Per il paesaggio, l'arte e la natura.
Per sempre, per tutti.

"Le solite chiacchiere sull'arte!"

Continua il Forum del Fai sulla riforma del MiBACT


Visto Dal FAI Massimo Montella, ordinario di Economia e gestione dei Beni culturali affronta alla radice i punti cruciali della polemica sulle leggi promosse dal ministro Dario Franceschini: «Bisogna riconoscere il valore insito nei beni culturali, comunicarlo in modo da tutti comprensibile, cioè sviluppando un buon marketing… Non si può contrabbandare la valorizzazione per mercificazione… Alla tutela passiva va sostituita una funzione di valore pubblico…»

di Massimo Montella

Di fatto il paesaggio e il patrimonio storico e artistico sono normalmente in pericolo e in particolare da quando l'Italia è, vivaddio, divenuta una democrazia di massa con un diffuso benessere. In questa nuova condizione occorrerebbe una radicale revisione dell'ordinamento giuridico e amministrativo e delle tecniche d'intervento, sostituendo alla tutela passiva e alla concezione proprietaria, posizionale ed estetizzante dei beni culturali, una nozione di valore pubblico per cui la tutela consegua all'implementazione della loro funzione sociale. I provvedimenti del ministro Franceschini non servono a questo, ma non si può certo imputare ad essi di peggiorare la situazione. Anzi, limitatamente alla ristretta sfera ministeriale, indubbiamente la migliorano.
Ma la contestazione, dichiaratamente dovuta alla nostalgia «dellesoprintendenze come le avevamo conosciute», non si attenua neppure di fronte all'incremento delle risorse per il settore e alle cinquecento nuove assunzioni. Talmente è accesa, da contrabbandare la valorizzazione per mercificazione, fingendo di non comprendere che valorizzare i beni culturali significa promuovere e soddisfare al meglio la richiesta di vederli e di comprenderne il valore intero e che ciò comporta da principio che gli oggetti e i luoghi siano tenuti in buone condizioni e che, quindi, siano resi fisicamente e intellettualmente accessibili: fisicamente, gestendo gli appositi istituti e servizi in modo efficace, efficiente ed economico (purché inefficacia, inefficienza e spreco non siano valori culturali irrinunciabili) e magari rendendone piacevole la frequentazione; intellettualmente, sviluppando intanto le attività di studio utili a riconoscere il valore insito nei beni, per poi comunicarlo in modo da tutti comprensibile ovvero, a ben vedere, sviluppando un buon marketing relazionale, che, in ambito pubblico, non è viziato da esosità. Né viene inficiata la sacralità della cultura, se da ciò inevitabilmente derivano benefici materialmente economici di varia specie e finanche commerciale.
Un'importante funzione, certo non esaustiva, spetta per questo ai musei.  La nomina dei nuovi direttori dei maggiori istituti è un fatto in sé positivo e non ultimo per aver scelto non solo italiani e ministeriali. È un sasso nello stagno della nostra consolidata tradizione, incline a credere che, come affermato da riconosciuti maestri, «le ore più strettamente museali sono quando il Museo è serrato, sottratto alla "consumazione" e tra le raccolte regnano, più solenni, l'immobilità e il silenzio», perché, «sebbene si proclami oggi che un elemento costitutivo fondamentale del Museo è anche il suo pubblico, l'idea di Museo sembra poter sussistere sufficientemente anche senza tale elemento.
Non mancano, in Italia almeno, musei chiusi a tempo indeterminato, né per questo essi cessano di essere tali». Che i contrari a questa innovazione adducano di volere per contro che «i musei siano fabbriche di sapere» è un'altra mistificazione, quasi che i nostri musei non stiano come stanno, chiusi in sé, noncuranti delle esigenze degli utenti e della produttività della spesa. Difficile scommettere su ciò che avverrà davvero, se una maggiore affluenza di visitatori sarà ottenuta grazie a epidermiche forme di intrattenimento, anziché superando le «solite chiacchiere sull'arte» insopportabili non solo per Thomas Bernhard. Ma, comunque vada, un direttore di museo non potrà più vantarsi di essere uno studioso aristocraticamente incurante del pubblico e ignaro di questioni gestionali.
Il problema, piuttosto, è che i soli istituti statali non bastano a valorizzare il "museo diffuso" e non è da credere che gli enti territoriali possano essere sostituiti dal ministero per assicurare il buon funzionamento della fitta rete dei musei locali, sulla quale soltanto può essere incardinata la valorizzazione della generalità del paese.
Né si può prescindere dagli enti territoriali per un'opera di tutela coniugata con lo sviluppo economico e sociale. L'unificazione delle soprintendenze non otterrà per se stessa questo effetto. Nel suo piccolo, tuttavia, e nonostante l'anacronistica definizione di "belle arti", rimedia alla ottocentesca scomposizione metodologico-disciplinare del carattere unitario del patrimonio e semplifica il rapporto fra istituzioni e cittadini. Del resto la qualità dell'azione delle soprintendenze non è tanto questione di organizzazione, ma di adeguata e omogenea formazione degli addetti, anche per evitare, come finora, che la tutela venga diversamente interpretata di luogo in luogo a gusto di ciascun soprintendente.
Ma suscita enorme timore in alcuni la confluenza nell'ufficio territoriale dello Stato finanche delle soprintendenze al pari di tutti gli altri uffici periferici. Dimenticandone le funzioni di rappresentanza del governo e di raccordo tra le istituzioni pubbliche e le varie componenti sociali, si pensa, chissà perché, che il prefetto stia lì per annichilire il collega soprintendente e che il parere del soprintendente sia comunque giusto e insindacabile. Ma l'attendibilità delle critiche è dissipata dalla grottesca idea di democrazia che le ispira, quando si afferma che i soprintendenti dovrebbero agire non come funzionari pubblici, ma come "contropotere al potere politico" e che i cittadini dovrebbero autogovernarsi, tranne che, ovviamente, sottomettersi ai soprintendenti.

