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Andrea Carandini: il pluralismo spiegato dalla Storia

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Andrea Carandini: il pluralismo spiegato dalla Storia
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12 marzo 2019

Pubblichiamo il discorso del presidente del FAI Andrea Carandini tenuto il 13 marzo 2019 presso il Ministero per i beni e le attività culturali, in occasione della presentazione della ventisettesima edizione delle Giornate FAI di Primavera, dedicate all'arte come ponte tra culture.

È il decimo anno che il FAI presenta rinnovata una propria iniziativa in questa bellissima sala del Ministero per i beni culturali e per questa accoglienza ringrazio il ministro Bonisoli che ha voluto onorarci con la sua presenza.

Da due millenni gli uomini si interrogano sulla ragione delle grandezze universali della Roma pagana e della Roma cristiana e dei suoi due opposti imperi.

Intorno alla metà del I secolo d.C. sono arrivate due memorabili risposte alla domanda: quella dell’imperatore Claudio, dalla parte dei primi, e quella di Paolo cittadino romano e di Pietro analfabeta, apostoli di Gesù, dalla parte degli ultimi.

Claudio è intervenuto nel 48 d.C. per concedere ai maggiorenti della Gallia Transalpina l’entrata nel Senato. Il suo discorso è conservato nelle tavole bronzee di Lione ed è stato ripreso da Tacito negli Annales. L’imperatore ha motivato l’apertura a questi Galli più recentemente romanizzati ricordando che Roma era nata includendo i Sabini, che Romolo e i re suoi successori erano stati tutti stranieri: latini, sabini e greco-etruschi. In seguito Roma si era aperta agli Italici, ai Transalpini, agli Spagnoli, ai Galli della Narbonense e oltre…

Per Claudio il segreto della grandezza di Roma consisteva nella sua capacità di trasformare nemici e stranieri in cittadini e ha sostenuto che, all’opposto, la rovina dei Greci era dovuta al fatto ch’essi avevano trattato i vinti come stranieri da non integrare. Si potrebbe oggi aggiungere che l’impero marittimo Britannico, avendo integrato molto meno di Roma, è durato anche assai meno, per non dire delle sorti attuali dell’Isola.

Contemporaneamente Paolo e Pietro hanno trasformato la missione di Gesù, prima limitata a Israele, in una intrapresa spirituale “fino ai confini del mondo” che ha comportato un affrancarsi dai peculiari rituali giudaici che ne avrebbero impedito la diffusione tra i “gentili” di lingua greca e latina(sette lettere di Paolo e gli Atti degli Apostoli di Luca).

Questi due “piani strategici” di Roma, entrambi millenari e universali e che hanno un segreto in comune, hanno fondato il paesaggio e il patrimonio culturale della Penisola e delle Isole dell’Italia, dando alla nostra patria il primato globale di aver fondato la civiltà occidentale nel corso di quasi tre millenni, fino a quando, agli inizi del ‘600, è sorta la civiltà europea di cui da quattro secoli siamo figli.

Capiamo allora perché il paesaggio e il patrimonio culturale del nostro Paese, lungi dall’apparire unitari e omogenei, sono caratterizzati da innumerevoli particolarità naturali, storiche e artistiche, che ancora oggi si osservano – nonostante la globalizzazione -, anche solo passando da un borgo all’altro.

Inoltre il paesaggio e il patrimonio culturale compongono variegate e plurimillenarie stratificazioni nelle quali si susseguono le più diverse e anche contrastanti civiltà – romana, medievale-cristiana, rinascimentale, controriformistica, risorgimentale e liberal-democratica –, le quali hanno conosciuto, per di più, apporti asiatici, mediterranei, europei e americani; apporti che non sorprendono se solo si ha una idea del cammino che l’umanità ha intrapreso tra il Monte Bianco e l’Etna.

Così la nostra patria appare come un amalgama di metalli preziosi, di origine ora indigena, ora forestiera e ora perfino esotica, prodottosi nell’espressione geografica che viene considerata ancora oggi il più significativo e bel crogiolo del Pianeta.

Nello spirito di questa lega specialissima di cui è composta la Nazione, il FAI presta al paese la sua opera sussidiaria in armonia con l’articolo 118 della Costituzione, essendo convinto che una pubblica opinione informata e attiva sia essenziale al Paese al fianco delle sue rispettate istituzioni.

Proprio a partire dalla concretezza dei suoi beni, il FAI ha appreso che il carattere della patria sta nelle contaminazioni e nelle influenze che si sono rivelate non infezioni e malattie, ma opportunità molteplici da comporre come i colori: separati sulla tavolozza, e miracolosamente integrati nella pittura.

Così le baite Walser in Val Sesia sono di cultura tedesca; gli affreschi a Manta in Piemonte sono di stile francese; l’abbazia di San Fruttuoso in Liguria è stata fondata da cristiani di Tarragona che alla fonte di quell’insenatura hanno salvato dagli Arabi le reliquie del santo; l’abbazia di Cerrate in Puglia ha rivelato affreschi di santi bizantini ignoti in Occidente; la Kolymbethra nella Valle dei Templi ad Agrigento è stata plasmata da greci e cartaginesi; il Giardino Pantesco a Pantelleria ha rivelato la perizia degli Arabi nel mettere a frutto ogni stilla.

Pertanto quest’anno guardiamo da questo punto di vista plurale alle 1.100 aperture delle Giornate Fai di Primavera, che speriamo possano coinvolgere circa un milione di visitatori, ponendo l’accento sul “ponte tra culture” e avvalendoci di Gruppi FAI dallo stesso nome.

Così al Castello di Masino la sala egizia sarà illustrata da un mediatore culturale egiziano e il suo pavimento palmireno da un siriano; a Villa Panza a Varese le maschere tribali saranno raccontate da un sudanese e da un guineano; a Ravenna la chiesa ortodossa del Santo Spirito sarà narrata da una ucraina e una rumena; nel Palazzo Firenze a Roma i continenti affrescati saranno spiegati da una indiana e da un africano.

Detto l’essenziale, non resta che rivolgere il mio ringraziamento appassionato ai 325 gruppi di delegati FAI sparsi in tutta Italia: sono le delegazioni regionali e provinciali con i loro gruppi giovani. Mi rivolgo in particolare ai volontari del progetto “FAI Ponte fra culture”, alle migliaia di studenti che rinsaldano la loro preparazione scolastica tramite l’esperienza degli “Apprendisti Ciceroni” e a tutti coloro che nello spirito volontaristico più puro e partecipativo hanno selezionato luoghi e monumenti con sorprendente fantasia, organizzando e rendendo fruibili le aperture, sempre più numerose, delle Giornate FAI di Primavera.

Siamo ormai quasi 200.000 iscritti al FAI ed entro il prossimo anno vorremmo essere 250.000. Sosteneteci dunque tutti in questa degna e civile impresa, così come ci sostengono: la Presidenza della Repubblica, che ringrazio per la targa che ha assegnato in premio a questa edizione delle Giornate FAI; la RAI, per la settimana che dedica ai beni culturali dal 18 al 24 marzo in collaborazione con il FAI; la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e naturalmente il Ministero per i beni culturali, tanto più amato, quanto più di buon senso.

Andrea Carandini

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