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Beni Culturali

Dopo anni di lavori ed un accurato restauro riaprono domani a Venezia le nuove Gallerie dell'Accademia

Oltre all'ampliamento degli spazi espositivi, da 6.000 a 12.000 mq, sono stati predisposti i servizi di accoglienza per i visitatori, la caffetteria, una sala conferenze e, al piano terra della chiesa, un'ala dedicata alle mostre temporanee. Sono state restaurate le murature, è stato collocato un nuovo sistema di climatizzazione e di luci all'avanguardia, ma soprattutto, è stata recuperata la vera grande opera che le ospita: il Convento gotico della Carità e gli spazi quattrocenteschi. I visitatori potranno accedere all'ampia corte interna dove Andrea Palladio, tra il 1561 e il 1563, costruì un edificio rappresentato nel suo trattato I Quattro Libri dell'Architettura. Nell'ala palladiana, anticamente riservata ai canonici Lateranensi, si trovano anche il Tablino e la scala ovata di cui Goethe nel 1786, disse che è “la più bella scala a chiocciola del mondo”. Le gallerie dell'Accademia ospitano la migliore collezione di arte veneziana e veneta, soprattutto legata ai dipinti del periodo che va dal XIV al XVIII secolo: Giorgione, Giovanni Bellini, Vittore Carpaccio, Tintoretto e Tiziano. Fin dalla fondazione, nel 1750, l'Accademia acquisiva opere d'arte con finalità didattiche e di restauro. Con la caduta della Serenissima, nel 1797, Venezia entrò nell'orbita francese divenendo una delle province del Regno Italico creato da Napoleone. Fu in questo periodo che numerosi decreti portarono alla chiusura di tutti i palazzi pubblici e alla soppressione di monasteri e conventi. Gli oggetti d'arte che non presero la via della dispersione - molti finirono al principale museo del regno dopo il Louvre, Brera - vennero raccolti all'Accademia, con finalità essenzialmente didattiche per gli studenti d'arte. Una curiosità: l'attuale progetto di restauro è stato curato dall'arch. Tobia Scarpa, figlio di quel Carlo Scarpa che tra il 1944 ed il 1949 si occupò dei lavori di ammodernamento dell'Accademia con l'aggiunta di un nuovo edificio collegato alle sale ottocentesche.

Fonte: Nuova Venezia

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