Territori d’azienda
Un perfetto esempio di incontro tra cultura d’impresa e progettazione culturale. La riapertura del Mulino di Baresi a opera del FAI, grazie anche all’aiuto di importanti aziende, testimonia al meglio le potenzialità del sostegno imprenditoriale a progetti di lungo respiro legati al territorio. Per lasciare il segno nella società e nel tempo partendo da un’esigenza reale della collettività.
Il processo è lineare: dalla collettività proviene un’esigenza precisa, guidata dall’amore verso la propria terra e la volontà di custodirla e difenderla dall’aggressione del tempo; l’esigenza si fa voce collegiale, e la voce collegiale si fa richiesta ufficiale. La richiesta arriva a destinazione e il progetto di recupero, indissolubilmente legato al territorio, prende forma. La forma viene plasmata dal FAI, forte della sua esperienza ultra trentennale, che fa da tramite avvalendosi del supporto delle aziende, motivate dalla possibilità di realizzare un progetto di lungo respiro che resti nel territorio di appartenenza.
E’ lo stesso iter seguito in occasione del restauro e riapertura del Mulino di Baresi, antico opificio immerso in un’incantevole radura in alta Val Brembana, costretto dal tempo a interrompere quel flusso vitale di acqua che per tanti anni aveva risuonato fra gli alberi del bosco. Dal 1635, il Mulino di Baresi, appartiene alla famiglia Gervasoni, che ha tramandato di padre in figlio le professioni di mugnaio, torchiaro e fabbro.
Votato nella primavera 2003 da 1.300 persone nell’ambito del censimento “I Luoghi del Cuore” promosso dal FAI in collaborazione con Banca Intesa, il mulino è riuscito, grazie alla dedizione e all’entusiasmo dei suoi concittadini, a far giungere il suo richiamo alla Fondazione, che si è subito messa all’opera per trovare la via più efficace per farlo tornare in vita.
Dopo un sopralluogo e un’analisi della fattibilità tecnica, il FAI si è attivata per circondarsi dei migliori attori per vincere anche questa sfida: le aziende. Banca Intesa ha garantito il sostengo economico, affiancata in questo da Italcementi, Fondazione della Comunità Bergamasca Onlus, San Pellegrino, Percassi e Montello Spa. I lavori di restauro e valorizzazione invece sono stati realizzati dall’impresa Ing. G. Pandini di Bergamo.
Un gruppo ben fornito di imprese, ognuna legata al territorio di appartenenza, e ognuna portatrice di competenze, capacità e visioni diverse ma in grado di integrarsi al meglio. Integrazione che ha dato i suoi inevitabili frutti: sabato 22 luglio 2006 la ruota del Mulino di Baresi ha ripreso di nuovo a girare, innalzando finalmente il suo canto di libertà.
Per la prima volta quest’anno, la Fondazione ha affidato all’Associazione Maurizio Gervasoni, costituitasi appositamente per l’occasione, il Bene restaurato per essere restituito alla comunità. Una grande novità rispetto al passato, che ha permesso di rafforzare ancora di più il legame del progetto con il territorio e la sua collettività.
Il segno lasciato dall’iniziativa nel territorio rimarrà indelebile, portando evidente nella sua semplicità la sensibilità di progettazione culturale delle aziende che hanno preso parte a questo progetto comune in difesa delle Bellezze del nostro Paese.

Per il paesaggio, l'arte e la natura.





























