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Approvato il decreto Colosseo

Il FAI accoglie con favore la legge che dichiara i luoghi di cultura servizi essenziali.


Dal Presidente Si è concluso l'iter legislativo del decreto legge “Colosseo” approvato dal Senato il 5 novembre e recante misure urgenti per la fruizione del patrimonio storico e artistico della nazione. Qui di seguito il commento del presidente del FAI Andrea Carandini intervistato per l'occasione dall'inviato del GR di Radio Uno.

«Forse un tempo non aveva molto senso una legge di questo genere, ma oggi dati i numeri delle persone che frequentano per esempio il Colosseo o altri beni come Pompei, che sovente sono stati chiusi in una maniera un po' irriguardosa, sono dei veri e propri servizi pubblici ormai. Quindi a me la cosa sembra buona. La cosa importante è che non sia fatto con uno spirito anti-sindacale.
I sindacati, devo dire che sui beni culturali hanno difeso degli interessi molto corporativi in modo un po' vecchio è quindi è normale che dal loro punto di vista tutto ciò appaia come dire, una cosa autoritaria; ma perché autoritaria visto che altri servizi sono stati sottoposti a una maggiore disciplina?»

Per spiegare l'importanza della nuova legge, conosciuta come «decreto Colosseo» è utile farne una breve cronistoria. La chiusura del Colosseo durante un'assemblea sindacale, il 18 settembre 2015 ha suscitato uno sconcerto di risonanza mondiale. L'immediato intervento del ministro Dario Franceschini, di concerto col presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha portato all'emanazione di un decreto d'urgenza che considera l'apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura un servizio pubblico essenziale come la scuola, la sanità e i trasporti. Adesso il decreto, dopo essere sottoposto al voto del Parlamento è passato definitivamente al Senato dove ha ottenuto l'approvazione definitiva, con il voto favorevole di Pd, Ap, Misto, Cr, Autonomie; contrari M5S, Sel, Fi; Lega Nord si è astenuta.
In pratica l'esercizio del diritto di sciopero o di assemblea da parte di chi lavora in musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali pubblici e privati, sarà soggetto ad una normativa più stringente. Il testo specifica che in relazione alla "tutela dell'ambiente e del patrimonio storico-artistico", rientrano tra i servizi pubblici essenziali non solo "i servizi di protezione ambientale e di vigilanza sui beni culturali", ma anche "l'apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura”.

venerdì 6 novembre 2015



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belinbelin - 30/1/2016 (00.59.01)
Quando ci occuperemo, rispettando completamente il discorso che volontari e lavoratori sono due gruppi diversi, di questi che necessitano entrambi della stessa ottima competenza di accoglienza e se vogliamo rappresentano in se stessi la "valorizzazione" della cultura come dei kolossòs greci viventi? Un decreto colosseo dovrebbe stabilire un giorno vicino a oggi, bandi per l'insegnamento alla cultura (quella vera e profonda che fa nascere professionisti giovani ed adulti) dell'accoglienza, della preparazione quindi attenta, in modo da far ricadere a pioggia la cultura e la disciplina dello sviluppo che è interesse non solo di privati, di singoli o mia, ma porta ritorni sia a livello intellettuale che meramente materiale nelle menti, cuori e tasche di tutti. La cultura non è petrolio. Come ancora qualcuno è ostinato a dire per parlare "all'altra ideologia", la cultura è una biblioteca sempre aperta in cui bisogna solo aprire i libri e leggerli. Sono d'accordo con la posizione espressa con toni molto soft e diplomatici come si percepisce dalle parole spese in tema "sindacati". Ma questo decreto non è l'unico necessario, i 500 e i 60 non sono sufficienti. Ci vuole coraggio di aprire quel libro e leggere ad alta voce. Insieme possiamo davvero ricostruire quell'immagine e meglio di quella che ormai andiamo perdendo.

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