Intervista ad Adriana Sartor
Elettrotec, un’azienda a regola d’arte

La cultura e l’arte come fattori chiave di un’azienda moderna, in grado di offrire ai clienti non solo prodotti e servizi innovativi ma anche momenti di serenità e di risveglio dell’animo. Ne è convinta l’amministratore unico di Elettrotec, che ha deciso da tempo di sostenere il lavoro del FAI, “manifestazione del Bello non più a livello privato e individuale ma come espressione di un intero popolo”.

“Sono convinta che sempre più aziende negli anni futuri saranno chiamate ad affiancare al compito esclusivo di costruire prodotti, quello di farsi portatori di valori etici legati al territorio”. Secondo Adriana Sartor, amministratore unico di Elettrotec e vicepresidente Confindustria Lombardia, l’Arte e il Bello stanno assumendo un ruolo sempre più decisivo nelle strategie delle imprese grazie al loro potere unico di favorire la creazione di relazioni con il prossimo e il territorio dove si vive, oltre che agevolare in molti casi le trattative di business.

E’ proprio seguendo queste convinzioni che Adriana Sartor, continuando e implementando il percorso intrapreso dal marito, fondatore di Elettrotec, ha trasformato l’azienda in una sorta di rifugio culturale, una piccola oasi di verde, dipinti e sculture in cui clienti e fornitori possono trovare ogni volta pace e serenità dell’animo. Un’oasi che acquista a maggior ragione valore, visto che Elettrotec è un’azienda specializzata nella produzione di Apparecchi di Controllo per Fluidi per aziende di diversi settori industriali. Un mondo che, solo apparentemente, sembra distante da quello della cultura.

“L’arte - conferma Adriana Sartor - è un modo di vita. Sia da mio marito sia da me, non è mai stata vissuta come qualcosa di statico, ma come il Bello che ti accompagna nella quotidianità. Non è un caso che in azienda abbiamo quadri e sculture, tutti elementi che pochi si aspettano all’interno di un ambiente prettamente industriale. Perché anche il posto di lavoro non deve essere vissuto come una prigione, ma come un bel luogo capace di integrarsi nel modo migliore nella città. Un approccio, questo, che si riflette anche nella ricerca del design dei nostri prodotti, un elemento per noi determinante, perché consegnare al cliente un prodotto bello e curato significa testimoniare quel trasporto emotivo, quell’amore che permea il nostro lavoro. Un modo anche di dire grazie ai nostri clienti che hanno deciso di scegliere i nostri prodotti”.

Elettortec nasce trent’anni fa, il 4 ottobre del 1977, con la mission di produrre Apparecchi di Controllo per Fluidi, destinati a una nicchia molto particolare. La novità è stata però l’aver creato prodotti miniaturizzati con un design molto curato, soprattutto rispetto all’offerta esistente in quel periodo caratterizzata da prodotti di tecnologia americana con poco appeal nelle forme e nello stile. Fin dall’inizio, dunque, l’azienda guidata da Adriana Sartor si confronta con il mondo dell’arte, creando prodotti molto ricercati che ricevono l’approvazione del mercato, consentendole un’evoluzione abbastanza veloce. “La parte più difficile – continua l’amministratore unico - è stata creare bisogni e, quindi, fare ‘cultura di prodotto’, convincendo i clienti, abituati a vedere prodotti di dimensioni molto più grosse, che il prodotto miniaturizzato funzionava altrettanto bene. Superata questa fase, l’azienda ha raggiunto rapidamente momenti di svolta: la creazione di una gamma di prodotti che misurassero la pressione, la portata, il livello e la temperatura, ovvero praticamente tutte le misure di tipo meccanico, rinunciando così a una vocazione di tipo verticalistico; a cui è seguita la scelta di aprire i nostri orizzonti verso il mondo dell’internazionalizzazione, raggiungendo già nel ’95 la Cina, per poi entrare in altri mercati. Cinque anni fa, quando ho assunto la guida dell’azienda, il nostro fatturato estero toccava quota 40% del fatturato totale, mentre oggi abbiamo raggiunto il 70%. La nostra principale forza è la capacità di attirare clienti con prodotti sempre nuovi e con innovazioni costanti. Non a caso dedichiamo ogni anno alla Ricerca & Sviluppo il 10% del nostro fatturato, e non a caso tutti gli anni registriamo qualcosa come 4-5 brevetti”.

