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BORGO E CASTELLO DI VETTIGNÈ

BORGO E CASTELLO DI VETTIGNÈ

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BORGO E CASTELLO DI VETTIGNÈ
Vettigné, territorio nominato per la prima volta in documenti dell'anno 823 (Panero 1985, p. 23) ha un castello posto all'interno di un piccolo nucleo di case; la sua costruzione è assegnata, almeno nelle parti più antiche, al XIV secolo (Ordano 1966; Aguzzi 1991, p. 34) ed in particolar modo per quello che riguarderebbe il tratto di muro che occupa il lato interno orientale (Ordano 1966). Tale datazione potrebbe trovare conferma anche nella presenza, nel libro delle investiture del vescovo di Vercelli Giovanni Fieschi, risalente alla metà del XIV secolo, di vassalli della chiesa residenti a Vettigné, in un feudo ben distinto da quello della comunità del luogo, che potrebbe quindi presupporre la presenza di una fortificazione (Aguzzi 1991, p. 20). Il resto dell'edificio risale invece al secolo XV e il Conti lo ritiene, per le soluzioni architettoniche impiegate, il tipico esempio di castello di pianura di quell'epoca, simile ad altri coevi edificati nel Vercellese (Conti 1977, p. 27). L'Ordano ritiene anche che la costruzione oggi visibile non sia che la rocca di quello che poteva essere un complesso più esteso, come farebbe pensare un tratto di muro, peraltro di non facile collocazione temporale, che si diparte dalla torre dell'angolo sud occidentale (Ordano 1966). Non è da escludere, però, che l'attuale castello sia stato preceduto da un'altra fortificazione; infatti i Vialardi, ai quali si deve l'edificazione dell'attuale fortilizio, erano proprietari del luogo nel 1313, allorché Arrigo VII bandì dal regno la famiglia degli Avogadro, proprietari di Vettigné almeno sin dal 1180 (Aguzzi 1991, p. 17), e con i quali i Vialardi condivisero il feudo dal 1201 (Conti 1977, p. 87). Inoltre pare che anche la famiglia dei Bondonni, attorno al 1224, possedesse alcune proprietà in Vettigné, grazie ad alcune compravendite effettuate da Guala de Bondonnis, vescovo di Vercelli. L'esistenza di un luogo di difesa guelfo non è quindi certo escludibile, tenendo conto dell'epoca di aspre lotte e dell'importanza politica delle famiglie comproprietarie del luogo. Il castello è costituito da una costruzione a pianta quadrangolare che racchiude un ampio cortile, con gli edifici superstiti che occupano la zona occidentale e l'angolo di nord est . Il primo è una massiccia rocchetta munita di una torre cilindrica e di una piccola torretta quadrata, posta a sporgere all'angolo sud ovest. Il secondo corpo di fabbrica è invece un torrione collocato all'angolo opposto, vicino all'ingresso. Entrambe le costruzioni presentano caditoie e merlature, successivamente sopraelevate allo scopo di ricavare delle finestre. I lati nord e sud che chiudono la costruzione sono invece occupati da edifici più recenti, ed in particolare il secondo costituito dai ruderi dell'oratorio di San Giovenale, costruito nel 1745 (Ordano 1966). Il loro aspetto era però, ancora agli inizi del XVIII secolo, molto diverso, a giudicare dalle mura merlate che si possono vedere in un disegno dell'epoca. Sempre dalla stessa fonte iconografica si deduce anche come il castello avesse due ingressi: il principale posto, così come è tuttora, sul lato orientale, e fornito di ponte levatoio, peraltro anche citato in alcuni documenti (Aguzzi 1991, p. 35), ed un secondo accesso posto di fianco alla rocchetta, probabilmente anch'esso munito di ponte, come testimonierebbero le feritoie per l'alloggiamento dei bolzoni. Attualmente il castello è adibito a cascinale e le sue condizioni di conservazione sono alquanto trascurate.

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Vettigné, territorio nominato per la prima volta in documenti dell'anno 823 (Panero 1985, p. 23) ha un castello posto all'interno di un piccolo nucleo di case; la sua costruzione è assegnata, almeno nelle parti più antiche, al XIV secolo (Ordano 1966; Aguzzi 1991, p. 34) ed in particolar modo per quello che riguarderebbe il tratto di muro che occupa il lato interno orientale (Ordano 1966). Tale datazione potrebbe trovare conferma anche nella presenza, nel libro delle investiture del vescovo di Vercelli Giovanni Fieschi, risalente alla metà del XIV secolo, di vassalli della chiesa residenti a Vettigné, in un feudo ben distinto da quello della comunità del luogo, che potrebbe quindi presupporre la presenza di una fortificazione (Aguzzi 1991, p. 20). Il resto dell'edificio risale invece al secolo XV e il Conti lo ritiene, per le soluzioni architettoniche impiegate, il tipico esempio di castello di pianura di quell'epoca, simile ad altri coevi edificati nel Vercellese (Conti 1977, p. 27). L'Ordano ritiene anche che la costruzione oggi visibile non sia che la rocca di quello che poteva essere un complesso più esteso, come farebbe pensare un tratto di muro, peraltro di non facile collocazione temporale, che si diparte dalla torre dell'angolo sud occidentale (Ordano 1966). Non è da escludere, però, che l'attuale castello sia stato preceduto da un'altra fortificazione; infatti i Vialardi, ai quali si deve l'edificazione dell'attuale fortilizio, erano proprietari del luogo nel 1313, allorché Arrigo VII bandì dal regno la famiglia degli Avogadro, proprietari di Vettigné almeno sin dal 1180 (Aguzzi 1991, p. 17), e con i quali i Vialardi condivisero il feudo dal 1201 (Conti 1977, p. 87). Inoltre pare che anche la famiglia dei Bondonni, attorno al 1224, possedesse alcune proprietà in Vettigné, grazie ad alcune compravendite effettuate da Guala de Bondonnis, vescovo di Vercelli. L'esistenza di un luogo di difesa guelfo non è quindi certo escludibile, tenendo conto dell'epoca di aspre lotte e dell'importanza politica delle famiglie comproprietarie del luogo. Il castello è costituito da una costruzione a pianta quadrangolare che racchiude un ampio cortile, con gli edifici superstiti che occupano la zona occidentale e l'angolo di nord est . Il primo è una massiccia rocchetta munita di una torre cilindrica e di una piccola torretta quadrata, posta a sporgere all'angolo sud ovest. Il secondo corpo di fabbrica è invece un torrione collocato all'angolo opposto, vicino all'ingresso. Entrambe le costruzioni presentano caditoie e merlature, successivamente sopraelevate allo scopo di ricavare delle finestre. I lati nord e sud che chiudono la costruzione sono invece occupati da edifici più recenti, ed in particolare il secondo costituito dai ruderi dell'oratorio di San Giovenale, costruito nel 1745 (Ordano 1966). Il loro aspetto era però, ancora agli inizi del XVIII secolo, molto diverso, a giudicare dalle mura merlate che si possono vedere in un disegno dell'epoca. Sempre dalla stessa fonte iconografica si deduce anche come il castello avesse due ingressi: il principale posto, così come è tuttora, sul lato orientale, e fornito di ponte levatoio, peraltro anche citato in alcuni documenti (Aguzzi 1991, p. 35), ed un secondo accesso posto di fianco alla rocchetta, probabilmente anch'esso munito di ponte, come testimonierebbero le feritoie per l'alloggiamento dei bolzoni. Attualmente il castello è adibito a cascinale e le sue condizioni di conservazione sono alquanto trascurate.
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