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GIARDINI PUBBLICI DI PORTA SERIO

GIARDINI PUBBLICI DI PORTA SERIO

CREMA, CREMONA

110°

POSTO

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VOTI 2020
GIARDINI PUBBLICI DI PORTA SERIO
Crema vanta il migliore esempio di giardino pubblico rintracciabile nell’intero territorio della provincia di Cremona. La volontà di dotare la città di un biglietto da visita straordinario, che completasse e facesse tutt’uno con la magnifica e nuova Porta di Serio, progettata dall’architetto cremonese Faustino Rodi e ultimata nel 1807, e con l’avveniristico complesso della Piazza ellittica (oggi piazzale delle Rimembranze) e del viale di santa Maria della Croce – avviati rispettivamente nel 1816 e nel 1817 – fu certamente un motivo guida condiviso e attuato dai diversi Governi cittadini nel corso di mezzo secolo almeno, poiché l’inizio formale dell’allestimento dei giardini pubblici risale al 1858, per la cura della Deputazione del Civico Passeggio. Sorti sull’area già occupata dal bastione maggiore del demolito castello di Crema e su alcune superfici adiacenti, i nuovi giardini, che dovevano aver già trovato qualche precedente sistemazione a verde nella cosiddetta Piazza del Laghetto, per la presenza di un piccolo bacino alimentato dalla roggia Fontana, vennero impostati secondo la prevalente tendenza dell’epoca, ossia secondo i modi scenografici del giardino della natura e del sentimento, che si usa definire come “giardino all’inglese”. Nei primi anni l’area fu circondata da recinzioni e cancelli; nel 1883 un nuovo ramo della roggia Fontana venne condotto a delimitarla sul lato settentrionale, fino a ricongiungersi con l’altro ramo, imprimendo ai giardini, con lo scorrere delle sue acque di fontanile tra alberi e prati, una felice nota di vitalità. Immaginabili incrementi successivi, sostituzioni di alberi o arbusti, parziali risistemazioni, modifica di percorsi, equipaggiamenti di vario tipo, ci hanno consegnato ciò che oggi conosciamo, sebbene negli ultimi decenni sembri che l’attenzione per questo pregevole monumento verde sia progressivamente decaduta, con il rischio di comprometterne l’integrità. I giardini storici, infatti, sono monumenti a tutti gli effetti e non possono essere utilizzati come comuni aree verdi da destinare alla ricreazione intensiva, allo sport o ad altre manifestazioni incongrue con la loro delicata struttura. Qui si possono ammirare diversi patriarchi arborei, come alcuni giganteschi Taxodium distichum e Ginkgo biloba, tutti di oltre trenta metri di altezza, i primi con circonferenza del tronco, a petto d’uomo, di ca. 5 m, i secondi di 3,5 m, oltre a un Liquidambar di dimensioni spettacolari. Ma non mancano diversi altri esemplari annosi, come alcuni tassi (Taxus baccata), pini neri (Pinus nigra) alti poco meno di 40 m, querce farnie (Quercus robur), qualche grande bagolaro (Celtis australis), tigli (Tilia x europaea) e ippocastani (Aesculus hippocastanus). Diversi di loro sono censiti come alberi notevoli dal Piano territoriale di Coordinamento provinciale, per i quali vige una normativa specifica; negli ultimi decenni esemplari di notevoli dimensioni e di elevata età sono purtroppo scomparsi. Una parte dell’area venne sistemata a giardino formale tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, con minori pretese estetiche, ma comunque non disprezzabile, grazie alla densa copertura delle fronde di alberi che costeggiano un breve viale e circondano uno spazio più aperto, dove trova collocazione una serie panchine per la sosta all’ombra, formando un raccordo con il margine dei giardini affacciato sull’area antistante la Porta di Serio e la Rotonda del Piazzale delle Rimembranze, ricco di ippocastani, di platani e di querce rosse americane. È questa la parte più volte rimaneggiata, anche in tempi non lontani, e pure l’area costretta a sopportare maggiormente un utilizzo incongruente con un giardino come il nostro, poiché destinata a ospitare strutture più o meno temporanee (chioschi e cucine da campo, tavoli e panche per il ristoro, pista di pattinaggio) e, attraendo molto pubblico, inducono un conseguente costipamento del terreno che nuoce grandemente alle radici.