*Professore di Economia e gestione dell'eredità culturale all'Università di Macerata, direttore della rivista «Il capitale culturale. Studies on the Value of Cultural Heritage». Ha curato Economia e gestione dell'eredità culturale. Dizionario metodico essenziale appena edito dalla Cedam.

Leggi tutti gli interventi

Dialogo sui Beni Culturali

di Andrea Carandini e Dario Franceschini

Il dibattito sulla Riforma del Mibact, iniziato sul sito del FAI nel marzo di quest'anno giunge alla sua battuta conclusiva con un confronto tra il presidente Andrea Carandini e il ministro Dario Franceschini al fine di mettere in evidenza punti di svolta e nodi ancora irrisolti di un tema complesso ma fondamentale per la tutela e valorizzazione dell'immenso patrimonio dei Beni Culturali italiani.

Continua a leggere ►

 

Trent'anni di un artigiano tra le Soprintendenze

di Marco Magnifico

«I soprintendenti una volta erano Maestri , ancor prima che per me, per il Paese, per i politici, gli amministratori cittadini, per i numerosi funzionari che preparavano al futuro come Socrate  con i suoi alunni, perché sapevano che a loro avrebbero un domani affidato le redini del dorato cocchio dei Beni Culturali italiani. Dove è finito tutto ciò? … Non c'è futuro per una soprintendenza poliziesca e chiusa in se stessa; alla luce della recente, ampia, forse risolutiva, discussa e anche avversata Riforma Franceschini, … il futuro sta solo nel lavoro comune e condiviso con una collettività pubblica e privata sempre più presente, cognita, disponibile e pronta ad un lavoro sussidiario cosciente e di qualità, per altro riconosciuto e incoraggiato dalla costituzione»

Continua a leggere ►

 

Per una nuova cultura politica del Paesaggio

di Anna Marson

«Dovrebbe essere naturale in un paese come il nostro che dispone tuttora – nonostante gli scempi perpetrati - di un patrimonio di paesaggi unico al mondo, chiedersi ogni qualvolta si prevedono finanziamenti per l'agricoltura, per le infrastrutture, per lo sviluppo economico, quali accorgimenti si possano adottare affinché il paesaggio non solo non venga danneggiato, ma ne esca qualificato»: con questa preoccupazione Anna Marson, già assessore della Toscana, che è riuscita a far approvare per la propria regione il Piano paesaggistico, interviene nel forum promosso da Fai sulla trasformazione del MiBACT.

