Dai cantieri: un approccio a 360°

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Dai cantieri: un approccio a 360°

Il recupero di un luogo speciale, di natura o cultura, non consiste solo nel restauro ma anche in cantieri di studio e ricerca, in collaborazione con le università, per meglio conoscere, valorizzare e promuovere i propri beni. Ecco l'aggiornamento sui lavori in corso all'Albergo Diurno Venezia a Milano, l'Abbazia di Santa Maria di Cerrate a Lecce e il Lazzaretto di Verona.

Albergo Diurno Venezia

Oltre 5.000 visitatori: il futuro dell'Albergo Diurno Venezia inizia qui. Inaugurato il 4 dicembre scorso, il piccolo capolavoro Art déco, che giace nel sottosuolo di Milano in corrispondenza di Piazza Oberdan, in soli 9 giorni di apertura al pubblico ha riscosso grande entusiasmo: una vera e propria presa di coscienza collettiva di un luogo storico per la città, restituito ai suoi abitanti e reso fruibile a tutti.

L'intervento del FAI

“Scendere all'Albergo Diurno Venezia è stato come scendere in una Pompei del Novecento. E' bastato aspirare la polvere per riportare alla luce un momento rimasto fermo nel passato. Per me è stato uno shock”: le sensazioni descritte da Andrea Carandini, Presidente del FAI, a quasi 90 anni dall'inaugurazione dell'Albergo Diurno Metropolitano, così si chiamava nel 1926, le hanno probabilmente vissute molti milanesi. I vecchi pannelli all'ingresso con la scritta “Public wash house”, le insegne storiche di barberia, manicure e pedicure, le marche della stireria, le preziose decorazioni: tutto qui rievoca una vita passata. Ed è questa atmosfera sospesa nello spazio e nel tempo che il FAI, nell'attesa di un progetto definitivo, ha scelto di proteggere attraverso interventi essenziali ma molto delicati: la messa in sicurezza, una pulizia "controllata" e un minimo impianto di illuminazione, perché il luogo fosse fruibile al pubblico pur mantenendo intatto il suo fascino. Una volontà condivisa con il Comune di Milano, con cui il FAI ha stretto un accordo di valorizzazione, che da parte sua ha consolidato staticamente Piazza Oberdan, avendone riconosciuto la sua doppia natura di spazio urbano e, allo stesso tempo, di copertura dell'Albergo Diurno Venezia.

I prossimi passi

Procedono intanto le riflessioni sulla futura destinazione d'uso dell'Albergo Diurno Venezia, che tornerà ad essere parte della città senza perdere la propria vocazione funzionale, ed anzi ritrovandola. Proprio per questo si riparte dalla conoscenza: in collaborazione con le università milanesi il FAI sta per attivare un gruppo di studiosi a servizio del Diurno, per ricostruirne storia, architettura e memoria. Sono invitati a contribuire anche i cittadini milanesi, che magari qui hanno lavorato o soggiornato, e che hanno deciso di condividere con noi il loro racconto o le loro testimonianze rispondendo alla chiamata "Albergo Diurno - In cerca di memoria": chiunque possieda materiale, fotografie e ricordi privati può condividerli attraverso la pagina Facebook dell'Albergo Diurno Venezia, inviarli all'indirizzo faidiurno@fondoambiente.it o a consegnarli in occasione delle aperture previste nei prossimi mesi.

Nel frattempo continua l'attività di catalogazione e studio degli oggetti di uso comune ritrovati nel bene, importanti per ricostruire l'allestimento originale degli spazi, la storia del luogo e delle persone che ci hanno lavorato. Si stanno valutando, infine, dopo il ciclo di visite organizzato e gestito dai volontari della Delegazione FAI di Milano tra dicembre e gennaio, nuove modalità di fruizione che possano ampliare e arricchire il prossimo calendario di aperture.

Abbazia di Santa Maria di Cerrate

Proseguono i lavori all'Abbazia di Santa Maria di Cerrate, monastero millenario a Lecce affidato in concessione al FAI. Qui il 3 dicembre scorso sono stati presentati in conferenza stampa i risultati della prima fase dell'intervento di restauro, che il pubblico potrà apprezzare da marzo, quando riaprirà il complesso e sarà possibile visitare i nuovi locali restaurati e seguire da vicino l'avanzamento dei lavori.

L'intervento del FAI

La prima fase dei restauri, su progetto del FAI, si è concentrata su tre interventi molto rilevanti:

  • la facciata d'ingresso del complesso abbaziale, restituita all'aspetto originario;
  • la loggia al primo piano della Casa monastica, aperta sulla splendida vista della chiesa grazie a una nuova vetrata di oltre 12 metri di lunghezza;
  • la Casa del massaro, resa parzialmente inagibile dai restauri degli anni Settanta del secolo scorso e ora ripristinata.

