Venezia e le Grandi Navi: il FAI in attesa di una vera notizia

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Venezia e le Grandi Navi: il FAI in attesa di una vera notizia

“Attendevamo con ansia una decisione sul passaggio delle Grandi Navi a Venezia. Abbiamo letto, all’indomani del Comitato Interministeriale, un’eccellente dichiarazione di intenti, ma nessuna effettiva decisione. Bene avere un piano di indirizzo condiviso dalle autorità, ma non c’è ancora nessun progetto, ovvero nessuna garanzia sulla fattibilità della soluzione individuata. Quel che è certo è che si prospetta una fase transitoria indefinita, in cui continueremo - per almeno tre anni - ad assistere allo strazio del passaggio delle Grandi Navi davanti a Piazza San Marco.

La scelta di Marghera come nuovo terminal è una soluzione ambiziosa: ben venga il recupero di un’area industriale abbandonata e degradata. Spaventa, tuttavia, ciò che si dovrà fare per portare lì le Grandi Navi dalla Bocca di Malamocco, ovvero l’adeguamento dei canali con nuovi scavi. Sono interventi contrari alla Legge Speciale per Venezia che vanno a logorare il già precario ecosistema lagunare, compromettendo sempre più la vivibilità della città per i cittadini e prolungando la mancanza di una visione globale per il futuro di Venezia. Opportuno sarebbe, almeno, evitare lo scavo per il Canale Vittorio Emanuele, fermando le navi a Marghera e in Laguna e progettando la riconversione della Stazione Marittima in un terminal per un turismo selezionato, scoraggiando o progressivamente escludendo l'arrivo di navi sempre più grandi di quelle che oggi possono entrare.

All’indomani della riunione del Comitato, resta pertanto la preoccupazione da parte del FAI e la viva speranza di una notizia vera, di un progetto concreto. E’ stato risolto un problema di coscienza, per cui oggi le autorità possono affermare di aver trovato una soluzione condivisa; ma nei fatti, la questione delle Grandi Navi è ancora tutta da risolvere, ed è solo l’aspetto fisicamente più ingombrante di un problema ben più grave: il quotidiano assedio di Venezia da parte di un turismo di massa che la città non può più sostenere.”

Andrea Carandini, Presidente del FAI

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