"Torneranno i prati" al Monte Fontana Secca

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"Torneranno i prati" al Monte Fontana Secca
Un giorno tornerà l’erba, torneranno i prati
e tutto quello che abbiamo patito
non sembrerà nemmeno vero.

Dal film "Torneranno i prati" di Ermanno Olmi

Venerdì 17 novembre alle 18 il Vicepresidente esecutivo del FAI Marco Magnifico ha presentato dinanzi al Consiglio comunale di Quero al gran completo il progetto di recupero e valorizzazione di Monte Fontana Secca e Col de Spadaròt. Subito dopo, Magnifico ha raccontato alla folta platea del Centro culturale di che cosa si occupa il FAI, i suoi Beni e la sua missione.

All'ombra del massiccio del Grappa, lungo le sponde del Piave, si estende un piccolo comune di tremila abitanti. Un borgo silenzioso, con un piazzale di fronte al municipio dove i bambini giocano a pallone incuranti dell’aria pungente del tardo pomeriggio novembrino.

C’è una locanda con le persiane rosse, che è anche un Presidio Slow Food, dove fermarsi a gustare polenta e baccalà o il famoso dolce di cornioli. E c’è una bella chiesa di fondazione altomedievale che conserva due tele importanti - una di Tintoretto e l’altra dipinta nei modi di Palma il Giovane - qui trasferite dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia dopo il restauro del 1924, a parziale risarcimento dei danni subiti durante la Prima Guerra Mondiale.

Sì, perché Quero non è solo il tranquillo paesino di montagna che appare oggi, ma è stato un rilevante teatro di guerra lungo il fronte del Piave, occupato per quasi un anno dagli Imperi Centrali della Quadruplice Alleanza (Germania, Austria-Ungheria, Impero ottomano e Regno di Bulgaria) e completamente distrutto dai combattimenti. 8 morti, 25 feriti e 449 dispersi è il bilancio di una delle vicende più sanguinose ed eroiche dei giorni che hanno seguito la disfatta di Caporetto, che oggi si ricordano come i “Cinque giorni che salvarono l’Italia” evocati nel titolo di un intenso documentario realizzato dal Comune di Quero in occasione del centenario della Battaglia di Monte Fontana Secca. Hanno volti dai lineamenti antichi, occhi azzurri e irrequieti i tantissimi giovani che affollano in un freddo venerdì sera di novembre la sala del Centro Culturale di Quero, alla proiezione del film. Non sono andati a ballare, hanno preferito ascoltare una storia che forse hanno già assorbito dai nonni, dalle voci che girano in paese, raccogliendo qua e là frammenti di memorie di un passato ancora vivo e sanguinante.

E in quella stessa fredda sera di novembre in paese è arrivato anche il FAI, per celebrare quella storia e, insieme ai suoi abitanti, provare a ricucirla. Una storia che parla di paziente lavoro agricolo, di pascoli fioriti, profumo di fieno e latte, di una terra nutrita dal sangue e dai sogni patriottici di chi cento anni fa ha sacrificato il bene più prezioso per le generazioni future. Sulla vetta di Monte Fontana Secca e Col de Spadaròt infatti il FAI nel 2015 ha ricevuto in donazione da Liliana e Bruno Collavo, su volontà dei genitori Aldo ed Erminia, 150 ettari di boschi e pascoli d’alta quota, un’area ad alto valore naturalistico soggetta a vincolo paesaggistico e tutelata nell’ambito della rete ecologica Natura 2000 dell’Unione Europea che l’ha riconosciuta Sito di Interesse Comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS), e che comprende due malghe: la Malga Fontana Secca, composta di tre fabbricati rurali e dalle rovine di una vecchia stalla, e la Malga Col de Spadaròt, di cui restano solo pochi ruderi.

Un tipico alpeggio legato alla tradizione della transumanza, collocato lungo un itinerario escursionistico denominato Alta Via degli Eroi, in ricordo dei giovani soldati caduti. Un patrimonio ambientale e naturalistico che è soprattutto paesaggio storico, umano. Lo raccontano i volti dei suoi giovani, così uguali nei lineamenti a quelli dei ragazzi ritratti nelle fotografie e nei disegni che adornano le pareti del Museo del Piave “Vincenzo Colognese” di Caorera, frazione di Vas, che raccoglie con passione accanita reperti e memorie delle dolorose pagine vissute tra il 1917 e il 1918. E lo racconterà il FAI, con il suo progetto di recupero e valorizzazione, riattivando l’alpeggio, offrendo accoglienza agli escursionisti, riportando le vacche da latte di razza burlina, oggi in via di estinzione, su queste montagne, per tornare a produrre i tipici formaggi Morlacco e Bastardo. Lo farà con un appassionato lavoro di ricerca, documentazione e conservazione dello straordinario patrimonio di testimonianze belliche che punteggiano il territorio, mappando e schedando e infine raccontando al pubblico uno dei momenti più drammatici, quanto significativi, della storia d’Italia. Nel luogo in cui sono già tornati i prati, invocati da Ermanno Olmi nella sua pellicola del 2014, torneranno anche i pascoli. Verdi, per chi vi è caduto, e ancora verdi per chi tornerà a viverli.

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Il FAI ringrazia Moncler, vicina alla Fondazione dal 2014, che con il suo prezioso sostegno ha consentito l’avvio dei primi lavori per la messa in sicurezza del sito. Un primo tassello per restituire un pezzo di storia del nostro Paese alla collettività.

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