Attribuzione ‘rovente'
Arte
Potrebbe essere di Michelangelo la formella marmorea di “Venere e Amore” conservata nel cortile di Palazzo Medici Riccardi, a Firenze
La formella di Venere e Amore, di gusto rinascimentale, è collocata nel Cortile di Michelozzo, che accoglie le collezioni antiquarie e archeologiche raccolte dai Riccardi, famiglia che acquistò il Palazzo di Cosimo il Vecchio nel 1659. L’ipotesi di attribuzione è stata formulata da Gabriele Morolli, professore di storia dell’architettura all’Università di Firenze e Alessandro Vezzosi, critico d’arte. Secondo i loro studi, la tecnica, il contrasto tra ruvido e liscio, il gusto per il non-finito e alcuni puntuali confronti iconografici fanno pensare alla mano del giovane Buonarroti e, in particolare, alla volta della Cappella Sistina. Un grande storico dell’arte vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, Adolfo Venturi, lo ripeteva spesso: “attribuire qualcosa a Leonardo e Michelangelo è come prendere in mano un ferro rovente”. E infatti, in questo caso, i due studiosi mettono le mani avanti, affermando che l’attribuzione, per quanto ‘pericolosa’, non fa del male a nessuno, dal momento che si tratta di un bene pubblico che non deve essere acquistato. E qui, il riferimento al Cristo di legno esposto al Bargello, al centro di un processo per danno erariale, non è per nulla casuale.

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