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Giornate FAI d'Autunno
16 - 17 ottobre
BORGO DI CASTEL TROSINO

BORGO DI CASTEL TROSINO

ASCOLI PICENO

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BORGO DI CASTEL TROSINO

Attenzione!

POSTI ONLINE TERMINATI, possibilità di prenotarsi in loco fino al raggiungimento della capienza massima

Apertura a cura di

Delegazione FAI di Ascoli Piceno

Orario

Sabato: 10:00 - 13:00 / 14:00 - 18:00

Domenica: 10:00 - 13:00 / 14:00 - 18:00

Note per la visita

sabato e domenica turni di visita per 15 persone alle 10,00  10,45  11,30  12,15  15,00  15,45  16,30  17,15

A CURA DI Delegazione FAI di Ascoli Piceno

Al centro della Valle del torrente Castellano, situato su di uno sperone roccioso di indubbio fascino che si erge sul fiume sottostante, Castel Trosino introduce allo straordinario mondo dei Monti della Laga, ad indicare nel nome latino Laca la ricchezza d'acqua di quei monti. Fitti boschi e costante presenza di salti d'acqua rendono unico il paesaggio, soprattutto se si pensa alla estrema vicinanza al mare, che dista solo a 40 KM. A sud un alto costone calcareo è l'ultima propaggine del Colle San Marco, che domina la città di Ascoli, dove si forma una cascata nelle stagioni piovose, oggi meno evidente causa siccità. A nord una potente parete di travertino che costituisce la rupe di Rosara piccolo borgo ascolano, e di fronte il porticato a 10 archi dell'ormai dirupo Monastero di San Giorgio, di epoca medievale. Ai piedi dello strapiombo un invaso artificiale per la produzione di energia elettrica che si va ricoprendo di vegetazione spontanea. Costruito sfruttando la sua inaccessibile posizione naturale, l'unico collegamento era ed è ancora assicurato da un percorso situato nella parte meridionale delle mura, dove c'è ancora l'arco di ingresso ed il pesante portone che veniva chiuso ancora nei primi decenni del secolo scorso. Per chi proviene da Ascoli Piceno il masso su cui sorge Castel Trosino sembra chiudere l'angusta valle, costituendo in tal modo un passaggio obbligato verso i monti dell'Abruzzo. Il Torrente Castellano su cui si erge il Castello è stato da sempre elemento vitale di attività economiche per l'intera zona con i suoi mulini, la cartiera e da ultimo la fluitazione del legname che veniva preso dalla montagna e fatto giungere in città, lasciando trasportare i tronchi dalle acque impetuose del torrente, come attestano le foto dei primi del “900.

Il Borgo ha più volte cambiato nome nella storia, come viene testimoniato da numerosi documenti presenti nell'archivio storico ascolano ( A.D. 940), in Bolle e Brevi di pontefici (risalenti al 1221, al 1258,al 1261), in atti notarili fino ad essere identificato in un documento del 1553 con il nome di Castrum Trisenum. Il toponimo Trosino deriva forse da Trans Suinum (nome antico del Castellano) o da Tres Sinus (tre strapiombi), alludendo ai lati scoperti del masso su cui sorge l'abitato. Si ipotizza un presidio romano per la presenza di un acquedotto, in località Casette, che giungeva ad Ascoli di cui resta visibile l'accesso e vari cuniculi in opus reticulatum nei campi sottostanti. Dalla Fortezza Pia, luogo di arrivo dell'acqua, l'acquedotto si divideva in due rami: uno arrivava alle terme presso l'attuale Forte Malatesta, l'altro, si suppone, nella zona di san Tommaso, vicino all'anfiteatro romano. Luogo di insediamento sin dal neolitico per la sua configurazione difensiva e per la ricchezza delle acque, dopo la dominazione romana, dal V sec. in poi la zona subi l'invasione dei Goti, la riconquista bizantina per divenire poi Presidio longobardo dal VI sec, come si evince dai numerosi toponimi della zona (Leofara, Faraona, Valle Fara, Gualdo), governata per circa due secoli dai gastaldi, plenipotenziari barbari. Dopo la sconfitta di desiderio ultimo re longobardo e il trionfo dei Franchi il Castello fu affidato in feudo all'Abbazia di Farfa. Al centro delle lotte tra Guelfi e ghibellini fu spesso luogo di rifugio delle parti avverse, in virtù della sua capacità difensiva. Si tramanda, senza documentazione storica, che i corpi degli uccisi durante le espugnazioni e gli assedi nel Borgo, a seguito delle lotte venissero gettati in un pozzo posto nella piazza del paese per evitare epidemie. A seguito delle lotte del 1457, tra fazioni nobiliari opposte, il castello fu definitivamente assegnato dal papa alla città di Ascoli, di cui segui le vicende storiche.

