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Giornate FAI d'Autunno
16 - 17 ottobre
ABBAZIA DI S. RUFFINO E VITALE, LAGO DI SAN RUFFINO, LOC. MARNACCHIA

ABBAZIA DI S. RUFFINO E VITALE, LAGO DI SAN RUFFINO, LOC. MARNACCHIA

AMANDOLA, FERMO

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ABBAZIA DI S. RUFFINO E VITALE, LAGO DI SAN RUFFINO, LOC. MARNACCHIA

Apertura a cura di

Delegazione FAI Fermo

Orario

Domenica: 10:00 - 13:00 / 15:00 - 18:00
Note: Dalle 11.00 alle 12.00 non è possibile visitare l'Abbazia

Note per la visita

A CURA DI Delegazione FAI Fermo

Nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, l'Abbazia dei Santi Vitale e Ruffino si trova accanto ad un lago artificiale creato nel 1961 con una imponente diga, per interrompere il corso del fiume Tenna creando una riserva di acqua in caso di annate poco piovose. Quando la diga viene aperta il lago scompare per lasciare il posto al solo letto del fiume. Per tale motivo il lago viene anche chiamato “Lago Fantasma”. Attorno al lago si snoda un sentiero naturalistico percorribile a piedi, a cavallo o in mountain bike.

Lo sviluppo agricolo e artigianale del Fermano è dovuto in gran parte alla presenza dei monaci benedettini. È stato san Benedetto a rilanciare il concetto del lavoro come qualità (stoffa) dell'uomo. L'uomo che continua la creazione di Dio. In alcuni monasteri appare la scritta: Con le nostre mani, ma con la tua forza. I monasteri non erano (non sono) soltanto oasi di preghiera (Ora) ma veri e propri centri imprenditoriali (Labora) e di elaborazione culturale (Lege). L'irradiazione benedettina nelle Marche avvenne attraverso due direttrici: Norcia - Sant'Eutizio in Val Castorana, e Farfa in Sabina - Santa Vittoria in Matenano. I monaci benedettini farfensi raggiunsero l'alto fermano intorno all'898. Si stabilirono prima a Ponte Maglio poi a Santa Vittoria in Matenano per scongiurare gli attacchi ungari e saraceni. I monaci avevano ampie proprietà terriere che diedero in enfiteusi ai coltivatori. L'enfiteusi è un contratto per cui colui che prende il terreno ha l'obbligo di migliorarlo e di pagare un canone modestissimo al monastero. Un altro contratto era il laboritio, una sorta di contratto di mezzadria, per il quale il coltivatore corrispondeva una percentuale di prodotti agricoli al monastero. Enfiteusi e laboritio hanno consentito ai coltivatori di sviluppare una mentalità quasi da piccoli padroncini. Non stupisce quindi lo sviluppo sino al 2012, di tante attività agricole, artigianali e piccolo industriali manifatturiere. Oggi i monasteri maschili benedettini sono scomparsi. Restano, e anche piuttosto fiorenti, quelli femminili. Li si trova a Monte San Martino, Sant'Angelo in Pontano, Santa Vittoria, Fermo, Potenza Picena e Amandola. Il terremoto del 2016 ha costretto le monache di Amandola a lasciare il proprio monastero e spostarsi a Marnacchia, in un casolare di campagna. Il monastero dove hanno abitato per oltre sei secoli (agli inizi era un ospitale dei monaci di San Leonardo) e dove sperano di rientrare al più presto, è intitolato a san Lorenzo. La chiesa annessa è quella di san Pietro. Agli inizi, sul finire del 1200, la comunità monastica aveva sede in quella che oggi è la contrada Cinque Fonti. La nuova badessa ha preso il nome di Madre Paola. «Il Signore – ha detto in una intervista al sito diocesano – ha permesso che molto con il terremoto ci fosse tolto. Ma il Signore ci ha dato molto di più». «Basta uscire al mattino presto e vedere il sorgere del sole, o affacciarsi nel secondo pomeriggio per gustarne il tramonto, perché la preghiera sgorghi spontanea. Qui preghiamo di più – ha spiegato la Badessa – perché la natura è già una preghiera in sé, perché a parlare è il Creato, perché gli uccelli cantano, perché in tutto ciò cogliamo la bontà e la presenza del Signore». Sono nove le monache, di cui quattro provenienti dalla Nigeria. La più anziana è suor Gertrude, ha 89 anni; la più giovane è suor Anastasia, nigeriana, di 46. Sopra il cascinale c'è il frutteto, con alberi di mele rosa dei Sibillini, di prugne, ciliegie, ulivi. Nell'orto le monache hanno piantato mirtilli, cavoli, verze, insalata, cipolle e tante altre verdure. In orari ben precisi, indossano il grembiule, cambiano il velo, infilano i guanti e via, a lavorar la terra che richiama l' Humus, l'umiltà.

L'Abbazia benedettina di San Ruffino e Vitale fu costruita per realizzare la riforma monastica sostenuta da San Romualdo e San Pier Damiani. Notevole era il suo prestigio e fino al 1274 ebbe giurisdizione su diverse chiese dei dintorni, finché nel 1495 venne data in commenda ad un abate esterno all'Ordine benedettino. L'Abbazia fonda su preesistenze romane databili tra l'XI-XII sec. Il convento a due piani racchiude un cortile centrale e la grande torre campanaria quadrangolare. La struttura basilicale è a tre navate suddivise da pilastri con copertura in capriate. Le pareti del presbiterio presentano due affreschi del XIV e del XV secolo. Nella cripta, ripartita in cinque navate da colonne con capitelli decorati da foglie, si trova l'altare con le reliquie di San Ruffino.

COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI?

L'abbazia è aperta solo in particolari ricorrenze religiose e per la celebrazione delle messe. Saranno effettuate visite guidate da chi ne ha curato il restauro. Il percorso intorno al lago sarà illustrato dall'ASSOCIAZIONE NATURALIA mentre l'itinerario è percorribile in autonomia. Il BICI CLUB SIBILLINI di Amandola noleggerà biciclette elettriche per effettuare il percorso intorno al lago e fino alla località di Marnacchia. Presso la località di Marnacchia si potrà visitare il grande uliveto di proprietà MICONI per conoscerne particolarità e ammirare lo splendido panorama della catena montuosa die Sibillini. Nella stessa località si trova il Monastero delle Benedettine.

Visite a cura di

Visite a cura di:Massimo Conti, Piero Milozzi, Enrico Giannini, ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE - OMNICOMPRENSIVO DI AMANDOLA Si terranno diversi eventi collaterali quali: - noleggio e-bike a cura di Bici Club Sibillini di Amandola - esposizione oggetti artigianali delle suore Benedettine di Marnacchia - Apertura uliveto Miconi - Conferenza monachesimo occidentale a cura di Enrico Giannini

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