Dai cantieri: nuove storie da raccontare

Share
Dai cantieri: nuove storie da raccontare

Non c'è riposo nei luoghi di cui ci prendiamo cura in tutta Italia, tra nuovi luoghi appena inaugurati, come Torre e Casa Campatelli a San Gimignano, progetti che stanno per concludersi, come il roseto di Villa Della Porta Bozzolo, e indagini in corso per nuovi interventi, come quello alla Torre Doria presso l'Abbazia di San Fruttuoso.

Torre e Casa Campatelli

Dal 16 aprile 2016 è aperto al pubblico il 31° bene del FAI, che racconta due storie: quella di una tipica famiglia borghese tra Ottocento e Novecento e quella di uno dei più singolari e meglio conservati centri urbani italiani del tardo Medioevo. Si tratta di Torre e Casa Campatelli a San Gimignano, lasciata in eredità al FAI nel 2005 da Lydia Campatelli con lo scopo di “dare una specifica destinazione culturale” al settecentesco palazzo di famiglia che ingloba una delle torri medievali famose in tutto il mondo.

L'avventura del FAI di farsi narratore di un così grande patrimonio di informazioni sul territorio si è affiancata a un'altra sfida altrettanto importante: dare nuova qualità alla proposta culturale favorendo un turismo consapevole che possa essere alternativo alla modalità “mordi e fuggi” tipica delle nostre città d'arte, come San Gimignano che ogni anno accoglie oltre 3.500.000 visitatori. Un progetto ambizioso che ha richiesto l'investimento di 2.000.000 di euro per il restauro, la valorizzazione e l'apertura al pubblico di questo luogo.

L'intervento di restauro

Per la necessità di conoscere in modo approfondito la vita, la storia e le vicende di Torre e Casa Campatelli, una prima fase dei lavori di restauro, iniziati nel 2011, è stata dedicata alla lettura e interpretazione dei segni, delle tracce, delle tecniche costruttive e dell'uso dei materiali, in collaborazione con l'Università di Siena (il dipartimento di Archeologia e Storia dell'Arte e quello di Scienze Fisiche della Terra e dell'Ambiente). Successivamente si è proceduto con il restauro dei prospetti esterni, del tetto, delle pareti interne e dei solai in legno, completando il primo lotto di interventi sulla torre nel 2012. Tra settembre 2014 e agosto 2015 si è provveduto al restauro delle facciate e dei tetti del palazzo, al consolidamento strutturale dello scalone in pietra e dei solai in legno e all'adeguamento funzionale del piano nobile, completato negli ultimi mesi anche nelle soffitte e nel piano terreno per la realizzazione dei servizi di accoglienza per il pubblico.

Il progetto di valorizzazione

Studi scientifici e multidisciplinari, affidati a docenti e ricercatori esperti e locali, hanno permesso di raccogliere i numerosissimi spunti di valore culturale che spaziano dalla storia della città medievale alla ricostruzione delle vicende dei Campatelli, documentate minuziosamente in un archivio di famiglia custodito dalla donatrice Lydia. Una fase di ricerca fondamentale per il progetto di valorizzazione che mira a rendere il pubblico protagonista dell'esperienza di visita, strutturata in due parti:

  • nelle soffitte al secondo piano della casa e nella torre un'introduzione alla conoscenza della città attraverso video proiezioni immersive ed emozionanti sulle pareti dell'edificio e uno spazio liberamente fruibile dal pubblico, che qui potrà consultare i testi della piccola biblioteca dedicata a San Gimignano;
  • nel piano nobile un percorso libero di visita in cui sarà possibile entrare nell'intimità della famiglia Campatelli, sfogliare album fotografici e lettere, soffermarsi su arredi e pitture scegliendo cosa vedere e quanto tempo dedicarvi.

Mobili, quadri, tessuti, oggetti, fotografie hanno, quindi, recuperato la loro originale pregnanza narrativa in un percorso domestico che ha tutte le caratteristiche di un'avventura sentimentale, capace di far rivivere le generazioni che abitarono la casa negli anni cruciali della nostra storia nazionale, dall'Unità d'Italia alle guerre e alle rinascite del Novecento. Una vera e propria porta che offre le chiavi di lettura necessarie a comprendere pienamente la storia del territorio.

