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VILLAGGIO SAFFA, EX DOGANA AUSTRIACA E NAVIGLIO

MAGENTA, MILANO

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VILLAGGIO SAFFA, EX DOGANA AUSTRIACA E NAVIGLIO
Il territorio di Magenta comprende numerose fabbriche dismesse, un tempo floride e conosciute anche oltre i confini nazionali. Tra queste SAFFA (Società Anonima Fabbriche Fiammiferi ed Affini) è la maggiore, localizzata nella frazione di Ponte Nuovo di Magenta e Boffalora sopra Ticino, lungo la SR11 Milano-Novara. Fondata nel 1860, SAFFA apre la succursale "Giacomo Medici" a Ponte Nuovo nel 1887 là dove la proprietà aveva acquisito l'intero stabile dell'ormai dismessa dogana austriaca al confine con il Piemonte, situata a ridosso del ponte sul Naviglio Grande, teatro degli scontri della Battaglia di Magenta del 1859. Già nel 1890 lo stabilimento dà lavoro a 900 persone, raggiunge una produzione di 500.000 scatole di fiammiferi e cerini all’anno e si qualifica in breve tempo tra le aziende più importanti d’Europa. La scelta del luogo è strategica per la disponibilità di acqua del vicino canale Naviglio Grande. L’intera vicenda SAFFA è multiforme: a partire da un fiammifero la produzione si arricchisce progressivamente con il potenziamento del settore di ricerca sui materiali di derivazione e scarto. Nascono progetti che danno vita a nuovi materiali e settori di produzione alternativa, contraddistinti da un approccio precursore del concetto di sostenibilità. Negli anni Sessanta, l'ingegner Pietro Molla (marito della futura Santa Gianna Beretta, nata a Magenta), conscio del ridursi sul mercato del consumo di fiammiferi e cerini, decise di convertire gradualmente l'azienda alla produzione di accendini a gas e piezoelettrici, assicurandosi una commissione della prestigiosa ditta francese Cartier. Il tentativo non riuscì tuttavia a risollevare le sorti della fabbrica che aveva già imboccato la fase discendente della parabola, segnata dalla cessione alla Reno de Medici e culminata con la sua definitiva chiusura nel 2002. Dopo la dismissione dello stabilimento parte dell'archivio della SAFFA è stato recuperato e salvato dal macero grazie all'ex dipendente Ermanno Tunesi che ne ha costituito una collezione permanente, oggetto di una mostra tenutasi a Magenta nel 2015. Gli anni d'oro della SAFFA furono accompagnati dallo sviluppo, nell'area antistante allo stabilimento delimitata nord dalla strada statale e ad ovest dal Naviglio Grande, del cosiddetto "Villaggio Saffa". Si tratta di un complesso di edifici distinti, appartenenti a differenti periodi (dagli inizi del '900 al 1962) e tipologie costruttive, destinati ad accogliere le famiglie dei lavoratori dello stabilimento di Ponte Nuovo ed ad ospitare funzioni sociali a servizio della comunità (es. scuole, chiesa, cinemateatro, mensa). Gli edifici furono progettati da illustri esponenti dell'architettura italiana del '900 tra cui Giò Ponti (con cui SAFFA aveva già avviato una collaborazione per la realizzazione di mobili componibili) e Giovanni Muzio. In tempi di assenza di mezzi di trasporto, molte aziende provvedevano infatti a creare strutture adeguate all’accoglienza della manodopera. Saffa fu sensibile al tema, dopo avere dimostrato, già nei primi anni del ‘900, una particolare attenzione all’istruzione e alla formazione delle maestranze. Ancora oggi "Il territorio di Magenta è segnato dalla presenza della fabbrica. La fabbrica è una ferita ancora aperta nella memoria della gente del luogo che non ha mai cessato di pensare che quel passato possa rigenerarsi e generare nuove energie. La gente non dimentica facilmente il valore di un’azienda che ha costituito per molte famiglie l’uscita dalla condizione di povertà, l’affermazione di un forte senso di appartenenza, l’orgoglio di partecipare ad un ciclo di lavoro a beneficio dello sviluppo sociale, ambientale e culturale. E’ venuto il tempo di sostare su questi temi e aprire uno spazio di riflessione su significati e valori che il nostro presente ha perduto, per trarne lezioni che sappiano ispirare quel futuro che ancora non riusciamo a vedere". Daniela Parmigiani - Presidente Associazione UrbanaMente Magenta
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