Innovazione e arte, dunque, rappresentano da sempre le due anime di Elettrotec. Un mix di tecnologia e cultura che, come sottolinea Adriana Sartor, hanno reso naturale la grande attenzione verso il mondo del FAI. “Il Fondo per l’Ambiente Italiano – conferma Adriana Sartor - è la manifestazione del Bello non più a livello privato e individuale, ma come espressione di un intero popolo. Il Patrimonio italiano è qualcosa di unico al mondo, e il FAI fa parte di questo mondo. A mio avviso, un italiano non può evitare di identificarsi con quella che è la sua radice più profonda, la cultura, e quindi sostenere il FAI dovrebbe essere una cosa naturale. La tutela del nostro Patrimonio è inoltre un biglietto da visita verso l’estero, un modo per diffondere quelli che sono stati i sentimenti più belli della nostra italianità. Per questo motivo mi ha fatto molto piacere entrare nel mondo FAI, diventando un’azienda Corporate Golden Donor, ed entrando così in una sorta di ‘famiglia’ caratterizzata da un forte spirito di ‘corpo’, che vive attraverso tutti noi che siamo attenti al lavoro lodevolmente organizzato e costantemente sostenuto da parte di persone di grande spessore come la nostra Presidente Giulia Maria Mozzoni Crespi, che ha davvero dedicato una vita a difendere la nostra cultura. Intendiamoci: il FAI non è certo un ghetto, o un mondo che si chiude e preclude, ma al contrario qualcosa che nella sua ampia accezione accoglie, e nel suo accogliere si apre, si misura e si confronta con altre culture. Si tratta quindi di una visione che va al di là della mera mission di mantenere un monumento, e che include nel suo lavoro anche l’educazione delle persone al Bello”.

Ma non si tratta solo di difendere valori. La cultura del Bello e dell’Arte si sta rivelando sempre più come uno strumento strategico a livello di business, grazie al clima di fiducia e rispetto che è in grado di creare tra azienda, fornitori e clienti. “Nel lavoro quotidiano – spiega Adriana Sartor - soprattutto in momenti come questi dove le regole del gioco sono molto complesse e le certezze vengono a mancare, le persone sono molto più tese e preoccupate, e di conseguenza trovano meno spazi per i silenzi, per meditare, per guardarsi attorno. Il fatto di avvicinarli con un’azienda come la nostra, dove ho cercato e cerco con tutte le mie forze di mantenere un’oasi dove coltivare il Bello, li lascia piacevolmente stupefatti. Quindi, anche offrire loro un momento di serenità, un ambiente dove possano ammirare delle opere d’arte, oltre alla gamma di prodotti e servizi, rappresenta un valore aggiunto importante. Un discorso, questo, che vale a maggior ragione per i clienti esteri. Non a caso è già da due-tre anni che ho deciso di distribuire ai clienti esteri libri su Milano, perché la mia città, al pari di tutte le città italiane, ha una storia che permea le strade e i monumenti. Noi milanesi non siamo abituati a soffermarci a guardarli, e quindi mostrarli attraverso pubblicazioni fotografiche è un primo importante passo. Quest’anno, poi, ho scoperto il ‘Libro del FAI’, e quindi avrò modo di far conoscere non solo Milano ma tutte le Bellezze italiane. Quelle Bellezze dell’Italia minore, l’Italia della provincia, che non per questo è meno bella. E’ facile, per esempio, trovare in Cina clienti che conoscono Venezia, Firenze, Roma. Ma quando faccio vedere loro che esistono Beni come il Castello di Masino rimangono stupefatti. L’arte dunque mi aiuta molto anche nelle trattative di business. Ho scoperto collezionisti molto attenti ad esempio in Corea, e parlando con loro di lavoro mi sono poi trovata a parlare di percorsi d’arte. In questo senso lo spirito del FAI è utilissimo. Uno spirito che è molto attento al Bello assoluto, che non è esclusivamente quello delle nostre città d’arte, ma che coinvolge, in un’ipotetica corona, tante altre pietre preziose. C’è talmente tanta bellezza nel nostro Paese che a volte ce ne dimentichiamo. Quello che dispiace è vedere che questa normalità si trasforma a volte, soprattutto in alcune periferie, in uno spirito degradato anche nell’approccio verso questa forma d’arte che merita invece un rispetto assoluto. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di dare il nostro contributo con una voce che, grazie al FAI, può diventare davvero un coro assordante”.



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