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MURO DI SORMANO

MURO DI SORMANO

SORMANO, COMO

11,744°

POSTO

7

VOTI 2020
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MURO DI SORMANO
Il Muro era in origine una mulattiera che portava dall’abitato di Sormano alla Colma di Sormano. Era dunque una strada ripidissima che veniva utilizzata per raggiungere i pascoli e i boschi sulla montagna. I contadini la percorrevano con uno slittone, ‘l“traìn”, vuoto in salita e carico, di fieno o di legna, in discesa. Era inoltre il valico per i viandanti diretti verso il Pian del Tivano, Zelbio, Nesso e la sponda del lago che corre da Como a Bellagio. Il percorso parte in un’area verde ai margini di un torrente e sale nel bosco per poi aprirsi man mano in un paesaggio di straordinaria bellezza. Chi sale si trova di fronte le montagne circostanti: i Corni di Canzo, il Cornizzolo, il Barzaghino, il Palanzone e, più lontano verso est, il Resegone e le Grigne. Fino a raggiungere la Colma dove un belvedere permette a tutti di sostare ad ammirare uno spettacolo magnifico. Sul finire degli anni ’50 Vincenzo Torriani era alla ricerca di nuove idee per rendere più selettivo ed appassionante il Giro di Lombardia. L’allora sindaco di Sormano, Angelo Testori, propose di inserire questa ripidissima mulattiera nel percorso. Dopo molti dubbi e sopralluoghi si decise di procedere. Nel 1960 venne inserito nel percorso del Giro di Lombardia. Fu un successo clamoroso, la fatica incredibile, l’eroismo dei ciclisti che dopo 200 chilometri di corsa affrontavano il Muro accese la fantasia dei tifosi. Imerio Massignan, per due volte primo sul valico divenne il Re del Muro e Il Muro di Sormano entrò per sempre nella storia del ciclismo. Rimase nel percorso di gara per tre edizioni, fino al 1962. Dopodiché si decise di non affrontare più questa salita estrema, anche per le problematiche generate dalla mancanza di una strada alternativa per le auto. Pian piano il Muro tornò ad essere una semplice mulattiera sulla montagna. Nel 2005 il Comune di Sormano e la Comunità Montana Triangolo Lariano, grazie ad un finanziamento di Regione Lombardia, ripristinarono la strada con un progetto che ne fece oltre che una strada agricola/pista ciclabile una esposizione ambientale all’aperto e uno scrigno di ricordi del mondo del ciclismo. Nel 2012, dopo cinquant’anni, il Giro di Lombardia è tornato sul muro di Sormano. Da allora è passato altre 5 volte. Per gli appassionati di ciclismo il Muro è diventato il simbolo della durezza e della fatica di questo sport. Non è solo una strada, è un luogo bellissimo, di grande ricchezza ambientale e naturalistica, un luogo carico di storia, storia dello sport. E’ nel cuore di migliaia di sportivi, a modo suo è una cattedrale: una cattedrale alla passione per il ciclismo.

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Il Muro era in origine una mulattiera che portava dall’abitato di Sormano alla Colma di Sormano. Era dunque una strada ripidissima che veniva utilizzata per raggiungere i pascoli e i boschi sulla montagna. I contadini la percorrevano con uno slittone, ‘l“traìn”, vuoto in salita e carico, di fieno o di legna, in discesa. Era inoltre il valico per i viandanti diretti verso il Pian del Tivano, Zelbio, Nesso e la sponda del lago che corre da Como a Bellagio. Il percorso parte in un’area verde ai margini di un torrente e sale nel bosco per poi aprirsi man mano in un paesaggio di straordinaria bellezza. Chi sale si trova di fronte le montagne circostanti: i Corni di Canzo, il Cornizzolo, il Barzaghino, il Palanzone e, più lontano verso est, il Resegone e le Grigne. Fino a raggiungere la Colma dove un belvedere permette a tutti di sostare ad ammirare uno spettacolo magnifico. Sul finire degli anni ’50 Vincenzo Torriani era alla ricerca di nuove idee per rendere più selettivo ed appassionante il Giro di Lombardia. L’allora sindaco di Sormano, Angelo Testori, propose di inserire questa ripidissima mulattiera nel percorso. Dopo molti dubbi e sopralluoghi si decise di procedere. Nel 1960 venne inserito nel percorso del Giro di Lombardia. Fu un successo clamoroso, la fatica incredibile, l’eroismo dei ciclisti che dopo 200 chilometri di corsa affrontavano il Muro accese la fantasia dei tifosi. Imerio Massignan, per due volte primo sul valico divenne il Re del Muro e Il Muro di Sormano entrò per sempre nella storia del ciclismo. Rimase nel percorso di gara per tre edizioni, fino al 1962. Dopodiché si decise di non affrontare più questa salita estrema, anche per le problematiche generate dalla mancanza di una strada alternativa per le auto. Pian piano il Muro tornò ad essere una semplice mulattiera sulla montagna. Nel 2005 il Comune di Sormano e la Comunità Montana Triangolo Lariano, grazie ad un finanziamento di Regione Lombardia, ripristinarono la strada con un progetto che ne fece oltre che una strada agricola/pista ciclabile una esposizione ambientale all’aperto e uno scrigno di ricordi del mondo del ciclismo. Nel 2012, dopo cinquant’anni, il Giro di Lombardia è tornato sul muro di Sormano. Da allora è passato altre 5 volte. Per gli appassionati di ciclismo il Muro è diventato il simbolo della durezza e della fatica di questo sport. Non è solo una strada, è un luogo bellissimo, di grande ricchezza ambientale e naturalistica, un luogo carico di storia, storia dello sport. E’ nel cuore di migliaia di sportivi, a modo suo è una cattedrale: una cattedrale alla passione per il ciclismo.
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