentata adesione alle linee déco a una nuova attenzione per le recenti tendenze del razionalismo. Sarà solo dopo la fine della guerra che lo stile della villa muterà orientamento con l’arrivo dell’architetto Tomaso Buzzi e la conseguente opera di limatura delle rigidezze anni Trenta, grazie alla profusione di drappi e tendaggi e a un generale intervento di ammorbidimento delle superfici. Nello stesso tempo, un più classico repertorio di arredi antiquariali prenderà il posto dei mobili moderni originari, rispondendo così all’esigenza di adeguare lo stile degli interni al tradizionale gusto per l’antico diffuso nelle dimore milanesi. Alcune generose donazioni di opere abbelliscono oggi la villa, come il Vaso di Fausto Melotti o il grande dipinto Monumento ai caduti in corsa di Felice Casorati. Pranzo nella caffetteria della villa. Nel pomeriggio visiteremo la vigna di Leonardo da Vinci in fondo all’attuale giardino della Casa degli Atellani, nell’area che apparteneva allora alla vigna grande di San Vittore. Gli Atellani erano una famiglia di cortigiani sforzeschi ai quali il Moro, anni prima, aveva donato due case. Ludovico il Moro aveva un doppio sogno, per questo angolo di città: rendere la Basilica di Santa Maria delle Grazie il mausoleo del proprio casato, gli Sforza; costruire un quartiere residenziale dove insediare i suoi uomini più fedeli – come gli Atellani, come Leonardo. La casa degli Atellani è una delle rare tracce rimaste in piedi di questo sogno rinascimentale. Conservandone la magia, nel corso del Novecento, la casa è stata trasformata dall’architetto Piero Portaluppi, massimo protagonista dell’architettura milanese. Con l’aiuto di due istituzioni primarie come l’Università di scienze agrarie di Milano e Confagricoltura, in occasione di Expo 2015 la Fondazione Portaluppi e i proprietari della casa hanno deciso di ripiantare la vigna di Leonardo da Vinci e di aprire la casa e il giardino degli Atellani al pubblico.
Chiuderemo la nostra giornata milanese con la visita di un capolavoro ritrovato. È impossibile immaginare lo spettacolo dietro l’anonima facciata di San Maurizio al Monastero Maggiore ma, appena varcata la soglia, ci si rende conto che è uno dei tesori più belli di Milano. San Maurizio è molto particolare nella sua struttura, che colpisce per la sua originalità. Era infatti la chiesa dell’ex Monastero Maggiore, il più vasto e antico cenobio femminile di Milano: fu iniziata nel 1503 non solo per la cittadinanza ma anche per le monache di clausura, che però non potevano entrare in contatto con il pubblico. Ecco allora la singolare divisione della chiesa in due metà: quella verso la strada – la parte pubblica – è separata da un tramezzo dal cosiddetto Coro delle Monache, riservato alle sole religiose (che sentivano Messa e comunicavano grazie a una grata posta sul tramezzo stesso). Ma lo spettacolo è dato soprattutto dalla decorazione. Alle pareti e sul soffitto è un tripudio di dipinti, stucchi, affreschi che ricoprono ogni spazio, sia nella parte pubblica sia nel Coro delle Monache. Il genius loci è Bernardino Luini, che vi operò con la sua scuola dal 1522 al 1529, ritraendo storie di santi, parabole, episodi della vita di Cristo e biblici. Una straordinaria espressione della pittura rinascimentale lombarda, tanto che il ciclo di affreschi è stato definito da Vittorio Sgarbi “la Cappella Sistina di Milano”.
Informazioni e prenotazione in Segreteria.

Giugno

GITA CULTURALE
sabato 11 giugno
Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte

A grande richiesta si propone la visita dell’Abbazia di San Fruttuoso, bene FAI, situata a Capodimonte, in una profonda insenatura della frastagliata costa del Monte di Portofino, un piccolo gioiello che ha una storia molto antica. E' stata generosamente donato al FAI da Frank e Orietta Pogson Doria Pamphilj. Ai notevoli valori naturalistici e paesistici, si affiancano quelli architettonici e storici dell’Abbazia: una mirabile fusione, dunque, dove all’opera della natura si è felicemente sovrapposta quella dell’uomo. Le origini del complesso sono ancora avvolte nel mistero. Una delle tradizioni più note fa risalire la costruzione dell’abbazia al secolo VIII, quando Prospero, vescovo di Tarragona in fuga dalla Spagna invasa dagli Arabi, scelse la baia per rifugiarsi e costruire una chiesa dove conservare le reliquie del martire Fruttuoso. Il culto del santo si diffuse presto in tutta la Liguria, tanto che gli si attribuirono speciali funzioni di protezione per i naviganti. Gran parte dell’attuale abbazia è databile al X-XI secolo, epoca della ricostruzione voluta dall’imperatrice Adelaide di Borgogna, vedova di Ottone I. In questo periodo, il complesso di Capodimonte accrebbe il suo prestigio fino ad assumere la giurisdizione su tutto il promontorio di Portofino. Dal XIII secolo le sorti di San Fruttuoso si intrecciarono con quelle della famiglia Doria, che commissionò il rifacimento dell’edificio, facendo costruire il complesso abbaziale affacciato sul mare con il loggiato a due ordini di trifore. In riconoscenza dei numerosi interventi di restauro promossi dai Doria, i monaci concessero la loro cripta attigua al chiostro inferiore come sepolcreto di famiglia: ancora oggi sono visibili le tombe in marmo bianco e pietra grigia, databili tra il 1275 e il 1305. Nel 1467, morto l’ultimo abate regolare, la comunità dei benedettini lasciò il monastero, dando così inizio a un inesorabile declino dell’abbazia, che verrà retta da abati commendatari, appartenenti quasi esclusivamente alla famiglia Doria. Numerosi lavori mutarono l’aspetto interno ed esterno della Chiesa, che perse le trifore gotiche, mentre l’interno del monastero venne trasformato in abitazione per i nuovi coloni. Il chiostro superiore del XII secolo, ad esempio, venne ricostruito nel XVI secolo su commissione del noto ammiraglio genovese Andrea Doria. Nel 1915 un’alluvione provocò il crollo della prima campata della chiesa e i detriti del torrente in piena portati a valle formarono la spiaggia antistante il complesso. Un restauro promosso dalla Soprintendenza ai monumenti della Liguria, nel 1933, tentò di rimediare ai danni dell’alluvione e ripristinò le trifore originarie della facciata verso il mare. Fu il primo segnale della rinascita di San Fruttuoso, che ebbe il suo compimento con la donazione del complesso al FAI, avvenuta nel 1983.
Informazioni e prenotazione in Segreteria.

 




 

Le condizioni relative all'organizzazione tecnica di eventuali viaggi sono a cura dell’Agenzia viaggi.
La Delegazione cura i contenuti culturali relativi alla meta del viaggio.



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