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Il dibattito sul Parco archeologico del Colosseo

L'intervento di Giuliano Volpe


Visto Dal FAI Il Presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali e paesaggistici è intervenuto il 24 aprile scorso sul progetto del MiBACT per la creazione del Parco Archeologico del Colosseo che opportunamente prevede di riunire sotto un'unica direzione l'area archeologica più importante della Capitale.

Molte polemiche –spesso pretestuose – hanno recentemente investito il decreto del Mibact del 12 gennaio 2017 che, all’interno del piano di adeguamento delle Soprintendenze Speciali, dispone l’istituzione del Parco archeologico del Colosseo, portando in queste settimane la sindaca di Roma Virginia Raggi a fare addirittura ricorso al T.A.R.

Il Parco archeologico del Colosseo


Il decreto - che nasce dall’Accordo tra il Mibact e Roma Capitale per la valorizzazione dell’area archeologica centrale sottoscritto il 21 aprile 2015 - accorpa sotto un unico istituto dotato di autonomia scientifica, finanziaria, contabile e organizzativa (il Parco archeologico del Colosseo) un’area centrale della Capitale attualmente gestita dalla Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio del Comune di Roma (Fori imperiali, Circo Massimo e Colle Oppio) con quella adiacente – e che comprende Colosseo, Foro romano, Palatino e Domus Aurea - già amministrata dalla Soprintendenza per il Colosseo del Ministero dei beni e delle attività culturali.
Obiettivo del decreto, come definito dal testo ministeriale: migliorare i servizi per i visitatori e adeguare i siti archeologici dell’area del Colosseo agli standard internazionali, tramite la soppressione delle due soprintendenze (quella afferente al Comune e quella afferente al Colosseo) e l’istituzione di un’unica Soprintendenza Speciale, denominata Parco archeologico del Colosseo.

Il punto di vista di Giuliano Volpe


Riteniamo che l’articolo di Giuliano Volpe, archeologo e Professore Ordinario Archeologia Cristiana Medievale Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Foggia, uscito il 24 aprile sull’Huffington Post possa ristabilire un punto di vista oggettivo e non, come spesso (e talvolta istericamente) accade, soggettivo.

Parco del Colosseo. Mettiamo da parte le strumentalizzazioni

Infuriano le polemiche sull'istituzione del Parco archeologico del Colosseo. Polemiche che sembrano tenere in scarso conto i temi di ordine scientifico e culturale, come pure sarebbe giusto trattandosi dell'area archeologica centrale di Roma, con il Colosseo, il Foro romano, il Palatino, la Domus Aurea.
Cerco di offrire un contributo alla riflessione e qualche informazione sui presupposti di questo ultimo atto di quella vera e propria "rivoluzione" realizzata nell'organizzazione del MiBACT dal ministro Franceschini.
Il 30 dicembre del 2014 veniva consegnata al ministro e all'allora sindaco Marino uno studio realizzato da una Commissione paritetica MiBACT-Roma Capitale, presieduta da chi scrive, che proponeva un'analisi e varie soluzioni per una migliore tutela e valorizzazione dell'area archeologica centrale e suggeriva, tra l'altro, la nascita di un organismo unitario. La vera assurdità, infatti, sta nella separazione di competenze tra Stato e Comune. Per il cittadino romano o il turista non ha alcun senso, infatti, che il Foro di Augusto sia gestito dal Comune e il vicino Foro Romano sia di competenza dello Stato. A loro interessa solo avere servizi adeguati, essere accolti da personale competente e gentile, vivere una esperienza di crescita culturale e di piacere della conoscenza. Si giunse in occasione del Natale di Roma del 2015 alla sottoscrizione di un accordo tra ministro e sindaco.
E si lavorò per mesi al progetto di Consorzio che garantisse una gestione congiunta. Poi, per le note vicende, il progetto si bloccò. Ma non la speranza che ripartisse. Per questo motivo lo scrivente chiese un incontro (tenutosi il 14.11.2016) all'assessore Luca Bergamo per illustrare i risultati del lavoro di quella Commissione e proporre la ripresa di un percorso comune. Purtroppo, però, emersero visioni e priorità diverse e non si ebbe alcuno sviluppo.
Ma torniamo al Parco. Si tratta di un atto coerente con la riforma del MiBACT, come quelli che hanno portato a Roma all'autonomia del Museo Nazionale Romano o del Museo di Villa Giulia, e, altrove, dei Parchi di Pompei, di Ercolano, di Paestum, ecc. In questo disegno Roma ha avuto, giustamente, un trattamento privilegiato, come meritano il suo patrimonio e il suo ruolo di Capitale: ben 10 musei-parchi dotati di autonomia scientifica, organizzativa e gestionale (le risorse restano a disposizione di ciascun museo), ognuno con un direttore, un consiglio di amministrazione e un comitato scientifico. E anche alla Soprintendenza, che ora si occuperà della tutela dell'intero patrimonio culturale di Roma, è rimasto – caso unico in Italia – lo statuto speciale. Ricordo che prima della riforma operavano ben tre diverse Soprintendenze statali.
Ora invece c'è finalmente un soggetto unico, che si occuperà di archeologia, di architetture, di opere d'arte, di beni demoetnoantropologici e del paesaggio urbano. E riceverà dal Parco del Colosseo il 30% delle risorse provenienti dalle sue entrate (il 50% resterà al Parco e il 20% andrà al fondo di solidarietà che finanzia tutti i musei statali italiani; complessivamente quindi l'80%, esattamente come accade ora, sarà reinvestito a Roma, tranne che non si pensi che con l'istituzione del Parco il Colosseo o la Domus Aurea vengano trasferiti altrove!).
La nascita del Parco non significa necessariamente una sua separazione dalla città (ricordo che per visitare questi luoghi gestiti fino ad oggi dalla Soprintendenza e anche quelli di competenza comunale si paga un biglietto). Parco non è necessariamente sinonimo di spazio separato. Siamo tutti consapevoli che l'area centrale di Roma debba conservare – e semmai debba accentuare – la sua funzione di spazio vivo e vitale, vissuto dai cittadini innanzitutto e dai visitatori, capace di rendere esplicito il senso dei luoghi e dei monumenti, evitando ogni forma di separatezza tra la città moderna di Roma, con i suoi bisogni e i suoi problemi, e quella antica.
Un'area adeguatamente dotata di servizi, capace di contribuire al miglioramento della qualità della vita urbana, un luogo non solo di contemplazione ma anche di comprensione e di emozione, uno spazio ricco di valori culturali che favorisca la socializzazione e la profonda cura di sé. Dovrebbe essere un vero parco urbano. Questo, insieme al rilancio delle attività di ricerca a livello internazionale, all'ulteriore sviluppo delle iniziative culturali, ai programmi di restauro e, soprattutto, di manutenzione programmata, al deciso miglioramento dei servizi per il pubblico, della comunicazione e dell'uso delle tecnologie, sarà tra i compiti del nuovo direttore, un archeologo dotato di competenze scientifiche e capacità organizzative e gestionali adeguate, che dovrà occuparsi a tempo pieno di questa porzione di Roma. Con la speranza anche possa ripartire un'intesa tra Ministero e Comune, mettendo da parte polemiche e contrapposizioni e chi quelle strumentalizzazioni le alimenta solo per fini politici.
P.S. Ogni archeologo sognerebbe di potersi occupare di una delle aree archeologiche più importanti del mondo ma, per sgomberare il campo da prevedibili strumentalizzazioni, pare opportuno precisare che lo scrivente, per correttezza istituzionale, non è tra i candidati alla direzione del nuovo Parco.

giovedì 27 aprile 2017



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