Continua a leggere ►

 

Dalla teoria alla pratica dei Beni culturali

di Filippo Maria Gambari

Un archeologo, già sovrintendete della Lombardia, mette alla prova dell'esperienza la attuazione concreta delle nuove leggi che regolano conservazione, la tutela e la valorizzazione, del nostro patrimonio culturale. E individua tre criticità.

Continua a leggere ►

 

Il valore culturale

di Daniele Manacorda

Le due riforme dei Beni culturali in atto partono dalla constatazione che non si può continuare a fare quello che si è sempre fatto. La prima ha innovato moltissimo imponendo pari dignità fra tutela e valorizzazione. La seconda, che prevede le Soprintendenze uniche, illumina il contesto territoriale e impone un approccio globale al Patrimonio culturale. Una strada, non senza ostacoli, ancora tutta da percorrere. Ecco come.

Continua a leggere ►

 

La riforma vista da vicino

di Emanuela Carpani

«Per cominciare, proporrei una moratoria nell'artificiosa contrapposizione tra i sostenitori della tutela e quelli della valorizzazione. Quanti fiumi di inchiostro sono già stati versati? Quante energie critiche disperse?»: ecco l'analisi delle leggi Franceschini, fatta da una soprintendente impegnata sul campo a Venezia e Laguna, focalizzata su quei punti critici in cui i principi sono messi alla prova dei fatti e delle realtà più complesse.

Continua a leggere ►

 

Per la valorizzazione della Tutela

di Roberto Cecchi
Crespi

«Se la “valorizzazione” è il futuro del patrimonio culturale la “tutela” è l'essenza della funzione individuata dalla Costituzione»: Roberto Cecchi, già sottosegretario ai Beni culturali interviene con un profonda analisi sugli effetti della trasformazione in atto guidata dal ministro Dario Franceschini....

Continua a leggere ►

 

Il braccio e la mente

di Sabino Cassese
Crespi

«Il ministero è una scatola vuota»: è rimasta celebre la constatazione non solo tecnica e giuridica, ma anche politica e culturale, con cui Sabino Cassese, massimo specialista di diritto pubblico, bocciò la nascita fra il 1974 e il 1975, del Ministero dei Beni culturali, creato per impulso di Giovanni Spadolini che per primo ne fu il ministro.

Continua a leggere ►

 

Alla ricerca di un nuovo ceto dirigente

di Bruno Zanardi

Crespi

Cosa ne sarà dell'indissolubile insieme di patrimonio artistico e paesaggio, della connessione fra ambiente e cultura che caratterizza l'Italia su tutti gli altri paesi del mondo? Riusciremo a trovare la strada per un radicale ammodernamento culturale delle strutture dell' Amministrazione, con uno Stato troppo presente o troppo assente, quindi insufficiente?

Continua a leggere ►

 

In nome dell'articolo 9

di Giuliano Volpe
Crespi

Dopo anni di scarsa rilevanza, la discussione intorno alla riforma messa in atto da Franceschini già in due fasi e il tema della valorizzazione e della tutela del patrimonio artistico, museale, paesaggistico hanno ritrovato una nuova centralità politica e culturale. ...

Continua a leggere ►

 

Il Futuro del Passato: la Riforma del MiBACT

Crespi

È in atto una profonda revisione, con il suo seguito di opinioni a confronto intorno al processo di riforma messo in atto dal ministro Dario Franceschini. Il Fai apre le pagine del suo sito a una discussione come è nello spirito della sua missione, senza idee preconcette, al di là degli schieramenti culturali, fuori da ogni preclusione ideale.

Continua a leggere ►

 

giovedì 5 maggio 2016



Inserisci il tuo commento
INVIA
Per inserire un commento devi prima procedere alla LOGIN. Se non hai ancora un account REGISTRATI QUI.
NON CI SONO COMMENTI

I BENI DEL FAI

Castelli, ville, boschi: scopri le
meraviglie del FAI in tutta Italia!

“ROBERT WILSON. TALES”

Emozionati con le opere in mostra
a Villa Panza, Varese.

ISCRIVITI SUBITO AL FAI

Entra con noi nell'Italia che ami.
Dona valore al tuo tempo libero.

1 TESSERA, 1.000 VANTAGGI

Scopri tutti gli sconti riservati
ai nostri iscritti.



Dona valore al tuo tempo libero: iscriviti al FAI!