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Scala dei Turchi, distrutto l'ecomostro

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Scala dei Turchi, distrutto l'ecomostro
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06 giugno 2013

E' stato demolito l'ecomostro che devastava la spiaggia di Realmonte, in Sicilia. Per il Presidente del FAI Andrea Carandini le ruspe possono diventare il simbolo "della difesa del patrimonio culturale e paesaggistico" del nostro Paese. Il TAR rigetta il ricorso dell'azienda proprietaria dell'immobile.

Le ruspe hanno demolito l'ecomostro della Scala dei Turchi: dopo vent'anni di battaglie giudiziarie, è stato distrutto lo scheletro del palazzo in cemento armato che deturpava la spiaggia bianca di Realmonte (Agrigento). Questo è un risultato raggiunto grazie anche al censimento I Luoghi del Cuore, promosso dal FAI in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

Il Presidente del FAI Andrea Carandini dichiara: "Con grande gioia seguiamo oggi l'abbattimento dell'ecomostro di Scala dei Turchi. Il FAI è orgoglioso di aver sostenuto con Legambiente il Comune siciliano nella battaglia giudiziaria in difesa della legalità e della bellezza".

"Vogliamo che le ruspe possano diventare simbolo della difesa del patrimonio naturale e paesaggistico, vero motore di sviluppo - se non vilipeso e abbandonato - del nostro Paese, dove ancora troppi scempi deturpano le coste e più in generale il paesaggio. Finalmente un atto concreto di recupero del degrado - conclude il Presidente -, in linea con ciò che viene richiesto dalla Convenzione Europea del Paesaggio".

Il Tar rigetta il ricorso della Scatur

Il Tribunale amministrativo regionale ha rigettato il ricorso che l'azienda Scatur, proprietaria dell’ecomostro, aveva proposto contro l’ordinanza di demolizione del Comune. I proprietari, pur avendolo abbattuto, attendevano l’esito del ricorso per procedere alla richiesta di risarcimento danni. In tale procedimento FAI e Legambiente si sono costituiti in giudizio “ad opponendum”.

Secondo il TAR la demolizione è legittima anche se è avvenuta prima che venisse revocata dal Comune la concessione edilizia: la concessione è decaduta automaticamente dato che i lavori non sono stati ultimati entro i primi tre anni. L'immobile era "abusivo" e non sanabile perché era stato sottoposto a un vincolo paesaggistico dalla Soprintendenza.

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