Per il paesaggio, l'arte e la natura.
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Il braccio e la mente

Forum del FAI sulla riforma del MiBACT: alle origini del problema.


Visto Dal FAI «Il ministero è una scatola vuota»: è rimasta celebre la constatazione non solo tecnica e giuridica, ma anche politica e culturale, con cui Sabino Cassese, massimo specialista di diritto pubblico, bocciò la nascita fra il 1974 e il 1975, del Ministero dei Beni culturali, creato per impulso di Giovanni Spadolini che per primo ne fu il ministro. Abbiamo chiesto a Cassese di parteciapre al dibattito promosso dal FAI sulla nuova riforma voluta dal ministro Dario Franceschini. Qui di seguito le sue autorevoli riflessioni.

di Sabino Cassese

         Se la disciplina dei beni culturali, quella che risale alle leggi del 1939 e poi arriva al testo unico del 1999 e al codice del 2004, rappresenta la "mente", l'apparato amministrativo, il ministero "ad hoc" creato nel 1974 costituisce il "braccio" del sistema italiano del patrimonio culturale. Ora, mente e braccio non hanno quasi mai proceduto insieme. Dal 1939 al 1974, vi è stata la mente, ma il braccio non c'era: l'amministrazione della legge era affidata ad uffici interni al Ministero della pubblica istruzione, quasi che i beni culturali (le cose d'arte) avessero rilevanza legislativa, ma scarsa o nulla rilevanza amministrativa; che – in altre parole - per la tutela bastasse la norma, senza gli esecutori della norma, o con un numero ristretto di esecutori.
         Questa diffrazione nella propagazione della normativa è continuata dopo il 1974, perché il Ministero fu costituito come un mero contenitore, come se la disciplina del 1939 non avesse bisogno di essere ammodernata e di calare in una struttura amministrativa preparata "ad hoc". Invece, si prese il modello ministeriale classico, con le sue belle piramidi di uffici, e vi si calò dentro la disciplina vecchia. Vecchia, anche se molto efficace, era la normativa degli anni Trenta; vecchio era il modello di ministero che veniva usato. Si combinarono i due modelli e ne venne fuori una "non riforma".
         Gli anni che seguirono furono sonnolenti, con improvvisi risvegli, quelli del testo unico e del codice, e qualche turbamento, dovuto alle microriforme del ministero, che poco modificarono, essendo rimasto in piedi il modello originario. Né la riforma dei Ministeri del 1999 contribuì a migliorare la situazione, perché il Ministero per i beni culturali ne rimase sostanzialmente fuori.


La riforma Franceschini

         L'interesse della fase odierna, che si è aperta nel 2014, sta nella rottura della vita separata di disciplina e di organizzazione, di mente e braccio.
         Di questa nuova vita "coniugale" vedo molti segni: l'attenzione per l'aspetto globale del patrimonio culturale, l'introduzione del cosiddetto artbonus, il nuovo assetto dei musei, la soluzione trovata per Pompei. Sembra, quindi, che finalmente fini e mezzi, disciplina dei beni culturali e ordinamento amministrativo, mente e braccio, procedano appaiati, nel senso che c'è attenzione della politica e del governo per ambedue gli aspetti, quello dell'assetto materiale del patrimonio e quello dei soggetti che debbono gestirlo o controllarlo.
         Il recente libro di Lorenzo Casini ha passato in rassegna e analizzato tutte le novità di questo biennio fecondo di iniziative, indicando anche le strade per ulteriori sviluppi e le prospettive che si aprono a una gestione meno localistica dei beni culturali, e quindi non mi debbo soffermare su ognuno degli interventi.
Mi limito solo a un esempio, quello della sottrazione dei musei alla struttura gerarchizzata e del loro separato evidenziamento. In questo caso, si è preso atto che quel complesso di beni culturali che chiamiamo museo è divenuto luogo privilegiato di fruizione e di ricerca, che richiedeva un adeguato riconoscimento con la concessione di un certo grado di autonomia, in modo che la sua valorizzazione procedesse lungo strade che possano essere diversificate. Si tratta di un processo non diverso da quello che ha riguardato le università, incluse in passato in uno schema ministeriale non diverso da quello di ministeri di esecuzione e non diverso dal percorso che hanno intrapreso, più tardi, gli istituti scolastici.
Non occorre nascondersi le difficoltà che si preannunciano. I nuovi interventi arrivano su decenni di diffrazione e dunque ci vorrà tempo e fatica per riallineare mente e braccio, mettendo in sintonia riforme amministrative generali con quella del settore. Poi, ogni "coniugio", per funzionare, ha bisogno che tutti i soggetti coinvolti collaborino: politica, strutture, personale, opinione pubblica, dovranno cooperare, se vogliono superare gli inconvenienti del passato.

Sabino Cassese

* Giurista. Attualmente professore di "Global governance" al "Master of Public Affairs" dell'"Institut d'Etudes Politiques" di Parigi. Giudice emerito della Corte Costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa. Fra i suoi ultimi libri, «Dentro la corte. Diario di un giudice costituzionale» (Mulino 2015), «Governare gli italiani» (il Mulino 2014), «L'Italia: una società senza Stato» (il Mulino 2011), «Il diritto globale. Giustizia e democrazia oltre lo Stato» (Einaudi 2009). Il suo «Manuale di diritto pubblico» è arrivato alla quinta edizione nel 2014.