Grazie a...

L'elemento più visibile del bene, la torre, è stata intitolata «Torre Fiamma» in memoria della Marchesa Fiamma di San Giuliano Ferragamo, prima Presidente regionale FAI Toscana che si impegnò in prima persona a difesa del patrimonio storico artistico locale e a cui va il merito di aver sostenuto la crescita della Fondazione nella regione.

Il restauro e la valorizzazione di Torre e Casa Campatelli sono stati realizzati dal FAI grazie al generoso contributo di istituzioni, enti pubblici e privati, aziende e cittadini

Il FAI ringrazia per il fondamentale contributo Arcus, Friends of FAI (Luciano e Giancarla Berti, Carla Comelli e Marco Pecori, Liliana Moscheri, Peter e Merle Mullin, Steven e Harriet Nichols, Miles e Nancy Rubin, Rossana Sacchi Zei, Jan Shrem e Maria Manetti Shrem, Jay e Deanie Stein), in memoria di Luigi Moscheri. Grazie per il generoso sostegno a Fondazione Ludovico degli Uberti, Deutsche Post Foundation, Salvatore Ferragamo in memoria di Fiamma di San Giuliano Ferragamo, Roquebrune Si ringrazia per la concreta partecipazione Bosch Italia, Giovanni Cataldi in memoria dei genitori Francesco e Maria, Edmea Guerrieri Cirio, Gabriella Tassinari, Alessandro Favaretto Rubelli. Per l'attività professionale donata, un ringraziamento a Carlo Sisi, Filippo Perego di Cremnago, Duccio Balestracci.

Il FAI ringrazia inoltre le sue Delegazioni e tutti gli Iscritti FAI che hanno risposto con generosità alle richieste di contributi da destinare a Torre e Casa Campatelli. Grazie infine a quanti hanno già contribuito al progetto e a quanti vorranno parteciparvi in futuro.

Abbazia di San Fruttuoso

Dall'8 all'11 aprile la Torre Doria presso l'Abbazia di San Fruttuoso a Camogli (Genova), ha accolto 18 giovani studenti provenienti da tutto il mondo, appassionati di conservazione dei beni culturali e paesaggistici. Nell'ambito della collaborazione scientifica in corso tra il FAI e il Politecnico di Milano, che ha come oggetto di studio proprio la Torre Doria, è stato, infatti, ospitato un workshop internazionale rivolto ad alcuni allievi selezionati nei corsi di Conservation Studio, Laboratorio di Restauro e Laboratorio di Tutela e Gestione del Paesaggio.

Il laboratorio universitario

Il cinquecentesco edificio è così diventato una sorta di ‘quartier generale' dove studenti e tesiste hanno avuto a disposizione tutta la strumentazione necessaria per mappare i materiali e il loro stato di conservazione, applicando alcune tecniche innovative di diagnostica utili per valutare la presenza di patologie in atto e iniziare il monitoraggio microclimatico all'interno della Torre. Data la formazione di alcuni studenti è stato anche possibile schedare le essenze arboree presenti nelle immediate vicinanze della Torre.

Indagini preliminari al progetto di restauro

Gli studenti hanno così potuto contribuire in prima persona alla raccolta della documentazione necessaria affinché l'ufficio tecnico del FAI possa impostare il progetto di restauro e il piano di conservazione programmata sulla Torre Doria, facendo tesoro di un'esperienza che gli ha permesso di mettere in pratica, in un angolo di paradiso sul mare di Portofino, le conoscenze e le competenze acquisite nel proprio percorso di studi.

Sul finire delle quattro giornate di laboratorio una sorpresa in più per i giovani partecipanti che, hanno potuto, grazie alla disponibilità dei restauratori all'opera per il recupero delle facciate e del porticato dell'Abbazia, assistere a una lezione fuori dall'aula universitaria sugli intonaci e i materiali impiegati.

