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VILLA MEDICEA AMBROGIANA

MONTELUPO FIORENTINO, FIRENZE

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VILLA MEDICEA AMBROGIANA
Villa Medicea Ambrogiana ex OPG Un paradiso Perduto La Villa medicea dell’Ambrogiana posta nel comune di Montelupo Fiorentino in provincia di Firenze tra le più maestose delle ville medicee, fu costruita per volere di Ferdinando I dei Medici alla fine del XVI secolo su un preesistente casino di caccia. Si avvantaggiava del privilegiato rapporto con l’acqua, trovandosi alla confluenza dei fiumi Arno e Pesa, era provvista di un porticciolo dove attraccavano i navicelli, amata per i soggiorni di svago, per attività venatorie e quale luogo di sosta negli spostamenti della corte fra Firenze e Pisa. Risulta essere l’unica villa medicea con attracco sul fiume dove la grotta fluviale tuttora presente rappresentava il traid’union tra la Villa e il fiume.Tra gli architetti coinvolti nel progetto di riadattamento dell’edificio emerge la figura di Raffaello Pagni, collaboratore di Bernardo Buontalenti. Prediletta dal Granduca Cosimo III, che vi allestì collezioni di dipinti, ma anche di esemplari botanici e naturalistici con l’aiuto del medico e poeta Francesco Redi, la Villa fu unita nel XVII secolo ad un convento dedicato a S. Pietro d’Alcantara dove Cosimo III fece stabilire monaci giunti appositamente dalla Spagna, tramite un corridoio detto il Corridoio del Principe a modello del Corridoio Vasariano. Fu proprio nella Villa dell’Ambrogiana che nel 1661 Cosimo III incontrò per la prima volta Margherita d’Orleans sposata per procura. Sul finire del XIX secolo il complesso dell’Ambrogiana che aveva già perso interesse per i Lorena, con il passaggio al Regno d’Italia fu adattata a Manicomio Criminale, primo Manicomio Criminale del Regno d’Italia (1886), ospitando anche personaggi noti , come gli anarchici Giovanni Passannante e Pietro Acciarito, accusati, in momenti diversi, di regicidio. In seguito trasformato in Manicomio Giudiziario divenne infine dagli anni settanta del novecento un Ospedale Psichiatrico Giudiziario OPG definitivamente chiuso nel febbraio del 2017. Varcare il portone dell’altomura di cinta, rimasto a lungo invalicabile simbolo di reclusione, significa entrare in un mondo denso di storia ed in grado dievocare storie diverse, dalle cacce dei Medici alle vicende umane dei carcerati, fino all’attuale stato di abbandono e degrado che impedisce l’accesso a molti ambienti interni della Villa e che impone la nostra attenzione sul destino di questo paradiso perduto.
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