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«Economia compatibile ed ecologia sostenibile»

Conferenza di Parigi sul Clima, così comincia la riconversione ambientale


Visto Dal FAI Anche il FAI partecipa alla battaglia mondiale per la salvaguardia del Pianeta, impegnandosi quotidianamente nei beni per ridurre i consumi di acqua, energia e risorse primarie e facendosi promotore del nuovo “pensiero verde” a livello culturale, sociale e politico.

di Maurizio Rivolta, consigliere di amministrazione del FAI
Fino a qualche settimana ci chiedevamo se veramente questa sarebbe stata la volta buona. Dopo altre importanti Conferenze Mondiali sul Clima, Parigi si presentava in uno scenario socio politico molto delicato e condizionato dai tragici eventi terroristici, una sorta di “ultimo appello”, un'occasione che la comunità diplomatica mondiale non poteva mancare.
Possiamo dire che, spentisi i riflettori mediatici, il risultato è certamente positivo, con alcune aspettative probabilmente non completamente soddisfatte (in parte anche quelle del FAI), ma certamente possiamo affermare che ora ci sono tutte le condizioni per avviare finalmente un processo di riconversione ambientale per limitare le emissioni inquinanti, in particolare la quota di Co2 emessa, e mantenere l'aumento della temperatura media terrestre entro i 2 gradi. Distogliere l'attenzione su questo tema è un errore: da ora in avanti, infatti, la questione delle riduzioni inquinanti dovrebbe salire in testa alle priorità dei governi, dell'economia e dei comportamenti individuali.
Il risultato più importante è certamente quello politico-diplomatico: il documento finale è stato sottoscritto da tutti i 196 paesi partecipanti, compresi USA e Cina che nelle precedenti edizioni avevano invece rinviato prese di posizioni chiare e definite. Non è stato un lavoro facile perché condizionato ancora da troppi interessi economici più o meno legittimati e influenzato dal grande squilibrio tra paesi industrializzati e terzo o quarto mondo.


La spinta dell'Europa

Si poteva fare di più, seguire ad esempio la spinta dell'Europa a limitare in modo vincolante e generalizzato le emissioni di ogni singolo paese. Il risultato invece resta su base volontaria, anche se va detto che è la formula stessa dell'accordo in ambito ONU a prevedere ratifiche successive dei parlamenti o dei governi nazionali.
Per fortuna non abbiamo dovuto assistere ai commenti negazionisti, quasi sempre sponsorizzati da gruppi di potere legati alla cosiddetta “carbon economy” che mettevano in dubbio i drammatici dati sul clima. Ormai tutto il mondo scientifico è coeso nell'affermare che l'innalzamento delle emissioni di Co2 e quindi della temperatura media terrestre è assai più veloce di quanto ci si aspettasse e il surriscaldamento globale sta già provocando danni misurabili come lo scioglimento dei ghiacci, l'innalzamento dei mari, la modifica dei suoli a ogni latitudine e gli eventi climatici estremi sempre più frequenti.
Forse non si è parlato a sufficienza delle conseguenze sull'uomo già tangibili: i picchi di caldo in India nella scorsa estate hanno provocato migliaia di morti, l'aria irrespirabile in Cina sta condizionando la locomotiva produttiva mondiale, la siccità di alcuni paesi nel continente africano stanno da anni provocando migrazioni (silenziose rispetto al dramma siriano) di migliaia e migliaia di persone.
Senza dubbio, quindi, occorre una riconversione globale delle economie, dei comportamenti e delle prospettive.


