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Un programma rivoluzionario per la Carta del Paesaggio

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Un programma rivoluzionario per la Carta del Paesaggio
Attualità

11 dicembre 2017

L’approfondimento di Ilaria Borletti Buitoni, Sottosegretario di Stato del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, sugli Stati Generali del Paesaggio.

Gli Stati Generale del Paesaggio, tenutisi a Roma il 25 e 26 ottobre scorsi, hanno segnato una svolta nella cultura del Paesaggio del nostro Paese. Per due motivi. Il primo, è stata la qualità del lavoro e del dibattito. Il secondo, perché tale qualità - e il lavoro che ha portato in questi ultimi tre anni agli Stati Generali – hanno permesso di far affermare definitivamente un cambio di paradigma in questa cultura e soprattutto nella sua percezione da parte dell’opinione pubblica.

Cambio di paradigma epocale

Che cosa è un cambio di paradigma? Ce lo ha spiegato Thomas Kuhn nel suo oramai classico La struttura delle rivoluzioni scientifiche del 1962: è il passaggio da un modo ad un altro di affrontare un problema scientifico. In una fase tutti i ricercatori sono concordi su un nucleo di conoscenze e metodi, e lavorano con essi senza scossoni, con piccoli progressi. Quando però emergono una serie di anomalie nella teoria dominante, essa va in crisi e si assiste a una fase rivoluzionaria che conduce al mutamento del paradigma condiviso.
Il progresso scientifico così è avanzato. A scossoni. Ma questo vale non solo per le scienze esatte. Bensì anche per quelle umane. E vale anche per l’ambito culturale ed artistico. Così come per la cultura civica. Oggi infatti stiamo finalmente assistendo ad un cambio di paradigma per quanto riguarda la concezione, il ruolo e la considerazione che in Italia abbiamo del Paesaggio.

L’istituzione dell’Osservatorio per la qualità del paesaggio

Molti i segni in tal senso. Alla fine del 2014 viene finalmente istituito – dopo alcuni anni di faticosa gestazione – l’Osservatorio Nazionale per la Qualità del Paesaggio. Riprende slancio anche l’elaborazione dei Piani Paesaggisti Regionali: primo quello della Puglia, seguito da quello della Toscana, poi del Piemonte e del Friuli Venezia Giulia, mentre è già in fase di avanzata elaborazione quello del Lazio. E sono in itinere quelli della Lombardia e della Liguria. E adesso stiamo discutendo con passione e rispetto per i reciproci ruoli con la Regione Sardegna le proposte di aggiustamento che la Regione intende portare avanti sul suo ottimo piano paesaggistico, sinora uno dei più avanzati d’Europa.

La necessità di un’educazione al Paesaggio

Per la maturità 2016 viene poi proposta una traccia di tema sul valore del Paesaggio. Un aiuto prezioso, perché è oramai chiaro che la nuova cultura del Paesaggio non può consolidarsi se non viene sostenuta al contempo da una educazione al Paesaggio, specialmente nelle nuove generazioni. Finalmente la consapevolezza che il Paesaggio italiano sia la cifra della nostra più profonda e riconosciuta identità nazionale, comincia a diffondersi anche fuori della ristretta cerchia di visionari che a questo hanno dedicato – come me – la loro vita.
Lo dimostrano l’istituzione della Giornata Nazionale del Paesaggio, celebrata per la prima volta lo scorso marzo e che ha visto anche la consegna di un Premio Nazionale, e la convocazione degli Stati Generali del Paesaggio a Roma.

Una rivoluzione copernicana per il Territorio

Una rivoluzione copernicana è dunque avvenuta negli ultimi tempi nella concezione del Territorio. Per prima cosa, perché questa nozione è passata da essere periferica ad essere centrale, non solo nell’ambito della tutela e della valorizzazione del nostro immenso patrimonio storico-artistico e naturale ma anche nella più vasta agenda politica, non solo quando balza in prima pagina per il suo dissesto e per le tragedie conseguenti ma sempre più spesso quando se ne discute per valorizzarlo e dispiegarne l’enorme potenzialità in termini economici, ed in termini turistici, due sostantivi affini che sempre più sono affiancati dall’aggettivo “sostenibile”.

Il percorso accidentato della legge sul consumo di suolo

Se qualche anno fa le discussioni più accese in Parlamento si verificavano infatti su temi diversi, magari legati alla tematica del lavoro e dei lavori, oggi si verificano quando si parla di Territorio, perché la contesa sul modello di sviluppo si svolge più sul tema della sostenibilità o meno di risorse oramai scarse come il suolo che non sul mero modello industriale. Ne è un esempio il percorso accidentato della legge sul consumo di suolo, alla cui approvazione dovremo tutti contribuire costruendo una grande campagna di consapevolezza e responsabilità fra l’opinione pubblica.

Il Paesaggio è il nostro corpo

Il successo degli Stati Generali del resto è indice che si può aprire nel nostro Paese una fase nuova nel rapporto con il nostro Territorio che, come ci ha spiegato anche la Lectio Magistralis del Cardinal Ravasi, ci è stato dato non per distruggerlo ma per connettersi ad esso. Il Territorio italiano è il contesto nel quale viviamo, e dunque è l’altra faccia del nostro essere comunità. Noi esistiamo come comunità perché siamo dentro un Territorio e con esso respiriamo. Per questo il Paesaggio italiano è la chiave di volta della nostra identità nazionale. Esso è il nostro corpo, attraverso il quale viviamo nel mondo. Si può trasformare – del resto il Paesaggio di oggi, lo hanno ricordato tutte le sessioni degli Stati Generali e questa sarà la linea guida della Carta del Paesaggio che uscirà dall’elaborazione di questo lavoro collettivo, è frutto esso stesso dell’intervento umano – ma non deve essere snaturato fino a cambiare connotati all’uomo che vi vive.

L’associazionismo, una risorsa indispensabile

Si tratta di una rivoluzione tanto più difficile quanto legata all’affermazione contestuale di un nuovo modello di sviluppo e di vita dentro un Territorio naturale in continua evoluzione esso stesso. Ma la scommessa può essere vinta. Le energie ci sono, a partire da quel giacimento di capitale civico che è rappresentato dall’associazionismo, che già con il suo contributo nei giorni degli Stati Generali ha dimostrato di essere una risorsa indispensabile per raggiungere tutti insieme come paese questo ambizioso ma necessario traguardo.

Ilaria Borletti Buitoni

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