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La Collezione Guido Sforni (1935-1975) a Villa Necchi Campiglio

La Collezione Guido Sforni (1935-1975) a Villa Necchi Campiglio

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La Collezione Guido Sforni (1935-1975) a Villa Necchi Campiglio
Attualità

13 novembre 2017

Villa Necchi Campiglio, Bene FAI a Milano, si arricchisce di una nuova importante donazione: la Collezione Guido Sforni (1935 – 1975), una serie di opere su carta di alcuni dei più rappresentativi artisti italiani e stranieri attivi nella prima metà del secolo scorso. Donata al FAI da Clara Lavagetti Sforni, moglie del collezionista precocemente mancato, e dalle figlie Bianca e Maria Chiara Sforni la raccolta entrerà a far parte della collezione permanente di Villa Necchi Campiglio contribuendo ad arricchirne il racconto. Per la prima volta esposta al pubblico, la collezione trova la sua naturale collocazione a Villa Necchi Campiglio e sarà aperta al pubblico a partire dal 15 novembre 2017.

In armonico dialogo con la Collezione Claudia Gian Ferrari custodita nella villa dal 2008, il nuovo nucleo di opere è stato allestito nella stanza che un tempo ospitò, durante i suoi soggiorni milanesi, il principe Enrico D’Assia all’epoca scenografo presso il Teatro alla Scala; da qui la denominazione la “Stanza del Principe”. Gli ambienti, che meglio conservano l’impronta progettuale originaria di Piero Portaluppi con arredi, decori e dettagli architettonici tipici dello stile lineare e geometrico degli inizi del ‘900, sono stati riadattati per ospitare la Collezione Guido Sforni: l’allestimento, curato da Bianca Sforni, si presenta con un nuovo progetto illuminotecnico e consono alle esigenze conservative. Per questo motivo infatti le opere saranno esposte ciclicamente per garantirne la tutela e consentire al pubblico la visione di tutta la collezione.

Pietro Marusstig, "Testa di donna", Collezione Sforni, Villa Necchi Campiglio (Milano)
Amedeo Modigliani, "Cariatide", Collezione Sforni, Villa Necchi Campiglio (Milano)
Amedeo Modigliani, "Nu de femme debout", Collezione Sforni, Villa Necchi Campiglio (Milano)
Amedeo Modigliani, "Testa", Collezione Sforni, Villa Necchi Campiglio (Milano)

Composta da 21 opere su carta realizzate da artisti che hanno segnato il panorama artistico del Novecento - quali Henri Matisse, Pietro Marussig, Pablo Picasso, Amedeo Modigliani, Mario Sironi e Lucio Fontana - la collezione esprime la naturale passione che Guido Sforni coltivò fin dagli anni dell’adolescenza per le arti figurative e che portò avanti attraverso lo studio di libri d’arte e visite ai musei nei numerosi viaggi in Italia e all’estero. Laureatosi in legge all’Università di Pisa, Guido Sforni mantenne sempre uno sguardo vivo sul mondo dell’arte; l’amicizia con il poeta e critico d’arte Raffaele Carrieri e i continui confronti con lo zio collezionista Lando Sforni influenzarono la creazione della collezione che andò via via formandosi fino a diventare un insieme assai omogeneo. Le visite frequenti alle gallerie più significative di Milano - Ettore Gian Ferrari, Giorgio Marconi, Peppino Palazzoli, Zita Vismara - le lunghe conversazioni sugli artisti e sul mercato dell’arte negli anni 1960/70 e l’attenta analisi dei cataloghi delle maggiori case d’Aste, furono foriere di oculati acquisti.

Ambientata negli spazi anni Trenta della villa, che rappresentano la cornice ideale per le opere esposte, la collezione donata al FAI è composta da un grande carboncino metafisico di Mario Sironi, un'interessante Testa di donna del triestino Pietro Marussig, sette disegni di Pablo Picasso provenienti dalla ricchissima produzione legata al tema Les Déjeuners sur l’herbe, tre importanti ritratti di Henri Matisse; otto disegni di Amedeo Modigliani, e un’opera grafica di Lucio Fontana. Un volume, edito da Silvana Editoriale e realizzato in collaborazione con il FAI, accompagnerà l’esposizione.

L’allestimento della Collezione Guido Sforni è reso possibile grazie al fondamentale sostegno di Natixis - importante gruppo bancario francese da molti anni vicino al FAI attraverso la filiale di Milano, che ha scelto la collezione per il suo primo investimento culturale in Italia - e al contributo di Regione Lombardia.

