Nel 2012 altre tre sfide da vincere insieme
Interviste a Maurizio Maggiani, Marco Vitale e Lina Wertmuller
Quest'anno il FAI sarà impegnato a salvare e valorizzare tre splendidi luoghi che testimoniano uno straordinario rapporto di rispetto e integrazione Uomo-Natura. Abbiamo chiesto a tre importanti esponenti del mondo della cultura e dell'economia di raccontarci il loro valore per la collettività.
Quella che stiamo vivendo non è solo una crisi economica ma una vera e propria crisi del modello di sviluppo occidentale. Le crisi come questa offrono però un'imperdibile opportunità di cambiamento per chi ha il coraggio di reagire riscoprendo i Valori più importanti. Fra questi Valori figura senza dubbio la cultura, che può e deve diventare uno dei fattori chiave per il rilancio economico e civile del nostro Paese. Di questo ne è fortemente convinto il FAI che, dopo aver “regalato” agli italiani nel 2011 tre gioielli come il Negozio Olivetti in piazza San Marco a Venezia, Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia (PD) e il Bosco di San Francesco ad Assisi, conferma la sua volontà di affrontare la crisi anche nel 2012 con la sua arma più efficace: la concretezza. Altri tre Beni infatti si apprestano a essere salvati e valorizzati: l'area naturale di Punta Mesco a Levanto (SP), uno splendido tratto di paesaggio delle Alpi Orobie in Valtellina e Palazzo Noha, che fa parte dei Sassi di Matera. Tre Beni che, ognuno a suo modo, testimoniano uno straordinario rapporto di rispetto e integrazione tra Uomo e Natura nel corso dei secoli che il FAI sempre più è impegnato a proteggere e valorizzare. Abbiamo chiesto a tre importanti esponenti del mondo della cultura e dell'economia, personalmente molto legati a questi luoghi, di raccontarci il loro immenso valore per la collettività.
PUNTA MESCO

Maurizio
Maggiani (scrittore)
“Il santuario
delle Cinque Terre”
Al Mesco ci vado da
quand'ero ragazzino, e ci
salgo tutt'ora ogni anno
almeno una volta perché
per me rappresenta un'ascesa mistica, un
pellegrinaggio. È un promontorio bellissimo,è il confine che delimita le Cinque Terre, è un
po' il suo santuario. Percorrendo la spossante
strada militare costruita dai tedeschi che parte
da Monterosso, si arriva in cima e da lì si
ha un'incredibile vista dell'oceano. Intendo
proprio l'Okeanos nel senso classico, il fiume
che separa il mondo dei vivi dall'aldilà.
In questi luoghi c'è stato nei secoli un miracoloso
equilibrio tra il lavoro dell'uomo
e il contesto naturale, la gente ha vissuto
per secoli di agricoltura in una terra
inadatta costruendo monumentali ed epiche
costruzioni a gradini e terrazzamenti.
Adesso non è più così perché l'industria
turistica ha spazzato via tutto. Il progetto
del FAI permetterà di salvare e recuperare
queste tradizioni. Le terribili alluvioni
dell'ottobre scorso proprio in queste aree
testimoniano la necessità di riconquistare
un territorio che rischiamo di perdere
definitivamente. Portare memoria è fondamentale
per poter poggiare i piedi sul
solido e non vivere nelle vertigini. Questo
progetto di valorizzazione è un segnale forte
che mi rende più tranquillo, perché io al
FAI affiderei persino la mia casa.
PUNTA MESCO
Donazione: Immobiliare Fiascherino,
marzo 2009
Bene: 45 ettari di terreni e piccoli
fabbricati rurali situati sulla sommità
del Promontorio che separa l'insenatura
di Levanto da quella di Monterosso.
Valore storico-paesaggistico:
nei secoli l'opera dell'uomo ha
modellato il paesaggio senza alterarne
i delicati equilibri ecologici ma anzi
esaltandone la bellezza.
Il progetto del FAI:
riqualificazione e valorizzazione delle
aree naturali; riqualificazione dei
sentieri; recupero degli edifici storici;
sviluppo modello gestionale di fattoria
ecologica.
ALPI OROBIE

