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Tipografia portoghese

TIPOGRAFIA PORTOGHESE

ALTAMURA, BARI

65°

POSTO

3,371

VOTI 2018
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TIPOGRAFIA PORTOGHESE
La tipografia Portoghese è la prima tipografia di Altamura e custodisce la storia della "comunicazione" di tutto il '900: una produzione di manifesti pubblicitari, etichette per i prodotti dell'industria alimentare altamurana e non solo, manifesti politici, stampe di riviste, manifesti, fogli satirici ecc.. La straordinarietà del patrimonio è dovuta alla presenza di un impianto completo di macchine per i caratteri mobili, due macchine piano cilindriche a funzionamento meccanico, una di fine '800 l'altra datata 1904, altri macchinari datati fra fine '800 e primi '900, utensili, scaffalature, banconi per la composizione di cliches in legno e in zinco. Il sito, divenuto oggi museo non del tutto fruibile per problemi burocratici, rappresenta un importantissimo archivio storico e soprattutto un luogo di elevatissimo interesse per l'archeologia industriale, in quanto custodisce una floridissima memoria del patrimonio immateriale che si è stratificato durante i suoi 110 anni di attività. La Tipografia Portoghese, fondata da Gaetano e Francesco Portoghese nel 1891, viene impiantata nel 1893 in alcuni ambienti dell'ex convento di Sant'Antonio dei Frati Conventuali, a ridosso di Porta Matera. Nell'edificio era stata istituita nel 1872 la Scuola Speciale di Agricoltura con un annesso Convitto per la formazione di agricoltori e fattori e successivamente l'Orfanotrofio Simone-Viti Maino con una scuola elementare di arti e mestieri. Presso la Tipografia Portoghese, gli ospiti dell'orfanotrofio venivano avviati al lavoro e svolgevano il tirocinio. Molti di loro, infatti, intraprendevano l'attività tipografica. Questo stabilimento diventerà nel tempo uno strumento eccezionale per la comunicazione a mezzo stampa e contribuirà a vivacizzare la vita politica e culturale della città. Manifesti, locandine, ordinanze, annunci commerciali, culturali, civili e religiosi, rendiconti economici in parte affissi alle pareti consentono di ricostruire il clima culturale, il dibattito politico, l'attività amministrativa e la storia cittadina lungo tutto il Novecento. Per decenni il Municipio di Altamura e la Banca Mutua Popolare Cooperativa, nota come Banca di Sant'Antonio e oggi Banca Popolare di Puglia e Basilicata, saranno i principali committenti della Tipografia Portoghese diretta prima dai due fondatori e poi da Filippo Portoghese, seguito da suo figlio Nicola fino al 2000, anno in cui la tiporafia interrompe la sua attività commerciale. Nel 2010 la famglia Portoghese, tutt'ora propietaria del bene, ha istituito l'Associazione Culturale Museo d'Arte Tipografca Portoghese e ha avviato un'attività museale in convenzione con il Comune, durata un paio d'anni. Nel 2018 il Museo ha riaperto i battenti per le giornate FAI di Primavera e per altri eventi con cui si intende far ripartire l'attività di un Museo che diventi anche uno spazio di scambio culturale e una vera e propria officina che possa far riscoprire la vera arte della tipografia ai nativi digitali delle nuove generazioni. Tutte le macchine sono, infatti, perfettamente funzionanti e la tipografia è ricca di clichés e caratteri mobili, tutti utilizzabili per le composizioni a mano.

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La tipografia Portoghese è la prima tipografia di Altamura e custodisce la storia della "comunicazione" di tutto il '900: una produzione di manifesti pubblicitari, etichette per i prodotti dell'industria alimentare altamurana e non solo, manifesti politici, stampe di riviste, manifesti, fogli satirici ecc.. La straordinarietà del patrimonio è dovuta alla presenza di un impianto completo di macchine per i caratteri mobili, due macchine piano cilindriche a funzionamento meccanico, una di fine '800 l'altra datata 1904, altri macchinari datati fra fine '800 e primi '900, utensili, scaffalature, banconi per la composizione di cliches in legno e in zinco. Il sito, divenuto oggi museo non del tutto fruibile per problemi burocratici, rappresenta un importantissimo archivio storico e soprattutto un luogo di elevatissimo interesse per l'archeologia industriale, in quanto custodisce una floridissima memoria del patrimonio immateriale che si è stratificato durante i suoi 110 anni di attività. La Tipografia Portoghese, fondata da Gaetano e Francesco Portoghese nel 1891, viene impiantata nel 1893 in alcuni ambienti dell'ex convento di Sant'Antonio dei Frati Conventuali, a ridosso di Porta Matera. Nell'edificio era stata istituita nel 1872 la Scuola Speciale di Agricoltura con un annesso Convitto per la formazione di agricoltori e fattori e successivamente l'Orfanotrofio Simone-Viti Maino con una scuola elementare di arti e mestieri. Presso la Tipografia Portoghese, gli ospiti dell'orfanotrofio venivano avviati al lavoro e svolgevano il tirocinio. Molti di loro, infatti, intraprendevano l'attività tipografica. Questo stabilimento diventerà nel tempo uno strumento eccezionale per la comunicazione a mezzo stampa e contribuirà a vivacizzare la vita politica e culturale della città. Manifesti, locandine, ordinanze, annunci commerciali, culturali, civili e religiosi, rendiconti economici in parte affissi alle pareti consentono di ricostruire il clima culturale, il dibattito politico, l'attività amministrativa e la storia cittadina lungo tutto il Novecento. Per decenni il Municipio di Altamura e la Banca Mutua Popolare Cooperativa, nota come Banca di Sant'Antonio e oggi Banca Popolare di Puglia e Basilicata, saranno i principali committenti della Tipografia Portoghese diretta prima dai due fondatori e poi da Filippo Portoghese, seguito da suo figlio Nicola fino al 2000, anno in cui la tiporafia interrompe la sua attività commerciale. Nel 2010 la famglia Portoghese, tutt'ora propietaria del bene, ha istituito l'Associazione Culturale Museo d'Arte Tipografca Portoghese e ha avviato un'attività museale in convenzione con il Comune, durata un paio d'anni. Nel 2018 il Museo ha riaperto i battenti per le giornate FAI di Primavera e per altri eventi con cui si intende far ripartire l'attività di un Museo che diventi anche uno spazio di scambio culturale e una vera e propria officina che possa far riscoprire la vera arte della tipografia ai nativi digitali delle nuove generazioni. Tutte le macchine sono, infatti, perfettamente funzionanti e la tipografia è ricca di clichés e caratteri mobili, tutti utilizzabili per le composizioni a mano.
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