"A differenza di alcune grandi collezioni, nate si dall'amore per l'arte, ma pensate in grande, per il prestigio personale del collezionista o per una destinazione museale di vasta risonanza, l'idea del godimento pubblico delle opere di una casa-museo adempie a un ruolo sociale, è una funzione culturale che si adatta al carattere privato della Collezione Guido Sforni, creatasi via via da una slancio personale e senza fini predeterminati"

Leggi l'intervista a Clara Lavagetti Sforni e Bianca Sforni

Perché avete scelto il FAI e Villa Necchi come destinatari della donazione?

La scelta cadde sul FAI e in particolare su Villa Necchi Campiglio per le sue caratteristiche di casa-museo, e l’abbiamo immaginata come luogo ideale per ospitare le opere: da una casa privata ad un’altra casa, ma quest’ultima anche superbo museo.

In quali anni è stata raccolta la collezione?

Come tutti sanno una collezione necessita di una dimora: quella di Guido Sforni è stata costruita nel tempo, a partire dagli anni Sessanta, quando decise di vivere stabilmente a Milano, fino alla sua scomparsa il 30 ottobre 1975. In seguito la vedova arricchì la collezione di altre opere fino agli anni Ottanta.

Le 21 opere donate al FAI sono parte di una collezione più ampia?

Sì. È stata una nostra precisa scelta quella di donare al FAI solamente lavori su carta. Questo gruppo di opere comprendono anche due importanti nuclei omogenei di Picasso e Modigliani: desideravamo che rimanessero accorpati e non venissero dispersi in futuro. La donazione di una raccolta ad un’istituzione come il FAI non solo ne garantisce la sua pubblica fruibilità ma ne tutela l'insieme.

I 7 disegni di Picasso fanno parte del nucleo tematico de Les Déjeuners sur l’herbe, ispirati al famoso dipinto di Edouard Manet (1832-1883), rifiutato al Salon del 1863,

Gli 8 disegni di Modigliani sono invece stati eseguiti a Parigi tra il 1910 e il 1917, periodo in cui l’artista era concentrato principalmente sulla scultura. Queste opere, ancora miracolosamente riunite oggi, sono state collocate l’una vicina all’altra come si immagina lo fossero nello studio dell’artista

Guido Sforni si è concentrato solo su opere su carta? Come mai questa scelta?

No, Guido Sforni si circondò anche di opere plastiche antiche e moderne che spaziano dal disegno alla pittura con un particolare interesse ai lavori su carta: il suo sguardo si soffermò anche sulle arti decorative con una passione per la ceramica antica.

Ci può raccontare qualche aneddoto intorno all’acquisto di alcune delle opere?

Durante una seduta di vendita di una importante casa d’asta milanese, Guido Sforni, impaziente che si giungesse al numero di lotto ambito, con furia e nervosismo picchiettava con la matita il catalogo delle opere in vendita, quasi a voler accelerare il ritmo dell'asta e pervenire all’opera tanto bramata, di cui poi infine divenne il felice proprietario.

Il suo atteggiamento non passò inosservato e, infine, la casa d’asta pubblicò nel suo resoconto questo aneddoto

Ci può raccontare di più sul suo rapporto con i galleristi, Ettore Gian Ferrari, Giorgio Marconi, Peppino Palazzoli, Zita Vismara?

Con alcuni dei galleristi le cui gallerie di tanto in tanto frequentava si stabilirono dei rapporti di particolare simpatia, come sempre avviene tra gli esseri umani anche nei rapporti commerciali

In che modo è stato influenzato dal poeta e critico d’arte Raffaele Carrieri e dallo zio collezionista Lando Sforni?

Le lunghe serate conviviali illuminate dall’affascinante narrativa del poeta e critico d’arte Raffaele Carrieri resero Guido Sforni più vicino ad alcuni artisti che entreranno a far parte della collezione; i suoi racconti avvincenti configuravano le variegate personalità dei singoli creatori e gli aneddoti di prima mano sull’ambiente artistico parigino ed italiano li rendevano presenti in tutta la loro umanità.

Altro stimolo importante fu la consuetudine quasi quotidiana con lo zio paterno Lando Sforni, suo grande amico e collezionista di artisti della corrente astratta formatasi a Como, sua città, nel primo Novecento.

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