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Per ricostruire serve perseveranza nelle regole

Il presidente del FAI commenta il progetto Casa Italia proposto dal governo


Dal Presidente “Abbiamo il talento e l'ingegno necessari, ma manca la responsabilità morale e la perseveranza nel seguire le regole”. Andrea Carandini, intervistato da Marzia Apice per ANSA accoglie favorevolmente il piano nazionale di messa in sicurezza del territorio proposto da Renzi, ma mantiene alta l'attenzione sulle procedure da seguire per la ricostruzione nelle zone terremotate.

"Con il progetto Casa Italia, Matteo Renzi esce finalmente dal cerchio magico di persone a lui vicine e incontra tecnici esperti e meritevoli come Renzo Piano, persona semplice e concreta, che conosco e con la quale ho lavorato".

Lo ha dichiarato oggi il presidente del FAI, Andrea Carandini intervistato da Marzia Apice per ANSA, commentando favorevolmente il piano nazionale di messa in sicurezza del territorio annunciato dal governo dopo il sisma del 24 agosto scorso.

"Il Paese deve cominciare a fare miglioramenti strutturali sia sul patrimonio storico-culturale sia sull'edilizia pubblica e privata: in Italia questa è una questione essenziale e una comunità responsabile dovrebbe vigilare su se stessa, altrimenti torneranno i morti. Abbiamo il talento e l'ingegno necessari, ma manca la responsabilità morale e la perseveranza nel seguire le regole. Noi siamo bravi a portare soccorsi nell'immediato, ma poi c'è quel fatale aggiustarsi delle cose che porta alla rovina. E soprattutto dobbiamo trovare i responsabili dei finti miglioramenti tecnici fatti negli anni: si continua a scaricare le responsabilità sugli altri, dallo Stato ai Comuni, dalle Regioni all'Europa, e non si sa mai chi ha sbagliato".


Entrando nel merito delle modalità della ricostruzione di ciò che il sisma ha distrutto, il presidente del FAI si è dichiarato d'accordo con la linea suggerita da Piano, ossia quella di iniziare con cantieri leggeri e case di legno:

"Bisogna partire subito in modo intelligente e applicare il risanamento a tutta la zona sismica che è enorme. Con Renzo Piano e altri bravi tecnici potremmo davvero sperimentare qualcosa di nuovo. È fondamentale riuscire a far rivivere i borghi distrutti mantenendone il carattere, ossia l'identità che avevano prima, quindi sicuramente all'inizio serviranno le case di legno, ma poi bisognerà ricostruire tutto come e dove era prima. Saranno lavori lenti, certo, che dureranno anni. Per questo sarebbe meglio avere finanziamenti magari meno imponenti ma continui nel tempo e sistematici, partendo proprio dalle zone più colpite".


Sulla messa in sicurezza e sul risanamento del territorio, Carandini ha spiegato che "ogni edificio ha bisogno di una manutenzione programmata, anche nelle zone non sismiche. In quelle sismiche però la manutenzione normale ovviamente non basta. Quindi dobbiamo prepararci e occuparci in un certo senso della casa ma anche del giardino, con attenzione e cura, come si faceva prima del miracolo economico e della grande urbanizzazione".

"Nei territori in cui non c'è l'elemento insediativo, solo l'agricoltura può preservare il territorio: ma oggi i contadini sono molti meno, anche se per fortuna alcuni giovani stanno tornando alla terra.
Per questo la comunità dovrebbe favorire le giovani generazioni che vogliono occuparsi di agricoltura e dovrebbe anche riconoscere un tot a tutti quegli agricoltori che di fatto con il loro lavoro si occupano anche del mantenimento del territorio".


Giovedì 25 agosto il FAI ha già reso noto l'impegno di farsi carico del restauro di un edificio nel comune di Arquata del Tronto, duramente colpito dal sisma:

"Ancora non abbiamo deciso dove intervenire, ma sarà ovviamente un edificio pubblico. Il FAI è molto legato ad Arquata e conosciamo bene il paese dopo aver lavorato con la cittadinanza in occasione delle Giornate di Primavera. Oltre al restauro, vigileremo anche sull'opera di ricostruzione: in merito a questo stiamo preparando un documento da presentare al Governo".

mercoledì 31 agosto 2016



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