Intervista ad Alessia Zucchi
Oleificio Zucchi, passione continua
Una storia che inizia nei primi anni dell’Ottocento e prosegue fino ai giorni nostri, mantenendo inalterate nel tempo la passione per il lavoro, l’amore per il territorio e la sensibilità culturale. E’ la storia dell’Oleificio Zucchi, che ha fatto della continuità dei rapporti con clienti, dipendenti e cittadini, il proprio vessillo. Parola di Alessia Zucchi, responsabile acquisti, che ci racconta dei tempi antichi e dell’impegno sociale di oggi, come il restauro in cattedrale a Cremona dell’Altare di San Michele e l’adesione al FAI.
Immaginate una soffitta buia, piena di scatoloni. Immaginate una mano che ne apre uno a caso, rovista qua e là e ne esce con foto e documenti polverosi. Immaginate che quei documenti, firmati dal parroco in persona, testimonino che la storia degli “ogliari” Zucchi incominci nei primi anni dell’Ottocento, completamente immersa nei genuini valori di una volta: passione per il proprio lavoro, entusiasmo, amore per il territorio. Immaginate che quella mano appartenga ad Alessia Zucchi, responsabile acquisti dell’Oleificio Zucchi e figlia dell’attuale titolare.
“La parola è proprio scritta così, ‘ogliari’, con la ‘g’ – spiega Alessia Zucchi – e il documento riporta i risultati di una ricerca negli archivi parrocchiali della prima metà dell’800. Si parla del primo mulino della famiglia Zucchi, da cui tutto nacque. Noi siamo la quinta generazione. L’attività artigianale si trasferì dopo diverso tempo a Pizzighettone, paese in provincia di Cremona, per sfruttare la forza dell’acqua nel processo produttivo. Per il passaggio alla fase industriale bisogna aspettare gli anni ’20, e l’arrivo del Commendatore Gianni Zucchi, zio dell’attuale titolare, che è mio padre. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’attenzione si è concentrata sulla raffinazione dell’olio di semi e sulla vendita sia di quello sfuso, come ingrediente per le aziende agroalimentare, sia di quello confezionato nella bottiglia che arriva al supermercato”.
Fu proprio Gianni Zucchi a plasmare i valori dell’azienda, accogliendo negli anni ’60 l’idea della famiglia Monzino, allora proprietaria della Standa, di creare un vero e proprio “marchio distributore”, e sviluppando rapporti saldi e continui con i propri clienti che durano ancora oggi. “Se dovessi svelare un nostro segreto – conferma Alessia Zucchi – direi che è proprio la continuità dei rapporti con i nostri clienti, una fidelizzazione che in realtà va al di là dell’aspetto meramente commerciale. Alla continuità si affianca anche il forte senso della tradizione e, soprattutto, il forte legame con il territorio, con la città di Cremona. Ho delle fotografie della ditta ai tempi in cui collaborava con la parrocchia di San Bernardo, il quartiere dove si trovava l’azienda, quando consegnavamo al parrocco i semi con il camion della ditta. I principi sono rimasti gli stessi”.
Un legame con il territorio che, grazie a quella “sensibilità culturale” rimasta intatta nei decenni, si è tradotto in numerose attività sociali e culturali, tutte accomunate dall’amore verso la storia e la cultura. “Oltre ad attività in campo più strettamente sociale – prosegue Alessia Zucchi – come per esempio la costruzione dell’oratorio di Pizzighettone, la collaborazione con la Fondazione Teatro Ponchielli e il sostegno di attività sportive, abbiamo rivolto da sempre una grande attenzione verso il recupero di opere storiche. Un esempio su tutti, il restauro dell’altare di San Michele in Cattedrale, arricchito da affreschi trecenteschi, che abbiamo inaugurato il 28 settembre davanti alle istituzioni locali. L’occasione di quest’anno è unica perché il IX centenario di fondazione della Cattedrale coincide con il nostro 60° anno di attività come SpA. Per il prossimo futuro, l’idea è di realizzare altre opere di questo tipo in concomitanza di eventi particolari come, per esempio, il bicentenario della nostra azienda che cadrà nel 2010. Come dicevo prima, l’obiettivo è utilizzare la ricchezza che riusciamo a creare con il nostro business anche per fare qualcosa di buono per la cittadinanza cremonese”.
Davanti a una realtà così, la scelta dell’Oleificio Zucchi di aderire al progetto Corporate Golden Donor del FAI si presenta come un passo quasi naturale. “Io sono iscritta al FAI da quando avevo 18 anni – conclude Alessia Zucchi - Mi è sempre piaciuta l’idea di un ente privato che si occupa del bene pubblico. Visto l’approccio della nostra azienda, per noi è stato quasi ovvio aderire al progetto Corporate Golden Donor. L’Italia è un Paese unico, dotato di un patrimonio incredibile che il settore pubblico non è in grado di gestire in modo autonomo. Per questo Fondazioni come il FAI svolgono un ruolo fondamentale. Tutti, nei limiti delle proprie possibilità, hanno il diritto-dovere di contribuire al bene pubblico. Ed è esattamente quello che abbiamo deciso di fare aderendo al FAI”.
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