Pascoli alle Alpi Pedroria e Madrera

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Pascoli alle Alpi Pedroria e Madrera

Procede il progetto del FAI alle Alpi Pedroria e Madrera, poste sul versante settentrionale delle Alpi Orobie, a Talamona in provincia di Sondrio. Qui, nel bene più esteso della Fondazione (193 ettari fra il Monte Pisello, il Monte Culino e il Monte Lago), si sta lavorando per rafforzare, con il coinvolgimento diretto della comunità locale, la resilienza del sistema territoriale allo scopo di contribuire a ridurre la perdita di biodiversità causata dall'abbandono dei pascoli, favorire il ripopolamento di specie animali autoctone in via di estinzione, combattere l'eventualità di slavine e dissesti, valorizzare il patrimonio culturale identitario connesso alle produzioni tipiche e sensibilizzare la popolazione sulle tradizioni pastorali dell'agricoltura di montagna.

Nel 2013 è stato ripristinato il sentiero "Stefano Tirinzoni" che dall'Alpe Piazza porta all'Alpe Pedroria, dove nel 2015 sono state restaurate due baite. Contestualmente sono stati recuperati buona parte delle aree a pascolo, abbandonate da anni, e il sentiero che conduce all'Alpe Pedroria dall'Alpe Madrera. Al momento una trentina di manze sta pascolando tra Madrera (1430 metri) e Pedroria (1920 metri), contribuendo alla concimazione e compattazione del terreno, fondamentale nutrimento del suolo. Per permettere all'allevatore di stazionare per il tempo necessario a Pedroria, meno agevole da raggiungere quotidianamente, abbiamo allestito una delle due baite già restaurate, fornendola di tutta l'attrezzatura necessaria, trasportata via elicottero.

A sinistra la Capra orobica, a destra la Bruna originale.

Prossimamente, una volta definita la fase progettuale relativa alla filiera del Bitto, acquisteremo 12 bovine (specie Bruna originale) e 30 capre orobiche, entrambe in via di estinzione, per continuare a supportare il pascolo e avviare la produzione di questo formaggio tipico locale. Queste montagne custodiscono, infatti, habitat importanti, i cosiddetti ‘nardeti ricchi di specie”, che, se gestiti accortamente, garantiscono un paesaggio culturale tipico, la presenza di specie animali e vegetali preziose e favoriscono le condizioni per lo sviluppo della produzione casearia del Bitto. Inoltre, nelle prossime fasi sarà recuperato l'edificio dello stallone per renderlo un centro didattico e dimostrativo della cultura pastorale del luogo, rivolto soprattutto agli studenti che saranno coinvolti in un percorso di conoscenza della storia locale.

Grazie a….

Si ringrazia il fondamentale contributo di Fondazione Cariplo per il progetto in corso alle Alpi Pedroria e Madrera.

Dal Castello della Manta uno sguardo sul Monviso

Al castello dell'amor cortese in provincia di Cuneo l'estrema accuratezza continua a essere la parola d'ordine. Si sta, infatti, concludendo l'intervento di restauro che ha interessato il corpo sud, in particolare il consolidamento delle coperture, caratterizzate da possenti capriate in quercia che sostengono, oltre al manto di copertura e la neve, anche il peso di tavelle in cotto.

Lavori in corso sulla copertura adiacente la torretta.

Contestualmente si è proceduto con la posa di tiranti in acciaio inox, disposti trasversalmente sotto il pavimento in cotto del sottotetto e legati alle travi in legno sottostanti con connettori in acciaio. In corso d'opera, per legare longitudinalmente le murature dei fronti nord-sud che presentavano delle fessurazioni, si è scelto di procedere con un ulteriore intervento di irrigidimento che ha permesso di consolidare maggiormente la struttura rendendola più efficace in caso di eventuali sollecitazioni dinamiche dovute a eventi sismici.

Sottotetto del corpo sud con le finestre appena riaperte e i nuovi pontoni per il rinforzo delle capriate.

Nel corso dei lavori l'emozione più grande è stata sicuramente la riapertura delle 5 finestre del sottotetto che hanno permesso di ammirare il ‘Re di Pietra', il Monviso. Quel panorama spettacolare che la stessa contessa Elisabetta De Rege Provana - che nel 1985 donò il castello al FAI - adorava ammirare, tanto da scegliere di posizionare il letto in direzione nord-ovest. Ora da questa struttura a torre, un tempo bastione di ingresso dell'edificio, è possibile ammirare il paesaggio da tutti i lati, in continuo dialogo tra interno ed esterno della dimora, arrivando anche a scorgere uno dei simboli di Manta: la torretta.

Il Castello della Manta si staglia sullo sfondo del Monviso. Foto di ©Dario Fusaro.

Un vero e proprio belvedere sulle valli, le colline prealpine e i monti delle Alpi Cozie, che potrebbe essere in futuro aperto al pubblico attraverso speciali percorsi di visita: i lavori hanno, infatti, permesso di individuare dei passaggi murati che un tempo collegavano questo spazio con il sottotetto collocato sopra al Salone Baronale.

Grazie a…

Si ringrazia il fondamentale contributo di Fondazione CRT per i lavori al Castello della Manta.

Tutto questo non sarebbe possibile senza di te
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