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MOLINO DALLA TORRE "ZORZINI"

MOLINO DALLA TORRE "ZORZINI"

MEZZANA, TRENTO

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POSTO

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VOTI 2020
MOLINO DALLA TORRE "ZORZINI"
Non si può dire che il Molino di Mezzana sia un edificio di pregio, né dal punto di vista architettonico né artistico. Il suo è il valore della memoria, di un passato che non esiste più, dei ricordi di chi lo ha visto in funzione, di chi allora bambino vi portava il grano, l’orzo, di chi abita in questo luogo e di chi vi abiterà. Si tratta di una piccola costruzione nel cuore del centro storico del paese, in prossimità del rio Spona che con la forza delle sue acque permetteva il funzionamento delle macchine. Da alcuni anni su una delle facciate dell’edificio è appeso il cartello VENDESI. Il Molino restituito alla sua dignità potrebbe essere il volano per la rinascita del centro storico di Mezzana che vede crescere il numero delle case disabitate e la progressiva scomparsa di ogni anche piccola attività commerciale. I primi documenti che ricordano quest’opificio datano all’inizio del XIX secolo (1816 e 1821): all’epoca apparteneva a Carlo Redolfi. In base al catasto del 1859 l’edificio era delle sorelle Barbara e Teresa Gosetti, mentre citazioni al “Pra’ del Molino “, si susseguono per i decenni successivi, come documentano alcuni atti dell’Archivio Salvadori “Batài” (proprietà privata). Nel 1913 Eugenio Dalla Torre “Felicin” vendette il molino a Giovanni Dalla Serra, che nel 1924 lo alienò ai fratelli Bortolammeo Tommaso (1867 – 1943) e Pietro (1868 -1924) Dalla Torre “Zorzini”. I due continuarono l’attività molitoria, proseguita con Vittore Giovanni (1900 – 1965), che, curiosità ricevette dalle persone di Mezzana il soprannome personale di “molinar”, in altre parole di “mugnaio” e fu l’ultimo a operare nel mulino. Rimasta inattiva, la struttura passò di proprietà negli Anni novanta del XX secolo. Da documenti dell’archivio Dalla Torre “Zorzini” del 1924 si apprende che il Molino aveva una resa giornaliera di due quintali e vi si macinava quasi solo farina integrale. Dopo la morte di Vittore Giovanni “il molinar” e in seguito ai cambiamenti socio economici, il Molino è entrato a far parte di quei luoghi destinati all’oblio, al degrado o alla scomparsa. Al suo interno le macine e il torchio dell’olio di lino, gli strumenti di lavoro setacci, cilindri e altri tutti accatastati alla rinfusa, tutto abbandonato.

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Non si può dire che il Molino di Mezzana sia un edificio di pregio, né dal punto di vista architettonico né artistico. Il suo è il valore della memoria, di un passato che non esiste più, dei ricordi di chi lo ha visto in funzione, di chi allora bambino vi portava il grano, l’orzo, di chi abita in questo luogo e di chi vi abiterà. Si tratta di una piccola costruzione nel cuore del centro storico del paese, in prossimità del rio Spona che con la forza delle sue acque permetteva il funzionamento delle macchine. Da alcuni anni su una delle facciate dell’edificio è appeso il cartello VENDESI. Il Molino restituito alla sua dignità potrebbe essere il volano per la rinascita del centro storico di Mezzana che vede crescere il numero delle case disabitate e la progressiva scomparsa di ogni anche piccola attività commerciale. I primi documenti che ricordano quest’opificio datano all’inizio del XIX secolo (1816 e 1821): all’epoca apparteneva a Carlo Redolfi. In base al catasto del 1859 l’edificio era delle sorelle Barbara e Teresa Gosetti, mentre citazioni al “Pra’ del Molino “, si susseguono per i decenni successivi, come documentano alcuni atti dell’Archivio Salvadori “Batài” (proprietà privata). Nel 1913 Eugenio Dalla Torre “Felicin” vendette il molino a Giovanni Dalla Serra, che nel 1924 lo alienò ai fratelli Bortolammeo Tommaso (1867 – 1943) e Pietro (1868 -1924) Dalla Torre “Zorzini”. I due continuarono l’attività molitoria, proseguita con Vittore Giovanni (1900 – 1965), che, curiosità ricevette dalle persone di Mezzana il soprannome personale di “molinar”, in altre parole di “mugnaio” e fu l’ultimo a operare nel mulino. Rimasta inattiva, la struttura passò di proprietà negli Anni novanta del XX secolo. Da documenti dell’archivio Dalla Torre “Zorzini” del 1924 si apprende che il Molino aveva una resa giornaliera di due quintali e vi si macinava quasi solo farina integrale. Dopo la morte di Vittore Giovanni “il molinar” e in seguito ai cambiamenti socio economici, il Molino è entrato a far parte di quei luoghi destinati all’oblio, al degrado o alla scomparsa. Al suo interno le macine e il torchio dell’olio di lino, gli strumenti di lavoro setacci, cilindri e altri tutti accatastati alla rinfusa, tutto abbandonato.
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