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I Luoghi del Cuore
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LAMOLI DI BORGO PACE (PU)

LAMOLI DI BORGO PACE (PU)

LAMOLI, PESARO E URBINO

187°

POSTO

889

VOTI 2020
LAMOLI DI BORGO PACE (PU)
Il piccolo borgo di Lamoli, con i suoi 90 abitanti circa, parzialmente ricostruito dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale è ricco di storia con il suo caratteristico ponte "romanico" che permetteva dal lato sinistro del fiume Meta di arrivare all'Abbazia, ora solo pedonabile, affiancato ad un ponte moderno percorribile con l'auto. Quando si parla di Lamoli sono da ricordare: l'Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo (Luogo del Cuore, 8 posto nel 2018); la torre "Sacrario" monumento ai Caduti con una piccola chiesa ai suoi piedi costruita nel 1958 per volere del Commendatore Gabellini di Lamoli; un reperto di origine etrusca (una pietra tondeggiante) simbolo di fertilità, visibile del giardino dell'Oasi San Benedetto, rinvenuta sulla sommità di un promontorio sopra cava di Lamoli detta il Catenaio; la via dei fabbri, oggi via Mutini, sotto all'abbazia, al tempo dei monaci fucina fabbrile; un gruppo di case sopra via Cailuga, che domina con una piccola piazzetta antistante, sembra essere il primo insediamento abitativo del paese; la vecchia stazione dei carabinieri ora casa privata; il "Castellaccio" sopra l'abbazia di Lamoli, dove è stata costruita una casa ma sono ancora visibili le mura dell'antico castello; il Museo dei Colori Naturali Delio Bischi; i numerosi sentieri naturalistici tra acque e boschi; le fonti di acqua sulfurea, quella più accessibile è sulla strada bianca Cà Pezzolo/Valderica, dedicata a Giacomo Mangani (al di là del torrente "Fosso Lissola") Se percorressimo, a ritroso nel tempo, più di duemila anni, avremmo la possibilità di visualizzare la stretta valle lamolese in epoca romana (III secolo a. C.). Probabilmente questa si presentava come un insediamento rurale, un pagus, sottoposto alla giurisdizione di Tifernum Tiberinum (Città di Castello). Lentamente, nel VI secolo d.C., il pagus scompariva trasformandosi in castra: nasce il Castrum Lamularum (Castello delle lame o delle lamule), sede del Vicariato di Lamoli. Il Castrum, protetto da possenti cortine murarie, intervallate da torri, e raggiungibile solo attraverso un ponte, ancora esistente, era ben distinto dall’Abbazia fortificata (Badia de l’Amola), fondata pochi anni dopo la morte di San Benedetto (VI secolo). Grazie ai Benedettini, Lamoli, divenne una famosa fabbrica di travi: queste ultime, inviate come tributo a Roma, con il marchio AUF (Ad Usum Fabricae), erano utilizzate nell’edilizia civile e religiosa della città dei papi. Continuando il nostro viaggio nella storia di Lamoli, scopriremmo che in seguito alla donazione carolingia della Pentapoli a favore del Papato (fine VIII secolo), il Castrum Lamularum fu sede del Legato della Massa del Beato Pietro (Massa Trabaria). Al XIII secolo, invece, risalgono lo Statuto (Statuti Castri Lamularum) e il Nullius. La decadenza iniziò con il XIV secolo, quando, i Benedettini abbandonarono il sito poi ceduto ad Abati Commendatari, fino al XIX secolo. Con la soppressione della Commenda i beni dell’Abbazia caddero sotto la sfera giuridica della Cattedrale di S. Angelo in Vado. Ai giorni nostri, del complesso abbaziale e del Castello, rimangono la Chiesa di San Michele Arcangelo e alcuni ruderi. La costruzione del primitivo nucleo della Chiesa, più volte restaurata, risale al VII secolo. L’edificio in tardo stile romanico, realizzato in arenaria, è suddiviso in tre navate, e consta di un ampio presbiterio rialzato. Al centro della cripta è possibile osservare una colonna che potrebbe appartenere alle originarie strutture del VII secolo, forse di fattura longobarda. All’interno del cenobio, sono di particolare interesse : alcuni frammenti di affreschi, di scuola umbra; un’esposizione di documenti d’archivio, compreso un’esemplare manoscritto degli Statuti Castri Lamularum, del XVII secolo; numerosi frammenti di stucco decorato, di tradizione preromanica, rinvenuti nella cripta e riconducibili ad edifici ravennati (come quelli di San Vitale).

