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NECROPOLI DI REALMESE

NECROPOLI DI REALMESE

CALASCIBETTA, ENNA

859°

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8

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NECROPOLI DI REALMESE
Lavvio della prima campagna ufficiale di scavi in questarea, fu il seguito di una serie di ricognizioni topografiche condotte da Luigi Bernabò Brea nel 1944; limportanza delle testimonianze archeologiche presenti nel territorio, rilevata dallillustre archeologo, indusse lEnte Provinciale per il Turismo di Enna a finanziare, nel 1949, lesplorazione di un primo nucleo di tombe. Lanno successivo gli scavi continuarono, ancora una volta sotto la guida di Bernabò Brea. Queste due campagne di scavo, che ancora oggi rimangono le principali condotte nellarea della necropoli di Realmese, diedero esiti sorprendenti, essendo state messe in luce duecentottantotto tombe a grotticella. La necropoli, che si sviluppa lungo le scoscese pendici di Cozzo S. Giuseppe, è situata a circa 3 km dal centro abitato di Calascibetta. Larea era in passato percorsa da piccoli torrenti le cui acque, un tempo abbondanti, hanno lasciato traccia nella lussureggiante vegetazione che attualmente interessa la zona. Sul versante meridionale del rilievo si addensa un gruppo consistente di tombe a grotticella artificiale che costituiscono il nucleo centrale della necropoli, la quale si estende anche sugli altri versanti del colle, benché con un numero più esiguo di sepolture. Allo stato attuale delle ricerche, non si conosce lesatta posizione dellabitato pertinente alla necropoli, che sembrava andasse ricercato sulla sommità del vicino Cozzo S. Giuseppe, in una posizione dominante. Tuttavia le esigue tracce di frequentazione individuate in questarea lasciano ancora aperta la questione della probabile ubicazione di un villaggio che - a giudicare dallampiezza della necropoli di cui si serviva - doveva certamente essere molto esteso. Lutilizzo della necropoli di Realmese copre un periodo alquanto esteso, di cui è stata proposta una suddivisione in due fasi principali: la prima, di età protostorica (dalla metà del IX sec. alla prima metà del VII sec. a.C.), è seguita da una seconda di età arcaica (metà del VII sec. secondo quarto VI sec. a.C.). La manomissione delle sepolture avvenuta nel corso dei secoli, ha reso alquanto difficile, nella gran parte dei casi, lindividuazione del rituale funerario. Tuttavia è stato possibile evidenziare la netta prevalenza di sepolture a inumazione collettiva, di tradizione indigena. La maggior parte delle tombe, generalmente di ridotte dimensioni e di forma circolare, presenta la volta convessa tipica delle tombe a forno, ma sono documentati anche soffitti piani. Tracce della frequentazione del sito in epoca bizantina e romana sono state individuate, rispettivamente, allinterno di una tomba a camera del Bronzo Finale, riutilizzata come abitazione, e in due silos per derrate alimentari scavati nel banco roccioso e individuati nel vicino Cozzo S. Giuseppe. Queste evidenze, testimoniano una volta di più la straordinaria continuità insediativa di questarea, le cui prime tracce di frequentazione umana potrebbero risalire alleneolitico, se non addirittura al neolitico, dato il giacimento preistorico scoperto sul fondo della valletta mentre si stavano portando a termine le campagne di scavo, e che ha restituito numerosi frammenti ceramici dellorizzonte culturale di Serraferlicchio, e altri più antichi che sembrano appartenere alla facies stentinelliana.

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Lavvio della prima campagna ufficiale di scavi in questarea, fu il seguito di una serie di ricognizioni topografiche condotte da Luigi Bernabò Brea nel 1944; limportanza delle testimonianze archeologiche presenti nel territorio, rilevata dallillustre archeologo, indusse lEnte Provinciale per il Turismo di Enna a finanziare, nel 1949, lesplorazione di un primo nucleo di tombe. Lanno successivo gli scavi continuarono, ancora una volta sotto la guida di Bernabò Brea. Queste due campagne di scavo, che ancora oggi rimangono le principali condotte nellarea della necropoli di Realmese, diedero esiti sorprendenti, essendo state messe in luce duecentottantotto tombe a grotticella. La necropoli, che si sviluppa lungo le scoscese pendici di Cozzo S. Giuseppe, è situata a circa 3 km dal centro abitato di Calascibetta. Larea era in passato percorsa da piccoli torrenti le cui acque, un tempo abbondanti, hanno lasciato traccia nella lussureggiante vegetazione che attualmente interessa la zona. Sul versante meridionale del rilievo si addensa un gruppo consistente di tombe a grotticella artificiale che costituiscono il nucleo centrale della necropoli, la quale si estende anche sugli altri versanti del colle, benché con un numero più esiguo di sepolture. Allo stato attuale delle ricerche, non si conosce lesatta posizione dellabitato pertinente alla necropoli, che sembrava andasse ricercato sulla sommità del vicino Cozzo S. Giuseppe, in una posizione dominante. Tuttavia le esigue tracce di frequentazione individuate in questarea lasciano ancora aperta la questione della probabile ubicazione di un villaggio che - a giudicare dallampiezza della necropoli di cui si serviva - doveva certamente essere molto esteso. Lutilizzo della necropoli di Realmese copre un periodo alquanto esteso, di cui è stata proposta una suddivisione in due fasi principali: la prima, di età protostorica (dalla metà del IX sec. alla prima metà del VII sec. a.C.), è seguita da una seconda di età arcaica (metà del VII sec. secondo quarto VI sec. a.C.). La manomissione delle sepolture avvenuta nel corso dei secoli, ha reso alquanto difficile, nella gran parte dei casi, lindividuazione del rituale funerario. Tuttavia è stato possibile evidenziare la netta prevalenza di sepolture a inumazione collettiva, di tradizione indigena. La maggior parte delle tombe, generalmente di ridotte dimensioni e di forma circolare, presenta la volta convessa tipica delle tombe a forno, ma sono documentati anche soffitti piani. Tracce della frequentazione del sito in epoca bizantina e romana sono state individuate, rispettivamente, allinterno di una tomba a camera del Bronzo Finale, riutilizzata come abitazione, e in due silos per derrate alimentari scavati nel banco roccioso e individuati nel vicino Cozzo S. Giuseppe. Queste evidenze, testimoniano una volta di più la straordinaria continuità insediativa di questarea, le cui prime tracce di frequentazione umana potrebbero risalire alleneolitico, se non addirittura al neolitico, dato il giacimento preistorico scoperto sul fondo della valletta mentre si stavano portando a termine le campagne di scavo, e che ha restituito numerosi frammenti ceramici dellorizzonte culturale di Serraferlicchio, e altri più antichi che sembrano appartenere alla facies stentinelliana.
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