La scelta di papa Francesco e del presidente Obama

Del resto anche Papa Francesco con la sua rivoluzionaria enciclica Laudato si', già dall'estate scorsa ha richiamato tutti a un maggiore rispetto, a una maggiore sensibilità e attenzione verso Madre Terra, una proposta fortemente ricompositiva e riconciliante verso la terra, l'ambiente così fortemente violentati da una visione ottusa e solo speculativa.
Il presidente Obama a sua volta, anche se molto dopo quanto ci si aspettava, ha ridefinito l'ultimo anno del suo secondo mandato in chiave più “ambientalista” pur tra le mille difficoltà di una campagna presidenziale in partenza e con un parlamento a maggioranza repubblicana, notoriamente contraria ad ogni azione limitatrice del “diritto di inquinare”.
Segnali dunque importanti che ci hanno portato alla Conferenza di Parigi con una maggiore speranza di invertire finalmente alcuni paradigmi economici ormai obsoleti ed entrare finalmente nella nuova era dell'”economia sostenibile” reale o, meglio, di un'economia compatibile con l'ambiente e di un'ecologia sostenibile.
Da oggi tocca quindi a tutti noi avviare quei processi collettivi e individuali che ci possono “salvare” rimanendo nei limiti dei 2 gradi in più della temperatura terrestre.
In una scala crescente che parte dal singolo individuo per arrivare ai governi passando per la vita di tutti giorni, quindi economia, impresa, associazionismo, mondo accademico, nessuno può sentirsi esonerato da questo impegno universale.
Possono sembrare parole generiche e teoriche, al contrario se diventano “pensiero comune” di ognuno di noi nei suoi ruoli e funzioni, piccoli e grandi, possono davvero diventare una di quelle rivoluzioni epocali che hanno caratterizzato la storia umana nel corso della storia.
Parlare infatti di “economia sostenibile” non è più uno vezzo di alcuni illusi pensatori ma una risposta oltre che ai problemi ambientali anche al bisogno di un nuovo sviluppo economico. L'economia verde in tempi di crisi ha segnato una crescita rispetto a quella tradizionale che mostra tutti i suoi limiti e ingiustizie.
I tempi sono dunque maturi.


L'impegno del FAI

Anche il FAI, coerentemente con la propria missione fondativa, sta ampliando e accelerando piani e progetti di sostenibilità nei propri beni, nelle proprie campagne e nella quotidianità della propria azione.
Ogni intervento è valutato anche con criteri di sostenibilità ambientale, prevediamo di ridurre i nostri consumi di risorse primarie, acqua, energia e contribuire attivamente a questo grande processo mondiale.
Ma soprattutto il FAI vuole essere promotore di questo nuovo pensiero a livello culturale, sociale e politico. I nostri interlocutori saranno i cittadini ma anche e soprattutto le istituzioni a livello locale e nazionale.
Il ruolo che la pubblica amministrazione e i governi devono giocare in questa grande battaglia globale per la salvaguardia del Pianeta è fondamentale. Ogni comune, città, provincia o regione devono inserire nei propri programmi azioni e progetti per la lotta ai cambiamenti climatici, molti lo stanno già facendo e vanno sostenuti.
Un Piano energetico nazionale basato sui dati reali e sulle nuove tecnologie ad esempio, evitando opere inutili quanto costose figlie di un modo di pensare vecchio di almeno venti anni come le trivellazioni petrolifere in Adriatico o grandi opere infrastrutturali come autostrade o trafori che sconvolgono il paesaggio, alterano in modo irreversibile i suoli e gli equilibri naturali, impegnano grandi risorse pubbliche e non vengono utilizzati.
È indispensabile un piano di riassetto idrogeologico e urbano del nostro paese, ripensando le città, gli spazi residenziali, la mobilità, gli spazi verdi e l'energia, recuperando, risparmiando, ottimizzando. Le nuove tecnologie lo consentono, le nuove tendenze e bisogni individuali lo raccomandano, si tratta dunque di attuare ciò che le avanguardie scientifiche ma anche industriali stanno proponendo. Alcuni piccoli segnali li abbiamo avuti anche da Expo 2015, per chi ha voluto leggere questo grande evento mondiale con i nuovi occhi della sostenibilità molti sono stati gli spunti e le proposte.
L'Italia con la sua storia, la sua cultura e il suo territorio ha l'obbligo di giocare un ruolo primario dentro un quadro di Europa-forza trainante. Se sapremo cogliere come italiani e come europei questa opportunità avremo raggiunto quel traguardo che oggi è solo un punto di partenza.
Quindi non una battaglia di restaurazione di vecchie abitudini o di mantenimento di comodi comportamenti, ma uno slancio verso una nuova modernità rispettosa del Pianeta e quindi, ma soprattutto, dell'Uomo.

martedì 22 dicembre 2015



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