Monastero di Torba: un racconto in divenire

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Monastero di Torba: un racconto in divenire

Il Monastero di Torba è un angolo di paesaggio storico intatto affacciato sulla valle dell'Olona, a meno di un'ora da Milano. Ai margini di un fitto bosco, alle pendici dell'altura che ospitava un castrum tardoromano e poi la città longobarda di Castelseprio, si innalza ancora oggi una torre imponente del V-VI secolo, lungo un tratto ben conservato di mura. All'interno sorgono una piccola chiesa e un monastero, con più fasi costruttive a partire dall'VIII-IX secolo; alla stessa epoca sono datati gli affreschi nella torre, riutilizzata dalla comunità monastica come cappella e mausoleo, e poi dai contadini per attività legate alla vita di campagna.

Un sito piccolo, ma denso di storia, che tuttavia ha espresso finora solo una parte del suo potenziale di racconto. La chiesa e la cappella nella torre sono stati fino ad oggi il fulcro di interesse della visita al Monastero di Torba, ma oggi gli scavi aggiungono contenuto e valore al bene, che si svela nella sua natura di sito archeologico di primaria importanza per la conoscenza della storia più antica del territorio, legata alla presenza dei Longobardi e prima ancora dei Romani. Torba, insieme a Castelseprio, appartiene al sito seriale UNESCO dei Longobardi in Italia e gli scavi appena conclusi promettono di rivelare tracce tangibili della presenza di questo popolo, qui documentata da fonti scritte e alcuni reperti, ma nel complesso da pochi resti archeologici. 


Grandi scoperte

La campagna di quest'anno si è concentrata su tre diversi settori di scavo.

1. La cosiddetta Casa del fabbro



Il primo settore è la cd. Casa del fabbro: un edificio quadrangolare, pertinente al monastero, costruito a ridosso della cinta muraria verso l'esterno e che presenta due fasi costruttive a partire probabilmente dal X secolo. Così denominata per via delle tracce di un piccolo impianto per la fusione del metallo (probabilmente usato per realizzare utensili necessari al cantiere del monastero), la casa era costruita a gradoni, sfruttando il naturale declivio del terreno, e aveva due piani, il più basso dei quali fu abbandonato nel tempo, colmato da scarichi di terra e materiali scavati quest'anno, una specie di immondezzaio. Non conosciamo la funzione di questo edificio, che tuttavia era collegato, grazie a un passaggio aperto nelle mura, all'area della chiesa e del monastero, di cui poteva essere parte, forse di servizio. Di certo sappiamo che l'edificio dovette fronteggiare in più momenti della sua storia il grave problema delle frane che provenivano dal versante del monte immediatamente soprastante trascinando terra e pesanti detriti; tuttora al Monastero di Torba il FAI fronteggia con costanti interventi il pericolo del dissesto idrogeologico, connaturato a questo sito, ma gli scavi archeologici dimostrano che le mura e la cd. Casa del fabbro a ridosso di esse furono più volte travolte e pesantemente danneggiate da frane. Rimuovere le macerie conseguenti a crolli e cedimenti era in antichità assai impegnativo, per cui si preferiva lasciarle e costruire al di sopra: così si fece anche a Torba, e gli scavi hanno messo in luce, al di sotto del pavimento semplice della cd. Casa del fabbr, resti delle mura crollate per una frana, che restituiscono in maniera immediata un capitolo inedito della storia di questo luogo.

2. Dentro la torre

Il secondo settore di scavo, aperto per la prima volta quest'anno, si trova invece all'interno della torre difensiva tardo-romana inserita nella cinta muraria. Al piano terra lo scavo ha portato in luce un camino costruito intorno al XVIII secolo, probabilmente usato per bollire il latte e produrre formaggio ad uso della piccola comunità monastica e rurale; al di sotto di strati databili intorno al XV-XVI secolo, è emersa poi una curiosa fossa contenente le ossa perfettamente integre di mezzo bue, sepolto per motivi che ancora ignoriamo. Appena al di sotto, scavando strato dopo strato la sequenza archeologica, hanno cominciato ad apparire livelli di vita più antichi, databili al VII secolo, l'epoca dei Longobardi. Lo scavo, che proseguirà il prossimo anno (fino ad almeno 1,20 metri sotto l'attuale piano), ci consentirà di sapere di più della vita più antica di questo sito, ad oggi ancora sconosciuta. Le pareti interne della torre, nel frattempo, svelano ora per la prima volta due particolari nicchie che dovevano servire per alloggiare lucerne o lampade a olio e illuminare l'ambiente in cui si muovevano un tempo i soldati romani e longobardi, e dove oggi scavano i giovani archeologi.

3. Le tracce di un incendio

L'ultimo settore di scavo, infine, riguarda il monastero e si trova sotto la sala del ristorante La cucina del sole, che oggi accoglie i visitatori del monastero. Qui sono emersi muri di un edificio precedente al XIII secolo, forse un primo monastero, ancora tutto da indagare. Grande interesse, inoltre, ha suscitato negli archeologi la scoperta delle tracce di un incendio che dovette danneggiare gravemente l'edificio intorno alla metà del XV secolo. I documenti ricordano che proprio nel 1426 le monache lasciarono Torba per trasferirsi nel Monastero di Sant'Antonio a Luvinate, poiché quello di Torba era degradato e pericolante: una curiosa e interessantecoincidenza tra documenti storici e fonti archeologiche. 


Un cantiere aperto al pubblico

Piccole e grandi scoperte, pertanto, che spingono il FAI, in collaborazione con l'Università di Padova e la Soprintendenza della Lombardia, a proseguire le ricerche e che nel frattempo hanno attirato molti e nuovi visitatori, accolti al Monastero dagli stessi archeologi che hanno spiegato in prima persona lavori in corso e i primi risultati secondo un approccio ormai tipico del FAI: il cantiere aperto al pubblico. Nei prossimi mesi il FAI provvederà a sistemare e proteggere le strutture emerse, perché siano tutelate, visibili e spiegate al pubblico, nell'attesa che tornino gli archeologi nella prossima primavera.


A Pavia la mostra sui Longobardi

Nel frattempo, per chi volesse approfondire la storia dei Longobardi, di cui Castelseprio e Torba sono un importante centro urbano e difensivo, il FAI consiglia di visitare la grande mostra dedicata a questo popolo e alle sue tracce – Longobardi. Un popolo che cambia la storia - inaugurata il 1° settembre al Castello Visconteo di Pavia, e che si sposterà al Museo Archeologico di Napoli il 15 dicembre, fino ad aprile 2018: oltre 300 opere esposte, più di 80 musei e enti prestatori, oltre 50 studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo, 32 siti e centri longobardi rappresentati in mostra, 58 corredi funerari esposti integralmente, 17 video originali e installazioni multimediali e 3 cripte longobarde pavesi aperte per la prima volta al pubblico in un apposito itinerario nella città di Pavia, che torna per l'occasione capitale del “Regnum Langobardorum”. Un evento da non perdere al quale gli iscritti FAI possono accedere con il 33% di sconto.

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