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L’esemplare monumentale di Quercus Cerris del Parco di Villa Panza

L’esemplare monumentale di Quercus Cerris del Parco di Villa Panza

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L’esemplare monumentale di Quercus Cerris del Parco di Villa Panza
In primo piano

24 giugno 2020

Nel parco di Villa Panza a Varese c’è una storia di morte e rinascita. Il protagonista è il secolare Quercus Cerris con più di 200 anni di vita che, a nostra insaputa, ci ha lasciato un regalo davvero speciale: una giovane quercia con il suo patrimonio genetico.

Entrando nel giardino di Villa Panza lo sguardo non poteva non soffermarsi su un vero e proprio monumento della Natura: la sagoma di un albero di 32 metri di altezza e oltre 5 metri di circonferenza del tronco, fra gli esemplari più antichi in Italia di Quercus Cerris.

La maestosa quercia, risalente al XVIII secolo, nel 2009 ha iniziato a mostrare un significativo deperimento fisiologico (perdita di foglie, disseccamento di rami) continuato inesorabilmente fino al 2013, nonostante tutte le nostre cure.
Dopo un consulto di esperti internazionali - tra cui Neville Fay, arboricolotore inglese, direttamente dalla Treework Enviromental Practice di Bristol, Gerard Passola, biologo spagnolo e direttore della Arbol, Investigatìon y Gestiìon SL di Barcellona, e dei consulenti FAI Alessandro Pastalozza, agronomo e socio fondatore della Dendrotec srl, e Giancarlo Longhin, agronomo e fondatore della società Difesa Ambientale - sono state tentate le ultime cure: la riossigenazione delle parti vive dell’apparato radicale insufflando aria nel terreno senza danneggiare le radici, e la riduzione del 50% della chioma della pianta
.

Purtroppo alcuni processi naturali sono inarrestabili e non c’è stato nulla da fare.
I resti della quercia sono rimasti come un grande elemento scultoreo fino al 2016, per la bellezza e per il grande valore ecologico e didattico: in ogni albero morto c’è molta vita.

Funghi, licheni, insetti, uccelli e piccoli rettili hanno colonizzato il legno per molto tempo utilizzando l’albero durante la lenta fase di degradazione.
Ci siamo limitati periodicamente a verificare la stabilità dell’albero e a prevenire la caduta accidentale di rami e branche.
Per ragioni di sicurezza lo spazio intorno alla quercia era stato delimitato da una recinzione in corda.

Si è potuto, per alcuni anni, osservare l’evolvere del processo di degradazione e colonizzazione in corso, confermato dai corpi fruttiferi dei funghi del legno che progressivamente decoravano in modo surreale il tronco e le branche principali, e dalla presenza di api, che avevano cominciato a costruire il loro alveare in una grande cavità di un ramo. Il ramo era stato tagliato per sicurezza e ma è rimasto a lungo appoggiato alla base della grande quercia perché le api potessero continuare la loro vita indisturbate.

Nel 2017 si è deciso definitamente di abbattere la pianta: le ramificazioni erano oramai molto fragili e le potature preventive avevano ridotto il grande albero a un semplice pennone. Vista la dimensione dell’albero l’operazione dell’abbattimento è stata lunga e complessa.

Con grande sorpresa di tutti, nella primavera del 2018 i giardinieri che stavano facendo manutenzione in quella zona si sono accorti che sotto le fronde di un Ilex acquifolium arbustivo, tra le sue ramificazioni basali, era cresciuta una plantula speciale: un figlio del grande Cerro, nato da una ghianda rotolata fino a quel punto e germinata al riparo di qualsiasi tipo di disturbo accidentale. Abbiamo liberato il giovane cerro, spostando l’agrifoglio con cura e la giovane promessa sta crescendo: nel suo patrimonio genetico c’è quello della grande quercia secolare.

Emanuela Orsi Borio, Responsabile dei Giardini Storici

Il nuovo Quercus Cerris di Villa Panza

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