Castel Trosino è insieme a Nocera Umbra e Cividale uno dei siti più importanti nella storia dell'Alto Medioevo per una importante ed estesissima necropoli longobarda, ritrovata casualmente nel corso di uno scavo agricolo alla fine dell'800 e scavata nel corso del “900. Anche la presenza di sorgenti di acque salmacine diffuse nella zona determinano l'unicità della visita in una realtà piena di storia. Il Castello introduce ai monti della Laga, uno dei parchi naturali d'Abruzzo al confine con le Marche e attiguo all'altro Parco dei Monti Sibillini delle Marche. Questa contiguità dei parchi determina una natura ancora in gran parte incontaminata. Lo sperone di roccia su cui si erge Castel Trosino si staglia in un paesaggio ancora di grande bellezza e suggestività. Un borgo alto- medievale pieno di fascino per le sue caratteristiche abitative, che seppure frutto di successive edificazioni dovute al tempo e ai numerosi sismi, ha saputo mantenere intatte le tipologie abitative dell'epoca e ha conservato nel tempo i materiali originari, quali grossi conci di tufo e travertino, oltrechè un portale che scandisce l'entrata in una dimensione temporale ormai per noi lontanissima. Rue piccolissime che intersecano un percorso quasi rettilineo, attorno al quale case a due piani raccontano un abitare d'altri tempi. La presenza di un complesso funerario alto medievale longobardo, di indubbia importanza storico-artistica. Oggi i reperti più importanti del corredo funerario ritrovato nelle oltre duecento tombe scavate a partire dagli ultimi decenni dell”800 e durante il “900 si trova in gran parte nel Museo etno-antropologico di Roma e in piccola parte esposti al Museo dell'Alto Medioevo Forte Malatesta di Ascoli Piceno, dove fanno bella mostra di sé alcuni gioielli di rara bellezza.

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Rimasto intatto nella sua pianta alto medievale originaria, con ancora il portale di accesso, il borgo presenta abitazioni che, nel corso dei secoli anche a causa dei numerosi terremoti subiti, hanno riutilizzato stilemi e materiale originario di recupero del luogo. Le abitazioni piccole a due piani in conci di tufo e/o di travertino si susseguono l'una all'altra con le loro scale esterne, piccoli loggiati e orti conclusi, con al centro la Piazza della Macina. Di rilievo la casa di Manfri ‘ o della Regina che la leggenda vuole abitata da una donna di nobile famiglia longobarda visitata spesso da Manfredi, figlio illegittimo, ma geniale, di Federico II. Sempre la leggenda favoleggia di una scala a chiocciola che partiva da una delle torri del Borgo e attraverso un cunicolo lunghissimo arrivava fuori dal Castello. Alla fine del percorso, posta all'estremità somma del borgo si eleva la chiesa di san Lorenzo, costruita nel 1855 su disegno del Cantalamessa, sulle rovine di un complesso abbaziale dei monaci farfensi, citato in un documento già nel 940, da cui si deduce che esisteva già anteriormente a tale data. Un altro documento del 1487 attesta il contratto tra il preposto della chiesa Frà Grazio e Carlo Crivelli per una Pala dell'Altare Maggiore, venduta poi a privati e smembrata, secondo l'ipotesi dello storico Zampetti. Nel 1893 scavi agricoli misero in luce in un campo attiguo al Borgo una tomba con scheletro e oggetti preziosi; da qui l'avvio di lavori che portarono al recupero di oltre 200 tombe, che permettono a Castel Trosino di essere tra i campi funerari più importanti del paese insieme con Cividale del Friuli e Nocera Umbra. Tombe singole, ma anche binate o multiple affiorarono ben presto. Due tra queste si distinguono per il ricco corredo funebre di armi e gioielli che lasciano intendere appartenessero ad un guerriero e ad una nobildonna. Sicuramente utilizzato per circa due secoli dai Longobardi come necropoli, il luogo presenta comunque oggetti che tradiscono influenze bizantine, romane e i reperti più antichi indicano influenze ellenistico- romane a testimoniare il lento processo di assimilazione culturale delle tradizioni artistiche e della cultura locale operata dai Longobardi. Ultimamente si è trovato materiale stratigrafico che indica come il luogo fosse sede di insediamento umano sin dal neolitico.

LUOGO SOLITAMENTE CHIUSO

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