Leggi tutti gli interventi

Dialogo sui Beni Culturali

di Andrea Carandini e Dario Franceschini

Il dibattito sulla Riforma del Mibact, iniziato sul sito del FAI nel marzo di quest'anno giunge alla sua battuta conclusiva con un confronto tra il presidente Andrea Carandini e il ministro Dario Franceschini al fine di mettere in evidenza punti di svolta e nodi ancora irrisolti di un tema complesso ma fondamentale per la tutela e valorizzazione dell'immenso patrimonio dei Beni Culturali italiani.

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Trent'anni di un artigiano tra le Soprintendenze

di Marco Magnifico

«I soprintendenti una volta erano Maestri , ancor prima che per me, per il Paese, per i politici, gli amministratori cittadini, per i numerosi funzionari che preparavano al futuro come Socrate  con i suoi alunni, perché sapevano che a loro avrebbero un domani affidato le redini del dorato cocchio dei Beni Culturali italiani. Dove è finito tutto ciò? … Non c'è futuro per una soprintendenza poliziesca e chiusa in se stessa; alla luce della recente, ampia, forse risolutiva, discussa e anche avversata Riforma Franceschini, … il futuro sta solo nel lavoro comune e condiviso con una collettività pubblica e privata sempre più presente, cognita, disponibile e pronta ad un lavoro sussidiario cosciente e di qualità, per altro riconosciuto e incoraggiato dalla costituzione»

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Per una nuova cultura politica del Paesaggio

di Anna Marson

«Dovrebbe essere naturale in un paese come il nostro che dispone tuttora – nonostante gli scempi perpetrati - di un patrimonio di paesaggi unico al mondo, chiedersi ogni qualvolta si prevedono finanziamenti per l'agricoltura, per le infrastrutture, per lo sviluppo economico, quali accorgimenti si possano adottare affinché il paesaggio non solo non venga danneggiato, ma ne esca qualificato»: con questa preoccupazione Anna Marson, già assessore della Toscana, che è riuscita a far approvare per la propria regione il Piano paesaggistico, interviene nel forum promosso da Fai sulla trasformazione del MiBACT.

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Dalla teoria alla pratica dei Beni culturali

di Filippo Maria Gambari

Un archeologo, già sovrintendete della Lombardia, mette alla prova dell'esperienza la attuazione concreta delle nuove leggi che regolano conservazione, la tutela e la valorizzazione, del nostro patrimonio culturale. E individua tre criticità.

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Il valore culturale

di Daniele Manacorda

Le due riforme dei Beni culturali in atto partono dalla constatazione che non si può continuare a fare quello che si è sempre fatto. La prima ha innovato moltissimo imponendo pari dignità fra tutela e valorizzazione. La seconda, che prevede le Soprintendenze uniche, illumina il contesto territoriale e impone un approccio globale al Patrimonio culturale. Una strada, non senza ostacoli, ancora tutta da percorrere. Ecco come.

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La riforma vista da vicino

di Emanuela Carpani

«Per cominciare, proporrei una moratoria nell'artificiosa contrapposizione tra i sostenitori della tutela e quelli della valorizzazione. Quanti fiumi di inchiostro sono già stati versati? Quante energie critiche disperse?»: ecco l'analisi delle leggi Franceschini, fatta da una soprintendente impegnata sul campo a Venezia e Laguna, focalizzata su quei punti critici in cui i principi sono messi alla prova dei fatti e delle realtà più complesse.

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Le solite chiacchiere sull'arte

di Massimo Montella
Crespi

Massimo Montella affronta i punti cruciali della polemica sulle leggi promosse dal ministro Dario Franceschini: «Bisogna riconoscere il valore insito nei beni culturali, comunicarlo in modo da tutti comprensibile, cioè sviluppando un buon marketing… Non si può contrabbandare la valorizzazione per mercificazione… Alla tutela passiva va sostituita una funzione di valore pubblico…»

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Per la valorizzazione della Tutela

di Roberto Cecchi
Crespi

«Se la “valorizzazione” è il futuro del patrimonio culturale la “tutela” è l'essenza della funzione individuata dalla Costituzione»: Roberto Cecchi, già sottosegretario ai Beni culturali interviene con un profonda analisi sugli effetti della trasformazione in atto guidata dal ministro Dario Franceschini....

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Alla ricerca di un nuovo ceto dirigente

di Bruno Zanardi

Crespi

Cosa ne sarà dell'indissolubile insieme di patrimonio artistico e paesaggio, della connessione fra ambiente e cultura che caratterizza l'Italia su tutti gli altri paesi del mondo? Riusciremo a trovare la strada per un radicale ammodernamento culturale delle strutture dell' Amministrazione, con uno Stato troppo presente o troppo assente, quindi insufficiente?

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In nome dell'articolo 9

di Giuliano Volpe
Crespi

Dopo anni di scarsa rilevanza, la discussione intorno alla riforma messa in atto da Franceschini già in due fasi e il tema della valorizzazione e della tutela del patrimonio artistico, museale, paesaggistico hanno ritrovato una nuova centralità politica e culturale. ...

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Il Futuro del Passato: la Riforma del MiBACT

Crespi

È in atto una profonda revisione, con il suo seguito di opinioni a confronto intorno al processo di riforma messo in atto dal ministro Dario Franceschini. Il Fai apre le pagine del suo sito a una discussione come è nello spirito della sua missione, senza idee preconcette, al di là degli schieramenti culturali, fuori da ogni preclusione ideale.

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venerdì 29 aprile 2016



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