Ecco il commento di Elisa e Laura, le due tesiste del Politecnico di Milano che hanno partecipato al workshop:

“Unico, intenso, magico. Poche parole per descrivere i quattro giorni di workshop a San Fruttuoso. Non capita spesso di poter lavorare in un contesto tanto suggestivo quanto singolare, immersi nella macchia mediterranea e con, a totale disposizione, un bene ricco di storia e di segni del passato. Quattro giorni impegnativi per la vastità del lavoro da svolgere, ma allo stesso tempo piacevoli e sereni per la bellezza del contesto e per la possibilità di elaborare in loco i dati raccolti. Una vera esperienza totalizzante: abbiamo vissuto la vita concreta di San Fruttuoso, fatta di cose semplici ma genuine -"allora ci accompagna lei architetto all'agririfugio? Però in auto non ci staremo con i bagagli..." "no ragazzi, si va a piedi con le torce" "ma quelli sono... due cinghiali!". Abbiamo vissuto a pieno anche gli spazi dell'Abbazia, sfruttando la gentilezza del FAI nel mettere a nostra disposizione la cucina e gli ambienti della Torre, sperimentando così direttamente le potenzialità e i limiti del luogo che, non a caso, è considerato la perla del parco di Portofino. Vivere a 360° gli spazi che ci sono stati offerti è stata un'esperienza carica di emozioni, come non avremmo mai potuto fare altrove. Alzare gli occhi da computer e strumenti e scorgere il blu intenso del mare...siamo grati al FAI per questa grande opportunità!”

Villa Della Porta Bozzolo

Il nuovo roseto di Villa Della Porta Bozzolo, a Casalzuigno (Varese), sta per essere completato. Nei prossimi giorni saranno piantate le ultime varietà di rose che contribuiranno a rendere ancora più speciale lo spettacolo d'arte e natura che la dimora a due passi dal Lago Maggiore offre al pubblico.

Il progetto del roseto

Il progetto, nato nel 2010 da un'idea di Anna Peyron, esperta vivaista e appassionata di rose antiche, e di Umberto Giolli, responsabile delle aree verdi del FAI, ha lo scopo di far conoscere ai visitatori del complesso la storia della rosa. Come ha dichiarato Peyron,“l'obiettivo era, infatti di rappresentarla nel modo più completo possibile anche con delle varietà che non sono più in coltivazione così da offrire al contempo uno spettacolo di fioriture di grande effetto per tutti e delle rarità per un pubblico di appassionati ed esperti”, riuscendo a garantire “tanti trionfi di colore” per tutto l'anno.

Il Giardino delle Rose ha cominciato a prendere forma con la messa a dimora nei terrazzamenti del frutteto, secondo un criterio didascalico per esaltare l'obiettivo didattico, di circa 200 varietà discendenti dalla specie botanica Rosa Gallica. Lungo il bordo del terrazzamento sono state posizionate, alternandole, rose galliche Officinalis (coltivate nei giardini dei primi monasteri per la produzione di acqua di rose, di conserve e per usi medicinali) e Versicolor (una mutazione della precedente con le stesse e caratteristiche di crescita e portamento), mentre all'interno delle aiuole retrostanti, delimitate da una sottile lamina metallica, sono state collocate tutte la varietà ibride di queste specie, dalle magnifiche sfumature di colori, come il carminio, il porpora, il malva, e dai fiori semplici e stradoppi, che formano bassi cespugli ed emanano ricche fragranze.

Gli sviluppi

Nella prima fase era previsto che il roseto si estendesse ai lati del giardino formale, rispettando l'impianto originario del giardino storico settecentesco. In seguito al ritrovamento nell'archivio della famiglia Bozzolo di un altro progetto, sempre settecentesco, si è scelto di valorizzare anche il giardino storico ai lati dello scalone creando sui parterre aiuole dedicate alle più antiche varietà di rosa, raggruppate in famiglie conciliando quindi l'aspetto decorativo e floreale a quello più monumentale.
Tutte le rose (circa 1.000 varietà) saranno allevate in forma il più possibile libera per poterle ammirare in tutto il loro splendore.

Grazie a...

L'intervento al roseto di Villa Della Porta Bozzolo è reso possibile grazie al contributo di Ernesto e Ilaria Carabelli, Giovanni e Francesca Frigieri, Luisa Pacchioni Viterbi, Mario Spada e Gianfranco e Claudia Argentin.

Tutto questo non sarebbe possibile senza di te
Tutto questo non sarebbe possibile senza di te