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Crema vanta il migliore esempio di giardino pubblico rintracciabile nell’intero territorio della provincia di Cremona. La volontà di dotare la città di un biglietto da visita straordinario, che completasse e facesse tutt’uno con la magnifica e nuova Porta di Serio, progettata dall’architetto cremonese Faustino Rodi e ultimata nel 1807, e con l’avveniristico complesso della Piazza ellittica (oggi piazzale delle Rimembranze) e del viale di santa Maria della Croce – avviati rispettivamente nel 1816 e nel 1817 – fu certamente un motivo guida condiviso e attuato dai diversi Governi cittadini nel corso di mezzo secolo almeno, poiché l’inizio formale dell’allestimento dei giardini pubblici risale al 1858, per la cura della Deputazione del Civico Passeggio. Sorti sull’area già occupata dal bastione maggiore del demolito castello di Crema e su alcune superfici adiacenti, i nuovi giardini, che dovevano aver già trovato qualche precedente sistemazione a verde nella cosiddetta Piazza del Laghetto, per la presenza di un piccolo bacino alimentato dalla roggia Fontana, vennero impostati secondo la prevalente tendenza dell’epoca, ossia secondo i modi scenografici del giardino della natura e del sentimento, che si usa definire come “giardino all’inglese”. Nei primi anni l’area fu circondata da recinzioni e cancelli; nel 1883 un nuovo ramo della roggia Fontana venne condotto a delimitarla sul lato settentrionale, fino a ricongiungersi con l’altro ramo, imprimendo ai giardini, con lo scorrere delle sue acque di fontanile tra alberi e prati, una felice nota di vitalità. Immaginabili incrementi successivi, sostituzioni di alberi o arbusti, parziali risistemazioni, modifica di percorsi, equipaggiamenti di vario tipo, ci hanno consegnato ciò che oggi conosciamo, sebbene negli ultimi decenni sembri che l’attenzione per questo pregevole monumento verde sia progressivamente decaduta, con il rischio di comprometterne l’integrità. I giardini storici, infatti, sono monumenti a tutti gli effetti e non possono essere utilizzati come comuni aree verdi da destinare alla ricreazione intensiva, allo sport o ad altre manifestazioni incongrue con la loro delicata struttura. Qui si possono ammirare diversi patriarchi arborei, come alcuni giganteschi Taxodium distichum e Ginkgo biloba, tutti di oltre trenta metri di altezza, i primi con circonferenza del tronco, a petto d’uomo, di ca. 5 m, i secondi di 3,5 m, oltre a un Liquidambar di dimensioni spettacolari. Ma non mancano diversi altri esemplari annosi, come alcuni tassi (Taxus baccata), pini neri (Pinus nigra) alti poco meno di 40 m, querce farnie (Quercus robur), qualche grande bagolaro (Celtis australis), tigli (Tilia x europaea) e ippocastani (Aesculus hippocastanus). Diversi di loro sono censiti come alberi notevoli dal Piano territoriale di Coordinamento provinciale, per i quali vige una normativa specifica; negli ultimi decenni esemplari di notevoli dimensioni e di elevata età sono purtroppo scomparsi. Una parte dell’area venne sistemata a giardino formale tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, con minori pretese estetiche, ma comunque non disprezzabile, grazie alla densa copertura delle fronde di alberi che costeggiano un breve viale e circondano uno spazio più aperto, dove trova collocazione una serie panchine per la sosta all’ombra, formando un raccordo con il margine dei giardini affacciato sull’area antistante la Porta di Serio e la Rotonda del Piazzale delle Rimembranze, ricco di ippocastani, di platani e di querce rosse americane. È questa la parte più volte rimaneggiata, anche in tempi non lontani, e pure l’area costretta a sopportare maggiormente un utilizzo incongruente con un giardino come il nostro, poiché destinata a ospitare strutture più o meno temporanee (chioschi e cucine da campo, tavoli e panche per il ristoro, pista di pattinaggio) e, attraendo molto pubblico, inducono un conseguente costipamento del terreno che nuoce grandemente alle radici.
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