Risorgimento nei Beni FAI: Villa Panza

La devozione alla causa nazionale di Antonio Litta e la trasformazione della Villa in ambulanza di campagna


Visto Dal FAI I Beni del FAI hanno tutti partecipato al Risorgimento Italiano. Scopriamo insieme la storia e i personaggi di Villa Panza.

Nel 1835 alla morte del duca Pompeo Litta Visconti Arese, la Villa di Varese divenne proprietà del primogenito Antonio, attivo liberale e sostenitore, insieme al fratello Giulio, dei moti milanesi del 1848.
Al ritorno degli austriaci, i due fratelli dovettero riparare in Piemonte, dove Antonio venne nominato capitano dei cavalleggeri di Aosta. Colpito duramente dalla Contribuzione straordinaria di guerra, imposta dal generale Radetzky ai rivoluzionari, Antonio poté in seguito rientrare in Lombardia solo nel 1854. Un anno dopo, il nobile milanese confermò la propria indole indipendente sposando una fanciulla di origini borghesi, mentre il fratello Giulio si unì a Eugenia Attendolo Bolognini, soprannominata per i suoi dichiarati sentimenti patriottici, la “regina delle oche” (gli austriaci erano soliti chiamare “oche” le dame lombardo-venete che lottavano per salvare il “Campidoglio” della nuova Italia).

Successivamente, pur rinunciando allo scontro aperto con il governo austriaco, Antonio continuò ad appoggiare segretamente la causa nazionale e quando, nel 1859, scoppiò la Seconda guerra d'indipendenza, mise a disposizione per il ricovero dei feriti le proprie sontuose dimore, offerta per la quale fu ufficialmente ringraziato da Cavour. Grazie a questo generoso gesto, nella Villa di Varese fu allestita, durante la Battaglia di Biumo del 1859, una delle prime “ambulanze di campagna”, allo scopo di dare assistenza ai feriti già nei pressi del campo di battaglia. Le palle di cannone, tuttora visibili su una delle facciate dell'edificio, sono la testimonianza dell'importante episodio bellico, che, sotto la guida di Garibaldi, si concluse con la vittoria del Corpo dei Cacciatori delle Alpi sull'esercito austriaco.

Coordinamento: Lucia Borromeo Dina
Ricerche storiche: Maria Cristina Brunati, Giorgio Sassi
Si ringraziano inoltre: Sergio Rebora, Giuseppe Armocida

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