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ALPE PEDRORIA E ALPE MADRERA | ph. Valentina Pasolini | © FAI - Fondo Ambiente Italiano

Alpe Pedroria e Alpe Madrera

Tra i verdi pascoli d'alta quota delle montagne valtellinesi

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Alpe Pedroria e Alpe Madrera

tipologia

Bene tutelato

contatti

02 467615325
proprieta@fondoambiente.it

Alpeggi, boschi e antiche malghe: 200 ettari di paesaggio alpino nel cuore delle Orobie Valtellinesi, da cui si gode di uno splendido panorama. Un progetto di recupero ambientale e pastorale, per restituire alla montagna la storica vocazione di pascolo.

Legato testamentario al FAI dell’arch. Stefano Tirinzoni, nel 2011

Incastonate nel versante settentrionale delle Alpi Orobie, all’interno del Parco delle Orobie Valtellinesi, le Alpi Pedroria (1929 m s.l.m.) e Madrera (1435 m s.l.m.) permettono allo sguardo di spaziare su pascoli e boschi incontaminati, fino a sfiorare i terreni franosi delle più elevate altitudini. Un nucleo eccezionale di biodiversità florofaunistica che si estende su 200 ettari di superficie, di cui 70 a bosco e 20 a floridi pascoli per anni abbandonati, dove finalmente è tornata a svolgersi l’attività pastorizia. Un’economia che ruota attorno alle baite, scenari privilegiati del lavoro stagionale dei vaccari che ancora oggi le raggiungono alla guida delle proprie mandrie, dotate di stalle e formaggere, con tipiche murature in pietra a secco, poste quasi a presidio delle cime che dominano gli alpeggi: i monti Pisello, Culino e Lago.
Numerosi i sentieri percorribili a piedi, uno dei quali tocca anche le Baite Eterne, usate come tappa intermedia dai pastori che salivano dalla valle per raggiungere la Pedroria attraversando un’ampia varietà di habitat naturali; l’abete rosso costituisce l’essenza arborea maggiormente rappresentata, ed è possibile avvistare alcune specie di fauna alpina: tra le specie animali che popolano quest’area c’è il fagiano di monte, detto anche gallo forcello, che in questa zona trova il suo habitat ideale.
L’architetto Stefano Tirinzoni, per anni capo della Delegazione di Sondrio del FAI, lasciò in eredità alla Fondazione queste preziose testimonianze delle antiche tradizioni montane come segno tangibile di un legame duraturo e profondo con le sue vallate.

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