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Il piccolo borgo di Lamoli, con i suoi 90 abitanti circa, parzialmente ricostruito dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale è ricco di storia con il suo caratteristico ponte "romanico" che permetteva dal lato sinistro del fiume Meta di arrivare all'Abbazia, ora solo pedonabile, affiancato ad un ponte moderno percorribile con l'auto. Quando si parla di Lamoli sono da ricordare: l'Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo (Luogo del Cuore, 8 posto nel 2018); la torre "Sacrario" monumento ai Caduti con una piccola chiesa ai suoi piedi costruita nel 1958 per volere del Commendatore Gabellini di Lamoli; un reperto di origine etrusca (una pietra tondeggiante) simbolo di fertilità, visibile del giardino dell'Oasi San Benedetto, rinvenuta sulla sommità di un promontorio sopra cava di Lamoli detta il Catenaio; la via dei fabbri, oggi via Mutini, sotto all'abbazia, al tempo dei monaci fucina fabbrile; un gruppo di case sopra via Cailuga, che domina con una piccola piazzetta antistante, sembra essere il primo insediamento abitativo del paese; la vecchia stazione dei carabinieri ora casa privata; il "Castellaccio" sopra l'abbazia di Lamoli, dove è stata costruita una casa ma sono ancora visibili le mura dell'antico castello; il Museo dei Colori Naturali Delio Bischi; i numerosi sentieri naturalistici tra acque e boschi; le fonti di acqua sulfurea, quella più accessibile è sulla strada bianca Cà Pezzolo/Valderica, dedicata a Giacomo Mangani (al di là del torrente "Fosso Lissola") Se percorressimo, a ritroso nel tempo, più di duemila anni, avremmo la possibilità di visualizzare la stretta valle lamolese in epoca romana (III secolo a. C.). Probabilmente questa si presentava come un insediamento rurale, un pagus, sottoposto alla giurisdizione di Tifernum Tiberinum (Città di Castello). Lentamente, nel VI secolo d.C., il pagus scompariva trasformandosi in castra: nasce il Castrum Lamularum (Castello delle lame o delle lamule), sede del Vicariato di Lamoli. Il Castrum, protetto da possenti cortine murarie, intervallate da torri, e raggiungibile solo attraverso un ponte, ancora esistente, era ben distinto dall’Abbazia fortificata (Badia de l’Amola), fondata pochi anni dopo la morte di San Benedetto (VI secolo). Grazie ai Benedettini, Lamoli, divenne una famosa fabbrica di travi: queste ultime, inviate come tributo a Roma, con il marchio AUF (Ad Usum Fabricae), erano utilizzate nell’edilizia civile e religiosa della città dei papi. Continuando il nostro viaggio nella storia di Lamoli, scopriremmo che in seguito alla donazione carolingia della Pentapoli a favore del Papato (fine VIII secolo), il Castrum Lamularum fu sede del Legato della Massa del Beato Pietro (Massa Trabaria). Al XIII secolo, invece, risalgono lo Statuto (Statuti Castri Lamularum) e il Nullius. La decadenza iniziò con il XIV secolo, quando, i Benedettini abbandonarono il sito poi ceduto ad Abati Commendatari, fino al XIX secolo. Con la soppressione della Commenda i beni dell’Abbazia caddero sotto la sfera giuridica della Cattedrale di S. Angelo in Vado. Ai giorni nostri, del complesso abbaziale e del Castello, rimangono la Chiesa di San Michele Arcangelo e alcuni ruderi. La costruzione del primitivo nucleo della Chiesa, più volte restaurata, risale al VII secolo. L’edificio in tardo stile romanico, realizzato in arenaria, è suddiviso in tre navate, e consta di un ampio presbiterio rialzato. Al centro della cripta è possibile osservare una colonna che potrebbe appartenere alle originarie strutture del VII secolo, forse di fattura longobarda. All’interno del cenobio, sono di particolare interesse : alcuni frammenti di affreschi, di scuola umbra; un’esposizione di documenti d’archivio, compreso un’esemplare manoscritto degli Statuti Castri Lamularum, del XVII secolo; numerosi frammenti di stucco decorato, di tradizione preromanica, rinvenuti nella cripta e riconducibili ad edifici ravennati (come quelli di San Vitale).
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