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ALTOPIANO DI CAMPITELLO DI SEPINO

ALTOPIANO DI CAMPITELLO DI SEPINO

SEPINO, CAMPOBASSO

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ALTOPIANO DI CAMPITELLO DI SEPINO
“Insegnate ai vostri figli tutto ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la Terra è la madre di tutti. Tutto ciò che capita alla Terra capita anche ai suoi figli. Sputare a Terra è sputare su sé stessi. La Terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla Terra. Tutto è collegato, come il sangue che unisce una famiglia. Ciò che capita alla Terra, capita anche ai figli della Terra.” David Servan-Schreiber L’ Altopiano di Campitello di Sepino è un pianoro d’altitudine incastonato come un diadema regale a oltre 1200 metri sul massiccio del Matese, splendida area montana che riserva un’imperdibile varietà di paesaggi a coloro che abbiano la fortuna di visitarla. Ammantato da faggete imponenti che lo ricoprono a mo’ di trapunta e che contano, al loro interno, fiabeschi alberi secolari dalla figura maestosa, arricchito da numerose specie selvatiche di fiori preziosi quali i crochi e le orchidee, vissuto da volpi, donnole, lupi, aquile reali e piccole salamandre, l’altopiano, dal punto di vista geologico, presenta fenomeni di carsismo, reso evidente dalle doline e dagli inghiottitoi che ne contrappuntano la superficie, ed è ricco di acqua e di sorgenti. Oggetto di rilevanti studi storici e archeologici, Campitello si configura come fondamentale punto di passaggio tra il versante molisano e quello campano del Matese e, nei secoli, ha costituito un collegamento essenziale tra le aree interne del Sannio, oltre che uno dei transiti più battuti, sin dalla preistoria, per raggiungere la costa adriatica dalla tirrenica e viceversa. Testimone dell’antica presenza umana è la vicinanza del passo di Santa Crocella, località che interessanti ricerche hanno individuato come sede di un monastero templare. L’altopiano è mèta irrinunciabile dei tanti appassionati che, in tutti i periodi dell’anno, vi si recano per ammirarne i colori e assaporarne gli odori, lasciandosi sopraffare dalla sua aura vivida e vivificatrice che rinfranca e rigenera corpo e spirito. Negli ultimi anni, però, l’intera zona è stata vittima delle storture portate con sé da un turismo di massa incontrollato e non si è sottratta ai suoi sfregi. Incuria, sporcizia, compromissione del sottobosco a causa di mezzi di locomozione non adeguati a percorrerlo: tutto questo rischia di minare pesantemente e ineluttabilmente quella che si può considerare senza tema di smentite una delle più belle faggete del centro-sud Italia..

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