Durante i lavori, in occasione di alcuni scavi, eseguiti sotto la sorveglianza di archeologi - con la direzione scientifica dell'Università del Salento e della Soprintendenza archeologica della Puglia - sono emerse importanti testimonianze della storia più antica dell'Abbazia, tra cui un reperto eccezionale: uno stampo eucaristico integro, con iscrizione graffita in greco, che era usato dai monaci basiliani per marchiare il pane dell'eucaristia.

Prossimi passi

Obiettivo primario del 2016 è l'allestimento del piano terra della Casa monastica, attraverso la realizzazione di un negozio, che sarà anche punto di accoglienza del visitatore e centro per informazioni e servizi. A seguire si procederà con il ripristino dell'ambiente del mulino e dell'adiacente locale con il forno.

E' solo il primo capitolo della storia dell'Abbazia, che sarà raccontata, a seguito di un ulteriore lotto di lavori, anche negli spazi al primo piano dell'edificio: qui saranno illustrate - con il supporto di oggetti in mostra e tecnologie multimediali - le fasi costruttive del complesso risalente all'XI secolo e la vita dei monaci basiliani che lo abitarono.

Nuovi finanziamenti ci consentiranno di procedere con i lavori, che si concentreranno sull'allestimento della loggia, al primo piano della Casa monastica, sulla Casa del massaro, che sarà restituita all'originaria funzione di stabilimento produttivo, e sul recupero dell'edificio delle ex stalle e della Chiesa di Santa Maria con il suo portico duecentesco.

Lazzaretto di Verona

Fervono i lavori per il recupero del Lazzaretto di Verona, che il FAI ha ricevuto in concessione dal comune nel 2014. Si lavora non solo in cantiere, con ruspe e scavi, ma anche alla scrivania, in biblioteca e negli archivi. Sono, infatti, quattro le borse di studio messe a disposizione dal FAI nel 2015, nell'ambito di accordo di collaborazione con l'Università degli Studi di Verona (Dipartimento TeSIS), per estendere e approfondire la conoscenza di questo luogo speciale. Costruito nel 1549, su un progetto attribuito a Michele Sanmicheli (1484-1559) e diventato nel corso dei secoli ricovero per malati contagiosi e deposito di armi belliche, il Lazzaretto sta ritrovando la sua identità, sepolta dalle macerie e dal tempo.

“Sono emozionato in questa occasione come e più di quando il Lazzaretto è stato affidato al FAI – ha dichiarato Andrea Carandini, Presidente del FAI, il 10 giugno 2015 al momento della firma della convenzione triennale tra il Fondo Ambiente Italiano e l'Università di Verona – perché quella che celebriamo oggi è un'iniziativa che ancor più sancisce e rinsalda il ruolo sussidiario del FAI: sostenere la ricerca e i giovani studiosi per la valorizzazione del territorio italiano attraverso la cultura.”

Un team multidisciplinare, composto da docenti e ricercatori veronesi, coordinato dal FAI con il prezioso supporto della Delegazione di Verona, ha intrapreso un lavoro di ricerca complesso, articolato per ora in quattro campi di indagine:

  • età romana e tardo antica
  • edilizia del Lazzaretto
  • il Lazzaretto di Verona in età moderna: organizzazione e funzione
  • il Lazzaretto di Verona: indagine sulla cartografia storica

Interessanti scoperte sono avvenute già in questa prima fase di ricerche: ad esempio il ritrovamento di un fondo inedito conservato presso l'archivio di Venezia, che ha restituito interessanti planimetrie della fase originaria dell'edificio, ancor prima della divisione caratteristica nei quattro comparti, denominati quartieri, destinati ai pazienti a diversi stadi della malatta E' stata raccolta documentazione altrettanto inedita che consente di ricostruire l'organizzazione delle singole celle per i malati, ciascuna autosufficiente, probabilmente munita dei servizi essenziali di bagno e cucina.

Ritrovati, inoltre, i registri dei malati, gli inventari di cantiere, gli elenchi delle maestranze e dei materiali impiegati nella costruzione, oltre a curiosi proclami cittadini che invitavano i viandanti, e le loro merci, provenienti da luoghi pestilenziali, a fermarsi qui per la quarantena, utilizzando questo luogo come una sorta di dogana sanitaria. Risalendo indietro nel tempo, infine, si sta studiando il paesaggio di quest'angolo di campagna veronese nel corso dei secoli, per ricostruire antichi percorsi viari e i lenti spostamenti del fiume Adige, che nel 1600 occupava, con bracci secondari, un letto ben più ampio, dando vita a uno scenario di palude che è oggi del tutto inedito.

Un'immagine più chiara e definita di com'era un tempo il Lazzaretto, che trova conferma nelle recenti scoperte in cantiere, dove grazie agli scavi, che hanno movimentato 1.300 metri cubi di terreno, sono state riportate alla luce alcune celle quasi integre, con muri intonacati e pavimenti originali in mattoni risalenti al 1600. Gli scavi proseguiranno con un secondo lotto di lavori, ma studi e ricerche, ancora in corso, promettono di intrattenerci nei prossimi mesi con ulteriori utili e significative scoperte.

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