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Api: 70% di miele in meno

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Api: 70% di miele in meno
Attualità

09 settembre 2016

CONAPI - Consorzio Nazionale Apicoltori ha divulgato in questi giorni dei dati estremamente preoccupanti sul raccolto del miele nel 2016 confermando l'allarme che ormai da anni accompagna la vita di questi preziosi insetti, sempre più minacciati non solo nella produzione di miele ma soprattutto nella loro azione fondamentale di impollinatrici di frutta e verdura.

Un allarme che come FAI abbiamo già evidenziato nei mesi scorsi e che abbiamo raccolto lanciando la campagna API a tutela di questa importante specie, ospitando in alcuni dei nostri beni le arnie di apicoltori locali, offrendo le condizioni migliori per la prosperità delle colonie. Sono 4 per ora i beni che ospitano le arnie: Villa dei Vescovi, Podere Casa Lovara a Punta Mesco, Castello e Parco di Masino e Castello di Manta. A breve seguirà l'installazione delle arnie in altri 8 nostri beni.

I dati del raccolto di miele sono pessimi, i peggiori degli ultimi 35 anni. Il miele di acacia bio è passato dalle 437 tonnellate prodotte nel 2015 alle 184 tonnellate di quest'anno – si legge nel comunicato CONAPI - il miele di acacia convenzionale è precipitato da 266 a 91 tonnellate; il miele di agrumi è sceso da 54 a 35 tonnellate per la produzione bio e da 174 a 148 tonnellate per quella convenzionale.

Concordiamo con CONAPI sulle cause di questa grave situazione: condizioni climatiche avverse che portano a un progressivo indebolimento delle api; alveari sotto attacco da acari che colpiscono le colonie, l'uso intensivo di pesticidi in agricoltura.

Ecco l'articolo pubblicato l'8 settembre dal Corriere della Sera in seguito alla diffusione dei dati:

Le api italiane hanno troppi nemici Quest’anno il 70% di miele in meno Dai cambiamenti climatici ai pesticidi. “La peggior produzione dagli anni Ottanta”

Le valigie sono già pronte, dalla settimana prossima i ragazzi cominceranno la scuola a Pontremoli in Lunigiana. Dove i boschi prendono il posto dei campi, i pesticidi praticamente non esistono e le api possono vivere tranquille. Giovanni Guido, 50 anni, fa l’apicoltore da 36. Sta per lasciare la sua casa di Cisterna d’Asti con la moglie e i due figli perché nell’ultimo anno ha perso due terzi del suo miele: “Colpa del meteo, il freddo di maggio ha tenuto fermi gli sciami. E poi dei trattamenti chimici che da queste parti si fanno a vigne e nocciole. Tutti prodotti autorizzati, per carità, ma incompatibili con la vita degli insetti: da 500 alveari iniziali ora ne ho 350”. Per sbarcare il lunario si era messo a produrre pollini: “Ma due anni fa ho trovato quantità di pesticidi di 140 volte superiori alla soglia di legge. I miei erano i campioni più inquinati d’Europa, secondo un rapporto di Greenpeace. Ho dovuto smettere. Il miele rientra nei parametri, però la mia è un’azienda biologica: non voglio venderlo così. E ho anche paura per la nostra salute, queste sostanze mica fanno bene”.

Il 2016 è l’annus horribilis dell’apicoltura italiana, il peggiore degli ultimi 35 secondo i dati diffusi ieri da Conapi (Consorzio nazionale apicoltori) e dall’Osservatorio nazionale miele: “La raccolta è crollata del 70 per cento in Piemonte, Lombardia, Veneto, Sicilia, dove si producono i due tipi di miele più diffusi, acacia e agrumi – dice il presidente dell’Osservatorio Giancarlo Naldi -. La siccità dell’inverno e il maltempo della primavera hanno bloccato le api.”

Ma c’entrano anche i pesticidi usati in agricoltura:” Purtroppo da due anni non abbiamo più dati precisi sugli avvelenamenti perché il sistema di monitoraggio ministeriale Bee Net non è stato rifinanziato, ma le api sono diminuite in tutta Italia”, aggiunge il presidente Conapi Diego Pagani. Le conseguenze? Meno miele italiano (di ottima qualità, molto controllato, a lunga scadenza) nei supermercati, rincari fino al 20 per cento e importazioni in aumento (più 13 per cento dice Coldiretti) con il rischio di trovare sugli scaffali le miscele cinesi contraffatte. “Si tratta di sofisticazioni furbe – spiega Naldi -. Lo sciroppo di riso viene privato dei pollini, che ne farebbero individuare la provenienza, tagliato con il miele europeo e venduto come prodotto Ue. Il nostro consiglio è di cercare il miele nostrano, che sull’etichetta contiene la parola “Italia”. Vista la penuria di acacia e agrumi, quest’anno comprate il miele di coriandolo, che ha conosciuto un piccolo boom, oppure di castagno”.

L’Italia del resto è l’unico Paese al mondo in cui si producono 40 varietà di miele “monoflora”, cioè proveniente da un’unica pianta: “Una biodiversità straordinaria, approfittiamone”, è l’appello dei produttori. Che al viceministro alle Politiche agricole Andrea Olivero hanno chiesto di far ripartire il progetto Bee Net e di intensificare i controlli sui prodotti importati. Il prossimo 17 settembre, poi, verrà firmato un protocollo per promuovere l’uso in agricoltura di trattamenti compatibili con la salute delle api: “Il miele è un’eccellenza del made in Italy, va tutelato”.

di Alessandra Da Monte

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