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I Luoghi del Cuore
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CONFRATERNITA DEI BATTUTI

CONFRATERNITA DEI BATTUTI

SACHET, BELLUNO

751°

POSTO

116

VOTI 2020
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CONFRATERNITA DEI BATTUTI
L'edificio venne edificato intorno al 1350 situato di fronte alla chiesa monumentale di San Simon (completamente restaurata negli anni 2000) ha una porta d’ingresso posta a est e con due finestre verso il lato sud. Per accedere all’oratorio si passerebbe su un selciato che però è completamente nascosto dal terriccio e l'erba proveniente dal sovrastante Monte Celentone. Entrando si vede nell’angolo una piccola vasca di pietra usata per contenere l’olio per le antiche lampade della chiesa e si nota subito una parete posticcia con una porta a sinistra, eretta per salvaguardare gli affreschi e usata anche come deposito per il catafalco funebre della chiesa e per il cimitero. Su tutta la parete ovest vi è un grande e pregevole affresco raffigurante l’Annunciazione di Maria suddivisa in tre grandi riquadri abbelliti a sua volta da quattro colonne molto particolari, sotto il capitello ionico vi è raffigurata una testa con sembianze umane, è di autore ignoto ed è abbastanza deteriorato. Sul riquadro di sinistra vi è l’Arcangelo Gabriele – lo si riconosce dal giglio che tiene in mano – ed in cima nell’angolo di destra si vede la colomba dello Spirito Santo che squarcia il cielo. Sotto lo stesso vi è un motivo di forme e fiori molto particolare, abbastanza ben conservato. Nel riquadro centrale in alto vi sono due putti vestiti d’una tunica intenti a sfiorarsi la mano l’un l’altro, sdraiati sulla sottostante cimasa lignea raffigurante il Padre Eterno. Nella parte inferiore posta su una cornice lignea c’è una pala raffigurante Maria Regina dei Battuti – databile intorno alla prima metà del XVII secolo – con al centro in un ovale il bambino Gesù benedicente. Alla base sotto ai suoi piedi vi è una falce di luna molto particolare ed è attorniata da quattordici confratelli dei Battuti (sette a destra e sette a sinistra, riconoscibili dai flagelli con anelli metallici). Vi sono poi due angeli vestiti con una tunica di colore rosa arancio che le sorreggono il mantello e nella parte alta due angeli a mezzobusto nascosti da una nuvola le reggono la corona in atteggiamento di venerazione. Nel terzo riquadro di destra c’è la scena della Vergine Maria in una stanza posta su un inginocchiatoio con un libro aperto e dalla finestra di sinistra s’intravede un pezzo della scia dello Spirito Santo raffigurato nel primo riquadro. Qui si nota molto lo stato di degrado del motivo di forme e fiori sottostante non vi è quasi più traccia. L’intonaco esterno è solo presente sulla facciata principale, le altre tre pareti sono a pietra viva, i materiali di costruzione furono tutti recuperati in loco (basti guardare il grande masso sulla parte destra). Di fianco alla porta d’ingresso sulla facciata esterna a sinistra vi è un affresco raffigurante una Madonna e due santi (uno potrebbe essere san Francesco di Padova e l’altro sconosciuto) è in gran parte danneggiato e difficilmente recuperabile. La travatura che sorregge la struttura venne rifatta negli anni ‘50 come quella precedente e all’interno dello stabile vi è conservata una trave lignea originale del ‘600; il tetto è stato ricoperto di tegole e non di scandole di legno di larice come si facevo un tempo.

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L'edificio venne edificato intorno al 1350 situato di fronte alla chiesa monumentale di San Simon (completamente restaurata negli anni 2000) ha una porta d’ingresso posta a est e con due finestre verso il lato sud. Per accedere all’oratorio si passerebbe su un selciato che però è completamente nascosto dal terriccio e l'erba proveniente dal sovrastante Monte Celentone. Entrando si vede nell’angolo una piccola vasca di pietra usata per contenere l’olio per le antiche lampade della chiesa e si nota subito una parete posticcia con una porta a sinistra, eretta per salvaguardare gli affreschi e usata anche come deposito per il catafalco funebre della chiesa e per il cimitero. Su tutta la parete ovest vi è un grande e pregevole affresco raffigurante l’Annunciazione di Maria suddivisa in tre grandi riquadri abbelliti a sua volta da quattro colonne molto particolari, sotto il capitello ionico vi è raffigurata una testa con sembianze umane, è di autore ignoto ed è abbastanza deteriorato. Sul riquadro di sinistra vi è l’Arcangelo Gabriele – lo si riconosce dal giglio che tiene in mano – ed in cima nell’angolo di destra si vede la colomba dello Spirito Santo che squarcia il cielo. Sotto lo stesso vi è un motivo di forme e fiori molto particolare, abbastanza ben conservato. Nel riquadro centrale in alto vi sono due putti vestiti d’una tunica intenti a sfiorarsi la mano l’un l’altro, sdraiati sulla sottostante cimasa lignea raffigurante il Padre Eterno. Nella parte inferiore posta su una cornice lignea c’è una pala raffigurante Maria Regina dei Battuti – databile intorno alla prima metà del XVII secolo – con al centro in un ovale il bambino Gesù benedicente. Alla base sotto ai suoi piedi vi è una falce di luna molto particolare ed è attorniata da quattordici confratelli dei Battuti (sette a destra e sette a sinistra, riconoscibili dai flagelli con anelli metallici). Vi sono poi due angeli vestiti con una tunica di colore rosa arancio che le sorreggono il mantello e nella parte alta due angeli a mezzobusto nascosti da una nuvola le reggono la corona in atteggiamento di venerazione. Nel terzo riquadro di destra c’è la scena della Vergine Maria in una stanza posta su un inginocchiatoio con un libro aperto e dalla finestra di sinistra s’intravede un pezzo della scia dello Spirito Santo raffigurato nel primo riquadro. Qui si nota molto lo stato di degrado del motivo di forme e fiori sottostante non vi è quasi più traccia. L’intonaco esterno è solo presente sulla facciata principale, le altre tre pareti sono a pietra viva, i materiali di costruzione furono tutti recuperati in loco (basti guardare il grande masso sulla parte destra). Di fianco alla porta d’ingresso sulla facciata esterna a sinistra vi è un affresco raffigurante una Madonna e due santi (uno potrebbe essere san Francesco di Padova e l’altro sconosciuto) è in gran parte danneggiato e difficilmente recuperabile. La travatura che sorregge la struttura venne rifatta negli anni ‘50 come quella precedente e all’interno dello stabile vi è conservata una trave lignea originale del ‘600; il tetto è stato ricoperto di tegole e non di scandole di legno di larice come si facevo un tempo.
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