Marco Vitale
(economista)
“Una passeggiata
per tornare a essere
umani”
Le Alpi sono la più bella
catena di montagne del
mondo. Ma, Dio mio!
Che cosa ne abbiamo fatto? La Valtellina
ha subito il destino comune ad altre valli
alpine male amministrate, dove le forze
cieche del mercato sono state lasciate libere
di crescere disordinatamente. Un destino
distruttivo che, come ci dimostrano
molte valli alpine austriache, può essere
evitato pur garantendo un buon sviluppo
economico. Alcune valli laterali però sono
riuscite per ora a salvarsi perché protette
dalla loro asprezza e dalla mancanza di
impianti sciistici, come le meravigliose Val
Masino e Val Grosina e la valle chiusa
dove si collocano gli Alpeggi Tirinzoni. Qui
una montagna dolce e umana, una natura
accattivante e coinvolgente ci accoglie con
amore, pur senza nascondere i problemi:
la mancanza di una politica responsabile
a sostegno dell'agricoltura di montagna, il
venire meno di antiche proprietà e la crescita
dei costi di manutenzione portano spesso
al rischio di abbandono e spopolamento.
L'intervento del FAI permetterà di
trasformare queste baite in strutture
ricettive per gli escursionisti della Gran Via
delle Orobie, un luogo ideale per insegnare
ai giovani a conoscere e quindi amare la
montagna. E potrà ricreare quel rispettoso
equilibrio tra uomo e natura che, come
spiegava Carlo Cattaneo, ha permesso
la nascita delle bellezze naturali della
Lombardia. Sono ambienti adatti a chi sa che
camminare in boschi integri è un'emozione
che aiuta a ritornare a essere umani. Il
progetto del FAI è un messaggio di speranza
e un'azione concreta che permetterà di
recuperare questa consapevolezza.
ALPEGGI TIRINZONI, ALPI OROBIE
Donazione: lascito testamentario dell'Arch. Stefano Tirinzoni, 2011
Bene: Cime del Monte Pisello, Monte Culino e Monte Lago; alpeggi della Madrera,
della Baita Eterna e della Pedroria; 200 ettari di boschi e pascoli.
Valore storico-paesaggistico: l'area è attraversata dalla Gran Via delle Orobie,
il percorso escursionistico più importante del Parco delle Orobie Valtellinesi e vanta
diversi esemplari di fauna alpina e resti di antiche mulattiere e miniere del ferro.
Il progetto del FAI: sistemazione sentieri; trasformazione della Pedroria in
rifugio e punto FAI; creazione di laboratori didattici di educazione ambientale;
gestione ecosostenibile di alpeggi per le mucche e produzione formaggi.
PALAZZO NOHA

Lina Wertmuller
(regista)
“Un multicolore
mantello di
arlecchino”
I Sassi di Matera sono
un luogo davvero
speciale: una città
straordinaria costruita nella montagna
che unisce un antichissimo passato di
grotte e abitazioni con un modo insolito e
moderno di vivere la comunità. Quando
erano ancora popolati, il bianco e il beige
dei Sassi erano animati da macchie di
colore: le gonne nere delle donne, le caprette, i fazzoletti rossi. Oggi questa
bellezza rischia però di perdersi: così come
accaduto anche ad altri gioielli italiani,
per colpa di un turismo sfrenato questa
meraviglia corre il rischio di perdere la
propria verità, di trasformarsi in un grande
albergo travestito da sassi. Progetti di tutela
e valorizzazione come questo del FAI sono fondamentali per salvare la straordinaria
ricchezza di storie e culture che rendono
unico il nostro Paese nel mondo. Quando
ero piccola si parlava dell'Italia come
del Paese dal mantello di arlecchino. Ci
vorrebbero 10, 100, 1000 FAI per salvare
ogni tassello di questa splendida diversità.
Ma d'altronde, il FAI fa miracoli…
PALAZZO NOHA
Donazione: donazione famiglie
Fodale e Latorre, 2004.
Bene: edificato tra il XVI e il XVII
secolo, rappresenta uno degli esempi
più significativi di architettura privata
dei Sassi di Matera.
Valore storico-paesaggistico:
Patrimonio UNESCO dal 1993, i Sassi di
Matera sono una struttura urbana unica
al mondo con interi quartieri scavati
direttamente nel tufo della montagna.
Uno straordinario esempio di un
sostenibile rapporto tra uomo e natura.
Il progetto del FAI:
consolidamento strutturale
dell'edificio, restauro degli ambienti
e loro recupero funzionale finalizzato
alla creazione di attività culturali
come mostre, seminari e serate
musicali.
Foto: la vista del Mar Ligure che si gode da Punta Mesco a Levanto (SP) in cui si intravede Portofino.
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